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31 dicembre, 2007

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21 dicembre, 2007

L'European payments council

EPC - Consiglio europeo per i pagamenti
costituito nel 2002 da banche commerciali, banche di credito cooperativo e casse di risparmio europee è responsabile della realizzazione del progetto SEPA
ha redatto gli schemi per i bonifici e degli addebiti diretti (Rulebooks) e ha stabilito il quadro di riferimento (Framework) per i pagamenti con carte e per le infrastrutture di compensazione e regolamentoSingle euro payments area Area unica dei pagamenti in euro
SEPA è un progetto paneuropeo nato con l'obiettivo di creare un'area dove tutti i cittadini e le imprese saranno in grado di eseguire pagamenti in euro all'interno dell'Unione europea, a partire da un singolo conto bancario o utilizzando un'unica carta di pagamento
Entro il 2008 le banche dovranno essere in grado di offrire alla clientela prodotti e servizi in linea con gli schemi SEPA ed entro il 2010 tutte le infrastrutture e i pagamenti saranno paneuropei
SEPA intende offrire ai cittadini europei la possibilità di effettuare pagamenti a favore di beneficiari situati in qualsiasi Paese dell'area dell'euro, utilizzando un singolo conto bancario e un insieme di strumenti di pagamento armonizzati. Nell'ottica SEPA, tutti i pagamenti al dettaglio in euro sono considerati "domestici", venendo meno la distinzione fra pagamenti nazionali e transfrontalieri all'interno dell'area dell'euro
SEPA è costituita da: strumenti di pagamento armonizzati (bonifici, addebiti diretti e carte di pagamento); infrastrutture europee per il trattamento dei pagamenti in euro; standard tecnici e prassi operative comuni; base giuridica armonizzata; nuovi servizi in continua evoluzione orientati alla clientelaIndicazioni per la Pa
Anche le amministrazioni locali sono coinvolte nell'adeguamento ai nuovi requisiti previsti dalla SEPA
L'adozione dei nuovi standard (Credit Transfer e Direct Debit) impatterà sui procedimenti di pagamento e incasso, che a partire dal 2008 dovranno iniziare a essere resi conformi alle nuove codifiche e ai tracciati
Per la Pubblica amministrazione locale l'adozione degli standard SEPA può essere l'occasione per migliorare la qualità dei servizi offerti ai cittadini e alle imprese e spingere verso un'ulteriore informatizzazione e razionalizzazione dei processi contabili e dei rapporti con le banche tesoriere

Sepa allarga l'area sicura degli scambi on line


Il Sole 24 Ore - Guida agli Enti Locali Numero 50 del 21/12/2007 Pagina 11
Lo scorso aprile il Parlamento Ue ha adottato una proposta di Direttiva sui servizi di pagamento per semplificare e rendere certe le transazioni comunitarie, primo passo per l'introduzione dell'area unica dei pagamenti in euro
di Domenico Pennone

Con l'armonizzazione della normativa sui prodotti e l'integrazione dei servizi di pagamento saranno presto eliminate le barriere che intralciano i pagamenti elettronici transfrontalieri in Europa. Grazie alla definizione di standard aperti e comuni che consentono di superare le barriere tecniche e commerciali, i cittadini europei, consumatori, imprese e amministrazioni pubbliche, potranno presto beneficiare di un migliore livello di servizio e quindi di prezzi trasparenti e soluzioni efficienti in termini di costi. Il processo d'unificazione del mercato europeo, avviato con l'introduzione dell'euro, potrà dirsi completato solo quando il progetto di un'Area unica dei pagamenti diverrà una realtà concreta. Ovvero, solo quando in tutti i Paesi europei, i consumatori, le imprese e le amministrazioni pubbliche saranno in grado di eseguire pagamenti con strumenti unici alternativi al contante. Di questo ne sono convinti la Commissione europea e la Banca centrale europea (Bce) che hanno accolto con soddisfazione lo scorso 24 aprile 2007 l'adozione del Parlamento europeo della proposta di Direttiva sui servizi di pagamento (Dsp). Il testo della Dsp è stato recentemente sottoposto al Consiglio dell'Ue per la sua adozione definitiva. L'obiettivo della Dsp è quello di assicurare che i pagamenti, entro i confini dell'Unione europea, in particolare mediante bonifico, addebito preautorizzato e carta di pagamento, diventino semplici, efficienti e sicuri quanto lo sono oggi quelli nazionali all'interno dei singoli Stati membri. Il tutto fornendo il fondamento giuridico necessario per l'istituzione di quella che è stata definita «Area unica dei pagamenti in euro» (Single Euro Payments Area, Sepa). La Sepa, è appunto l'area in cui tutti i cittadini europei, a seguito d'interventi comunitari, saranno in grado di eseguire pagamenti in euro, a partire da un singolo conto bancario, utilizzando un'unica carta di pagamento, con facilità e sicurezza. La direttiva, in ogni caso, indipendentemente dal progetto Sepa, rafforzerà i diritti e la tutela di tutti gli utenti dei servizi di pagamento (consumatori, esercizi al dettaglio, piccole e grandi imprese, autorità pubbliche). Nelle intenzioni dei legislatori europei la Direttiva dovrà quindi soprattutto rafforzare la tutela dei consumatori e promuoverà la concorrenza e l'innovazione istituendo un adeguato schema di vigilanza prudenziale per i soggetti entranti nel mercato dei pagamenti al dettaglio. L'adozione della Dsp da parte del Parlamento europeo rappresenta quindi un passaggio fondamentale verso la creazione della Sepa garantendo l'armonizzazione del quadro giuridico vigente. La direttiva in ogni caso agevolerà notevolmente l'applicazione operativa degli strumenti Sepa nell'ambito del settore bancario, nonché la loro adozione da parte degli utenti finali.
Il processo d'attuazione dell'Area unica dei pagamenti in euro richiede un continuo miglioramento dei servizi di pagamento, tramite l'offerta di prodotti paneuropei semplici, efficienti e sicuri. Il livello di servizio offerto dagli strumenti Sepa dovrà essere, per la Commissione e per la Bce, come abbiamo accennato, almeno pari a quello dei prodotti nazionali esistenti anzi, preferibilmente migliore, in modo da indurre una transizione a tali strumenti guidata dal mercato. La disponibilità di questi strumenti è in ogni caso solo il primo passo, poiché per un mercato effettivamente integrato a livello d'area dell'euro non basta la loro introduzione come semplice soluzione per i pagamenti transfrontalieri. In particolare, insistono la Commissione e la Banca centrale europea, è necessario che entro la fine del 2010 una massa critica di pagamenti nazionali (bonifici, addebiti preautorizzati e pagamenti mediante carta) abbia completato il passaggio a strumenti in Area unica.La direttiva dovrà in ogni caso essere applicata per tutti i servizi di pagamento nella Comunità. Intendendo per servizi di pagamento i servizi che permettono di depositare il contante su un conto, tutte le operazioni richieste per la gestione degli stessi, il trasferimento di fondi, gli addebiti diretti, le operazioni mediante carte di pagamento o dispositivi analoghi, i bonifici.La direttiva introduce nella normativa comunitaria anche una nuova categoria di prestatore di servizi: gli istituti di pagamento. Questi enti si limitano a eseguire ordini senza essere collegati a un sistema di raccolta di depositi o all'emissione di moneta elettronica. Il testo fissa quindi un regime d'autorizzazione unica per tali tipi di prestatori di servizi, stabilendo le condizioni necessarie per ottenere tale autorizzazione a operare.Gli Stati membri dovranno istituire inoltre un registro pubblico di tutti gli istituti di pagamento autorizzati e relativi agenti e succursali. Sarà loro compito designare delle autorità competenti, responsabili dell'autorizzazione e della vigilanza prudenziale degli istituti di pagamento. Queste funzioni, è precisato nella Dsp, potranno essere svolte anche dalle banche centrali nazionali.Gli Stati membri hanno l'obbligo di recepire, in ogni caso, la direttiva nei rispettivi ordinamenti nazionali entro il termine del 1º novembre 2009. Va infine ricordato che per la realizzazione di questo progetto, nel 2002 è stato costituito da banche commerciali, banche di credito cooperativo e casse di risparmio europee il Consiglio europeo per i pagamenti (European Payments Council - Epc) - responsabile finale del progetto Sepa.Il Consiglio europeo per i pagamenti ha compiuto in questi anni progressi significativi verso la creazione dell'Area unica, individuando i sistemi di procedure, i quadri di riferimento e gli standard necessari al suo funzionamento. In particolare ha redatto gli schemi per i bonifici e degli addebiti diretti (Rulebooks) e ha stabilito il quadro di riferimento (Framework) per i pagamenti con carte e per le infrastrutture di compensazione e regolamento.Per quanto riguarda gli strumenti di pagamento, l'Epc ha stabilito che i cittadini, le imprese e le amministrazioni pubbliche nell'Ue devono avere la possibilità di utilizzare i bonifici e gli addebiti preautorizzati e che inoltre per i pagamenti in euro mediante carta, devono essere eliminate le barriere tecniche alla loro accettazione a livello transfrontaliero presso i punti di vendita (Pos) e per il prelievo di contante. Infine l'Epc lavora alla definizione degli opportuni standard e disposizioni di ordine tecnico e contrattuali atti ad assicurare l'interoperabilità.

Sanità: versamenti in rete del ticket

Il Sole 24 Ore - Guida agli Enti Locali Numero 50 del 21/12/2007 Pagina 21
(Domenico Pennone)
La sanità è on line, annuncia con soddisfazione il sito italia.gov e quello del ministero competente. Ed effettivamente, nella gran parte dei casi, le aziende sanitarie riescono a mettere on line informazioni sui reparti, nomi dei medici, prestazioni sanitarie, tempi d'attesa, numeri di telefono e servizi. I grandi ospedali poi trasferiscono sul Web una quantità sempre maggiore di informazioni: dalla prenotazione delle visite, alle istruzioni per il ricovero, alla consultazione delle cartelle cliniche fino al collegamento in tempo reale con la sala del pronto soccorso. Ma se le informazioni su uffici e orari sono sempre presenti sui siti degli ospedali e delle aziende, per il pagamento dei ticket è ancora rara la possibilità di eseguire la procedura on line. Va ricordato che il pagamento del ticket o l'attestazione d'esenzione, devono essere effettuati prima della fruizione delle prestazioni e in ogni caso prima del ritiro del referto.Le stesse vanno anche accompagnate da dichiarazioni degli utenti sulla situazione di reddito. Queste complicazioni probabilmente scoraggiano la scelta di pagare con modalità on line. Il San Raffaele di Milano è stato uno dei primi a offrire questo servizio ma al momento il servizio risulta sospeso. L'Azienda ospedaliera maggiore della Carità di Novara offre invece la possibilità di effettuare il pagamento del ticket on line ma solo mediante bonifico bancario attraverso la propria internet banking.

Servizi al cittadino: l'elettronica vince sul campo


Il Sole 24 Ore - Guida agli Enti Locali Numero 50 del 21/12/2007 Pagina 19
A Roma, i cittadini sperimentano il pagamento da casa e l'acquisto di biglietti via sms. A Prato la riscossione avviene via Internet. Le transazioni innovative diventeranno l'elemento chiave nei rapporti con gli utenti
di Domenico Pennone e Paolo Subioli

A Roma stanno provando a vincere la tradizionale diffidenza degli utenti verso i pagamenti elettronici e verso l'e-commerce in generale. Sono circa 500, infatti, i cittadini che con il Rid on line, il nuovo servizio telematico del Comune, già pagano direttamente da casa i tributi e le tariffe comunali con l'addebito degli importi sul conto bancario e soprattutto senza l'aggiunta di commissioni. La procedura d'attivazione del servizio è molto semplice. Innanzitutto occorre identificarsi nell'area RomaPagamenti del portale comunale seguendo delle indicazioni che sono fornite in maniera chiara. Una volta registrate e comunicate le proprie coordinate bancarie, occorrerà attendere 12 giorni lavorativi, necessari per eseguire i controlli necessari e stabilire il collegamento interbancario per ottenere l'attivazione del servizio. Dopo l'e-mail di conferma dell'avvenuta registrazione, il cittadino sarà abilitato a pagare via Internet, autorizzando di volta in volta il prelievo diretto dal proprio conto. Il sistema rilascia una ricevuta provvisoria, protocollata, che vale ai fini del rispetto dei termini di scadenza del pagamento. L'utente riceverà poi via e-mail la ricevuta definitiva dell'esito positivo dell'operazione. Con il Rid on line al momento non è possibile eseguire i pagamenti con carte di credito o bancomat ma in questo modo è eliminato il limite di pagamento (512 euro) che esiste per le transazioni fatte con carte elettroniche. In ogni momento è possibile visualizzare tutti i pagamenti effettuati inserendo i propri dati identificativi. È già possibile eseguire i versamenti per l'Ici ordinaria e agevolata, la Cosap, le quote scolastiche, l'imposta sulla pubblicità, le multe stradali il tutto senza limiti d'importo e come ricordato senza spese di commissione. Il nuovo sistema di pagamento on line è attivo dal 1° agosto 2007 ed è pubblicizzato per ora solo sul portale del Comune di Roma. Al Comune assicurano però che presto l'iniziativa sarà illustrata su tutti gli atti emessi dall'amministrazione. Intanto è stato attivato un servizio di back-office dedicato all'assistenza e informazione per gli utenti e si fanno i primi conti: dal primo agosto a oggi hanno richiesto l'accesso al servizio 482 utenti per un totale di 100 pagamenti eseguiti a fronte di 5.375 accessi alla home page di RomaPagamenti.
Al Comune sperano di accrescere il numero degli utenti in pochi mesi contattando soprattutto i 60.000 cittadini già accreditati sul portale del Comune, per i quali le procedure di abilitazione al nuovo servizio saranno più rapide. Il servizio è sviluppato conformemente alla disposizione contenuta nell'articolo 36 della legge 23 dicembre 2000 n. 388 che consente agli Enti locali di ricorrere al pagamento dei tributi attraverso modalità che «velocizzando le fasi di acquisizione delle somme riscosse, assicurino la più ampia diffusione dei canali di pagamento e la sollecita trasmissione all'Ente creditore dei dati del pagamento stesso». «Il Rid on line - assicura Stefania Giordano, responsabile del progetto per conto dell'Ufficio comunicazione del Dipartimento II - Politiche delle Entrate - nasce dall'esigenza di aumentare l'uso dei sistemi on line partendo dal principio che il cittadino deve operare per eseguire il pagamento, attraverso il prelievo delle sole cifre che s'intendono pagare». «In questo modo - continua Giordano - si riduce fino all'azzeramento la conflittualità tra cittadino e Amministrazione sui pagamenti eseguiti, conflittualità sempre presente nella domiciliazione o nel Rid tradizionale, soprattutto considerando che si parla di pagamenti relativi a tributi e contravvenzioni che, per propria natura, hanno caratteristiche complesse, o che sono sottoposti a notifica e quindi esigibili solo da quel momento».

03 dicembre, 2007

Google disk


Il quotidiano finanziario Wall Street Journal annuncia che l'azienda di Mountain View starebbe per lanciare il suo disco rigido virtuale che ha il nome in codice Platypus ma che potrebbe chiamarsi GDrive (Google Drive).

Il servizio, come google ci ha abituato, dovrebbe essere gratis fino a una carta capacità, a pagamento se si vorrà a disposizione uno spazio maggiore. Per chi come noi già usava con piccoli accorgimenti per usare googlemail come un disco rigido è un importante novità soprattutto per l'integrazione con i servizi web già esistenti.

Si tratta ovviamenta anche di una risposta a Microsoft, che proprio di recente ha portato il suo nuovo servizio di file storage online Windows Live SkyDrive a 1 GB, e al .Mac della Apple, che però costa di 99 dollari all'anno oltre ovviamente le decine di servizi offerti da altre società.

Non c'è dubbio, la guerra tra questi giganti nei prossimi mesi si combatterà sul piano dello "storage" dei nostri dati.

21 novembre, 2007

Dati geografici: l'Europa gioca la carta dell'accesso


Il Sole 24 Ore - Guida agli Enti Locali Numero 46 del 24/11/2007 Pagina 17
Nella scorsa primavera l'Ue ha varato il primo progetto organico per definire il quadro giuridico di una infrastruttura territoriale capace di fornire servizi integrati a tutti gli utenti
di Domenico
Pennone
La mappatura del pianeta, attraverso i nuovi strumenti geofisici digitali, consente analisi molto dettagliate sui più vari aspetti del territorio. Incrociando questi dati, ad esempio, con fattori statistici è possibile avere elementi relativi alla distribuzione della popolazione, alla composizione geologica del territorio, al clima, alla fauna fino ad arrivare a quelli sulla mobilità di singole persone ricavati dalla rilevazione delle posizioni dei telefoni cellulari. Questi dati rappresentano per qualsiasi Paese uno strumento fondamentale di conoscenza e sono ormai indispensabili per ogni politica di programmazione e sviluppo. I dati geografici digitali, infatti, sono una risorsa d'importanza strategica, non solo per la pianificazione del territorio, e la difesa dell'ambiente, ma anche per lo sviluppo economico e tecnologico.Da anni gli Stati Uniti dispongono e gestiscono informazioni provenienti dai satelliti e i loro sistemi di mappatura, dell'intero territorio planetario, sono ormai molto dettagliati. L'Europa, in questo settore, presenta invece un notevole ritardo, dovuto in parte, alle minori tecnologie disponibili e anche alla disarmonia esistente tra i diversi Stati.
I LIMITI EUROPEI
Intanto, in Europa, non esiste un ente cartografico unico per la produzione e archiviazione dei dati geografici digitali. Inoltre, la diffusione degli strumenti GIS è ancora limitata e spesso accade che ogni ente agisca senza coordinarsi con gli altri. Le stesse regioni italiane utilizzano formati, scale di rappresentazione e addirittura sistemi di coordinate diverse tra loro. Il risultato è che, in alcuni casi, i dati mancano, in altri si trovano addirittura più versioni, differenti e magari non compatibili.Un altro aspetto della debolezza europea sta nella diversità delle modalità d'accesso ai dati prodotti da enti pubblici. Alcuni enti distribuiscono i propri dati al solo costo di riproduzione o addirittura ne permettono il download da Internet. Altri, invece, ne consentono il solo uso interno alla struttura che ne è proprietaria. Quasi tutti li sottopongono a pesanti vincoli di licenza.
LA DIRETTIVA
La Direttiva INSPIRE, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Comunità europea, il 25 Aprile 2007, rappresenta il primo progetto organico per definire un quadro giuridico per la realizzazione e l'attivazione di un'infrastruttura di dati territoriali a livello europeo in grado di mettere a disposizione di tutti gli utenti servizi integrati per le informazioni spaziali.Il principio ispiratore della direttiva è quello relativo al diritto di ogni cittadino europeo ad accedere ai dati geografici ufficiali. La direttiva impone regole certe per il copyrights e per le modalità d'accesso a questi dati in possesso delle varie amministrazioni.L'INSPIRE rappresenta, dunque, il tentativo per fare fronte a una situazione di generale ritardo dell'informazione geografica in Europa che ha visto in questi anni, come abbiamo accennato, una gran frammentazione di datasets e fonti. È proprio la mancanza di armonizzazione tra le fonti, le diverse scale geografiche e le frequenti duplicazioni a rendere, infatti, difficile identificare, accedere, e utilizzare le informazioni spaziali disponibili. Grazie a INSPIRE le specifiche che saranno definite (Implementing Rules) saranno finalizzate all'interoperabilità dei servizi e all'armonizzazione delle informazioni geografiche in ambito europeo.
NUOVE REGOLE
La Direttiva obbliga quindi gli Stati Membri a migliorare la gestione dei loro map services e, in genere, di tutti i servizi che forniscono dati geografici e/o spaziali.La direttiva, nelle intenzioni della Commissione europea, dovrà consentire ai cittadini europei di trovare migliori opportunità per accedere a informazioni utili e, alle singole Amministrazioni, di beneficiare maggiormente delle informazioni fornite da altri organismi ufficiali e pubblici.Infine, INSPIRE stabilisce che i servizi pubblici di ricerca dei dati in generale non dovranno avere nessun costo per l'utente. Come ricorda la stessa parte introduttiva della Direttiva, «L'esperienza acquisita negli Stati membri ha dimostrato quanto sia importante, per il successo di un'infrastruttura per l'informazione territoriale, fornire gratuitamente al pubblico un numero minimo di servizi. Gli Stati membri dovrebbero pertanto mettere a disposizione, a titolo gratuito, almeno i servizi di ricerca e, nel rispetto di certe specifiche condizioni, i servizi di consultazione dei set di dati territoriali». Ovviamente, come vedremo, ciò è garantito limitatamente al solo accesso e non all'utilizzo libero dei dati».Non solo. «La presente direttiva - specifica l'introduzione dovrebbe applicarsi fatta salva la direttiva 2003/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 novembre 2003, relativa al riutilizzo dell'informazione del settore pubblico (2), che presenta obiettivi complementari a quelli della presente direttiva».Dal punto di vista più strettamente tecnico, i servizi che saranno istituiti, grazie alla direttiva, dovranno permettere l'identificazione e l'accesso a dati appartenenti a una vasta gamma di specie, dal livello locale al livello globale, in una logica di interoperabilità per i diversi usi.INSPIRE, com'è ovvio, risulta in particolare incentrata sulla politica ambientale, ma è aperta ad altri settori come l'agricoltura, i trasporti e l'energia, l'innovazione tecnologica.Tra le attività già avviate, grazie alla direttiva, figura in particolare l'ottimizzazione e lo sfruttamento dei dati già oggi disponibili nelle varie banche dati nazionali e regionali, la ricerca di una quantità di dati maggiore e di qualità più elevata con lo scopo finale di migliorare l'elaborazione delle politiche comunitarie e della loro attuazione negli Stati membri. I principali beneficiari di INSPIRE sono proprio coloro che partecipano alla formulazione, attuazione, monitoraggio e valutazione delle politiche a livello europeo, nazionale e locale: le pubbliche autorità, i legislatori, le università, i ricercatori, il settore privato.La direttiva, va ricordato, non è un programma di ricerca e non consente finanziamenti diretti, ma grazie a essa ci si aspetta un notevole impatto nel settore a livello europeo e nazionale.
LA POLEMICA
L'Europa, dunque, con la direttiva INSPIRE, ha cercato di dare un'impronta democratica alla gestione dei geodati. La direttiva però, secondo molti, pur contenendo una serie di elementi molto innovativi in tema di condivisione e riuso dei dati nell'ambito dei paesi dell'Unione, non risolve il problema della cosiddetta proprietà dei dati. Con INSPIRE, i dati spaziali non diventano, infatti, totalmente accessibili e soprattutto potranno continuare ad avere costi elevati se si è interessati al loro utilizzo.Non è, infatti, un caso che INSPIRE preveda la realizzazione di un sistema di transazione commerciale di e-commerce per l'acquisto on line dei dati. INSPIRE prevede, inoltre, che sia la stessa Commissione, a seguito di un complesso iter, a decidere la policy sulle licenze d'uso.Il rischio, da più parti segnalato, è quello di continuare a creare servizi in cui l'utente sarà libero di consultare, ma non di usare liberamente i dati geografici. Le limitazioni imposte all'uso dei dati possono costituire un grave limite allo sviluppo di applicazioni locali soprattutto in ambito di governance. La protezione assoluta di geodati, soprattutto se si tratta di puri dati geografici numerici, rischia di rendere, di fatto, fuorilegge un'ampia gamma di servizi web realizzati anche dalle pubbliche amministrazioni locali. Tutto ciò è in contraddizione con una prospettiva di sviluppo dell'internet, anche pubblico, che va nella direzione del web partecipato o web2.0. e che provi a utilizzare i dati geografici per le proprie applicazioni.

18 novembre, 2007

Google potrebbe premiare gli italiani

Il blog di Guido Scorza (www.guidoscorza.it) aveva annunciato per primo nei giorni scorsi che dall'"Android Challenge" erano esclusi gli italiani e gli abitanti della regione canadese del Québec per non meglio specificate restrizioni locali e fiscali.
Ma adesso lo stesso Scorza suggerisce una nuova lettura dell'articolo 6 del Dpr 430 del 2001, che regola i concorsi e le operazioni a premio, e che esclude da queste restrizioni i concorsi per la produzione di opere letterarie, artistiche o scientifiche, la presentazione di progetti o studi in ambito commerciale o industriale. Il premio, in questi casi, viene considerato come "corrispettivo di prestazione d'opera" o come "riconoscimento del merito personale o un titolo d'incoraggiamento nell'interesse della collettività". In pratica gli italini non dovrebbero avere problemi a ritirare il premio in caso di vincita.

14 novembre, 2007

Cerco lavoro con un click

La legge finanziaria per il 2007 ha introdotto alcune importanti modifiche alla disciplina del collocamento. In particolare tutte le comunicazioni obbligatorie relative ai rapporti di lavoro dovranno essere effettuate tramite servizi informatici. Non più tante comunicazioni cartacee ai Centri per l’impiego, all’INPS, all’INAIL ed al Ministero del Lavoro, dunque, ma una, unica ed on-line. In pratica un nuovo sistema di accreditamento telematico attraverso cui i datori di lavoro potranno comunicare tutte le informazioni relative ad assunzioni, proroghe, trasformazioni e cessazioni dei rapporti di lavoro e che segna l’avvio del nuovo Sistema Informativo del Lavoro.

Nessuno ci credeva eppure il compa resiste


La quattordicesima edizione di COM-PA (salone della comunicazione pubblica)ha chiuso i battenti registrando, secondo gli organizzatori, una crescita nel numero di espositori e visitatori. Ecco i numeri più significativi: 268 espositori, 132 convegni, 910 relatori, 510 giornalisti e soprattutto 29.750 visitatori. La manifestazione si è conclusa con la visita del ministro per le Riforme e le Innovazioni nella Pubblica amministrazioni, Luigi Nicolais, che ha consegnato di persona i premi assegnati alle esperienze d'eccellenza. Tutti i nomi dei vincitori sono pubblicati sul sito.
http://www.compa.it

Google premia i migliori sviluppatori per il mobile... ma solo se non sono italiani.

Android, il sistema operativo mobile open source di Google è finalmente in distribuzione e reperibile all'indirizzo http://code.google.com/android. Alla distribuzione della piattaforma open source di Google, che consente di creare applicazioni per la telefonia mobile, è anche legato un concorso con un premio di dieci milioni di dollari diviso in due sottopremi da 5 milioni l'uno. Chiunque potrà provare a sviluppare applicativi e tentare di vincere il premio…tranne gli italiani!“Il concorso- si legge infatti nel regolamento pubblicato sul sito della società di Mountain View - è escluso ai residenti in Italia e Quebec a causa di restizioni locali».Intanto noi italiani possiamo consolarci con le prime immagini di come funzionerà Android con alcuni video messi su YouTube.

09 novembre, 2007

Le tecnologie aprono la strada alla semplificazione


Il Sole 24 Ore - Guida agli Enti Locali Numero 44 del 10/11/2007 Pagina 49-
La collaborazione tra la pubblica amministrazione e le imprese di settore punta a rimuovere gli ostacoli che frenano i progetti di sviluppo. A partire dalle scelte sul territorio.
Di Domenico Pennone


La pubblica amministrazione non deve mai rappresentare un ostacolo allo sviluppo. Ne è convinto il ministro per le Riforme e le Innovazioni nella Pa, Luigi Nicolais, che insieme al presidente di Confindustria servizi innovativi e tecnologici, Alberto Tripi, hanno siglato il 12 ottobre un protocollo di intesa per una collaborazione allo scopo di favorire in Italia lo sviluppo della Società dell'informazione. Tripi, che in qualità di presidente di Confindustria Sit rappresenta 49 associazioni di categoria e 60 sezioni territoriali delle imprese dei servizi innovativi e tecnologici, ha riconosciuto che il documento rappresenta un primo passo per la definizione di «un coerente programma di misure nel settore per avviare il cambiamento qualitativo del Paese». Con questo accordo le parti si impegnano a proseguire i rapporti di collaborazione già avviati da tempo sui principali temi strategici di comune interesse per le imprese, le pubbliche amministrazioni, i cittadini. Una collaborazione che già con un protocollo 2002 aveva cercato di definire regole certe nei rapporti tra aziende che operano nel settore e il Governo.L'accordo, che supera e sostituisce il precedente, prevede azioni congiunte per contribuire a ridurre il digital divide territoriale e sociale, incrementare l'innovazione del sistema produttivo e di aree economiche ritenute prioritarie nonché rafforzare il processo di modernizzazione della Pa.Concretamente questo accordo, pur senza individuare le risorse specifiche per la sua operatività, avvia attività di comune interesse che dovranno essere realizzate attraverso: apposite convenzioni; la realizzazione di studi e progetti congiunti; la costituzione di gruppi di lavoro e soprattutto l'istituzione di una task force operativa i cui componenti dovrebbero presto essere nominati.Gli imprenditori e il Governo ribadiscono dunque il loro impegno per la realizzazione di infrastrutture avanzate, di servizi innovativi ai cittadini e imprese, di soluzioni per il miglioramento della burocrazia e la riduzione della spesa pubblica. Va ricordato che il settore dei servizi innovativi e tecnologici in Italia, pur crescendo significativamente in questi anni e passando dal 2,9% del 1980 all'8,3% del 2005 in termini di dipendenti sul totale del settore privato, ha visto comunque aumentare il divario con altri Paesi europei. Tutto ciò non consente più di rimandare misure decise e già intraprese da altri Paesi in materia di e-Government, di sviluppo di infrastrutture a banda larga, di sostegno complessivo all'innovazione informatica.Il programma proposto dovrebbe muoversi nella sfera strettamente pre-competitiva dei progetti e riguarderà attività di monitoraggio, con particolare riferimento all'indagine e-Content in Italia e all'Osservatorio della Società dell'informazione. Inoltre saranno avviate da subito le iniziative per la semplificazione dei rapporti anche contrattuali tra le pubbliche amministrazioni e le imprese fornitrici di servizi innovativi. Iniziative previste anche per la promozione dell'e-Learning, nonché misure di supporto al sistema produttivo nazionale per la promozione dell'e-Business.

I servizi innovativi in rete in europa

Il peso del manifatturiero, considerato in termini di dipendenti sul totale del settore privato, è calato in Italia dal 33,3% del 1970 al 22,7% del 1995, mentre nello stesso periodo il peso dei servizi (al netto della pubblica amministrazione) è aumentato dal 45,2% al 65,1 per cento.
Lo stesso trend è stato registrato nei principali Paesi europei, ma con un'accelerazione più forte nel settore dei servizi e un calo maggiore nel settore manifatturiero. In particolare il settore dei servizi innovativi e tecnologici in Italia, pur crescendo significativamente dal 1980 al 2005 (dal 2,9% all'8,3% in termini di dipendenti sul totale del settore privato), ha visto aumentare il divario che ci separa dal Regno Unito (dal 4,7% al 5,2%) e dalla Germania (dall'1,7% all'1,9%).
L'Italia è relativamente in ritardo anche nella competizione internazionale riguardo alla fornitura di servizi delle pubbliche amministrazioni in rete. Il piccolo progresso (dal 53% al 58%) fatto registrare tra il 2004 e il 2006 nella classifica europea dei servizi disponibili on line stilata dall'Eurostat9, non ha impedito al nostro Paese di scivolare dal 9° all'11° posto della graduatoria, a vantaggio di Francia, Slovenia e Portogallo che hanno registrato crescite molto significative. È possibile scaricare il rapporto sul sito http://confindustriasi.itFonte: Confindustria Sit ed Eurostat

28 settembre, 2007

Il premio La Pa che si vede


Il Formez, in collaborazione l'Associazione Italiana della Comunicazione pubblica, indice la terza edizione del Premio La Pa che si vede - la tv che parla con te. La premiazione avverrà al Salone della Comunicazione pubblica di Bologna il 7 novembre 2007. Il premio vuole segnalare le migliori esperienze di tv interattiva come nuovo modello di servizio al cittadino sfruttando al meglio le potenzialità associate del web, del video e della tecnologia digitale terrestre. Il concorso è rivolto a quelle Pubbliche amministrazioni che sperimentano la produzione audiovisiva rendendola disponibile su diversi canali (web, tv digitale terrestre, via cavo, satellite). L'iniziativa ha la finalità di valorizzare il livello produttivo, la creatività e le professionalità coinvolte nei singoli progetti, tesi a cogliere le opportunità della convergenza digitale.Una giuria qualificata valuterà le produzioni relativamente a 4 differenti categorie:- Notiziario istituzionale- Video promozionale sulle attività dell'Ente- Canali tematici- Servizi Interattivi delle Pa che si vedono.La partecipazione al concorso dovrà essere effettuata attraverso una preiscrizione on line da compilare sul sito del Formez (www.formez.it), con l'apposita scheda disponibile fino al 5 ottobre 2007. Il materiale deve pervenire al Formez entro il 18 ottobre 2007 ore 13.30, pena l'esclusione. Per ogni informazione, scrivere a lapachesivede@formez.it o telefonare ai numeri. 06 85828618, 06 85828619, 06 85828531, 06 85828513

Risorse, dall'Europa la spinta al cambiamento


Il Sole 24 Ore - Guida agli Enti Locali Numero 38 del 29/09/2007 Pagina 21
Garantire i principi di massima trasparenza e favorire la circolazione di tutte le informazioni possibili. La Ue sollecita lo sviluppo delle nuove tecnologie in grado di promuovere l'apporto e la partecipazione attiva ai processi decisionali comunitari
di Domenico Pennone
L'Unione europea opera da sempre per affermare la democrazia partecipata e il confronto permanente con i cittadini e le varie organizzazioni della società. L'obiettivo è soprattutto quello di garantire i principi di massima trasparenza e circolazione delle informazioni, assicurate anche dall'utilizzo di strumenti di comunicazione telematica. Tutti gli Stati membri condividono l'idea che le nuove tecnologie, applicate alle formule tradizionali di partecipazione, possano aiutare a colmare i deficit partecipativi. Internet, infatti, può essere usata dai cittadini per osservare i propri governanti, esattamente come può essere usata da chi governa per osservare i propri cittadini.La partecipazione per via telematica non è solo uno strumento a disposizione del navigatore, ma è un rafforzamento della stessa democrazia. Grazie alle nuove tecnologie si possono formare gruppi di pressione con pochissime risorse, favorendo sempre di più la possibilità di partecipazione politica. In questi anni la Commissione europea ha sollecitato direttamente forme nuove di partecipazione democratica nella convinzione che questa possa essere la strada giusta anche per affermare il senso comune di cittadinanze europea. L'interesse, più volte formalmente sancito dalla Commissione, è quello di promuovere ogni iniziativa che favorisca la partecipazione attiva ai processi decisionali e politici dell'Unione europea.
FORUM

Significativo e interessante in tal senso è il progetto Europaforum. Una vera piazza virtuale e interattiva dove i cittadini possono incontrare virtualmente i deputati europei. Uno strumento di e-democracy ideato per favorire la partecipazione diretta degli elettori alla vita delle Istituzioni europee, ma soprattutto, un mezzo di contatto pratico e veloce tra i cittadini e i loro eurodeputati. Collegandosi al sito di Europaforum è possibile inviare domande sull'attività del Parlamento europeo e dei suoi deputati, fare proposte o segnalazioni. Le risposte degli eurodeputati, insieme alle domande, sono pubblicate sul sito e le varie problematiche proposte indirizzate agli europarlamentari competenti in base alle Commissioni parlamentari di appartenenza.Europaforum è un'iniziativa sperimentale dell'Ufficio d'informazione per l'Italia del Parlamento europeo, realizzata in collaborazione con l'Eurosportello/Confesercenti.
LA VOCE

La vostra voce in Europa è invece il punto di accesso on line realizzato direttamente della Commissione europea per promuovere le diverse consultazioni pubbliche cui tutti i cittadini, le imprese, le istituzioni e le associazioni sono invitate a partecipare. È possibile, attraverso sondaggi proposti su molti settori di attività, esprimere la propria opinione sulle politiche Ue e influenzare direttamente lo stesso processo decisionale.È possibile anche chattare on line con i leader europei ed esprimere la propria opinione nelle discussioni sull'Unione e il suo futuro. Il portale, Your Voice on e-Government 2010, ha reso recentemente pubblici i risultati sulla consultazione riguardo al programma e-Government 2010. I dati, raccolti grazie alla partecipazione di oltre 400 cittadini, Amministrazioni e imprese di tutta Europa, sono stati raccolti in un documento denominato Your Voice on e-Government 2010.Il Rapporto, con i risultati della consultazione rivolta a tutti i portatori d'interesse in materia di e-government sul futuro delle strategie europee in questo campo, evidenzia che la mobilità dei cittadini, per quanto riguarda l'accesso a lavoro e alla previdenza sociale, così come l'accesso all'e-Procurement sono i principali servizi ad alto impatto sui quali la strategia di e-Government 2010 dovrebbe focalizzarsi. Le azioni percepite come necessarie nell'approvvigionamento pubblico elettronico, per esempio, includono un'armonizzazione a livello europeo per quanto riguarda le firme elettroniche e un maggiore coordinamento delle legislazioni nazionali.Per quanto riguarda il tema e-Government efficiente ed efficace, i partecipanti hanno identificato nel miglioramento della qualità dei servizi e nella riduzione degli ostacoli amministrativi per cittadini e imprese gli obiettivi più importanti da raggiungere con la strategia 2010.
FUTURO

Nonostante le diverse sperimentazioni che si stanno tentando in Europa, l'e-democracy rappresenta un processo ancora in divenire e il suo successo dipenderà in ugual modo da chi governa e dai cittadini, e dalle possibilità che avranno questi soggetti di lavorare congiuntamente. L'Ue, in ogni caso, sembra puntare sempre di più sul coinvolgimento di attori della società locale, costituiti da: associazioni di rappresentanza degli interessi produttivi e sociali, ma anche singoli cittadini, nei loro ruoli di soggetti socio-culturali e produttivi. L'edemocracy, ne è convinta la Commissione europea, come altre innovazioni tecnologiche, potrebbe rendere il lavoro dei politici e degli amministratori locali, più organizzato e più trasparente. Questa convinzione è, però, ancora lontana dalla classe politica che amministra nei singoli stati, la quale sembra non ancora del tutto convinta del fatto che la partecipazione attiva di cittadini e associazioni alla vita politica può garantire una maggiore apertura e una maggiore trasparenza nelle decisioni di governo ed anche maggiore e concreto consenso alla propria attività.

26 settembre, 2007

WEBTV laboratorio della partecipazione


Il Sole 24 Ore - Guida agli Enti Locali Numero 38 del 29/09/2007 Pagina 11
di Domenico Pennone
Nasce il primo social network della governance.
Nove Regioni, dodici province, comuni, università, camere di commercio ed altri enti di rilevanza nazionale. Sono le amministrazioni che sperimentano la Tv interattiva, web Tv e servizi su Tv digitale.
Si sono incontrate a Lucca lo scorso 12 giugno nell'ambito del Forum europeo sulla tv promosso dall'associazione
OBIETTIVO
Comunicare Digitale. La giornata di lavoro è stata realizzata su iniziativa del ministro per le Riforme e l'Innovazione nella Pa e gestita dal Formez in collaborazione con Cnipa e la Fondazione Ugo Bordoni. Agli Enti partecipanti è stata proposta la costituzione di un network della Pa italiana in cooperazione col Progetto RetePa attivato dal Formez.L'obiettivo, condiviso da tutti i partecipanti, è la costituzione del primo Social network della governance italiana. Decisa anche una struttura operativa di lavoro suddivisa, in questa prima fase, in due organismi: un Comitato d'indirizzo, aperto ai rappresentanti delle istituzioni maggiormente coinvolte nel processo di sviluppo della comunicazione pubblica e dell'innovazione tecnologica ed un Comitato redazionale che sarà coordinato dal Formez e composto da ciascuna delle amministrazioni interessate al progetto. Tutti i partecipanti hanno auspicato la definizione chiara di un concreto progetto editoriale, che, possa generare un unico palinsesto della Pa italiana. Un vero e proprio, insomma, nuovo canale informativo della Pa.Un grande passo avanti rispetto alla precedente esperienza (anch'essa targata Formez) di TelePa, di cui è stata recentemente decisa la chiusura. TelePa, lo ricordiamo, era nata come canale informativo per la Pa, prodotta dal Formez e da altri soggetti autonomamente. Il nuovo Network, collegato a RetePa, dovrebbe invece aggregare le amministrazioni che sperimentano direttamente la produzione di informazioni e servizi per la Tv interattiva. Il progetto si apre anche allo sviluppo del web 2.0 e degli scenari che questo sta aprendo nel generale utilizzo di Internet e in particolar modo del cosiddetto web partecipato.
MULTIMEDIA
Il percorso proposto punterà ad aggregare, in una struttura unica, le amministrazioni che stanno già gestendo iniziative di produzione multimediale puntando a migliorare il livello di produzione in un contesto nazionale. Troppo spesso, infatti, queste iniziative, anche se di ottima qualità, restano limitate alla sola realtà territoriale in cui insistono le singole amministrazioni o all'ambito tematico di cui si occupano.Per ora è stata avviata un'attività di raccolta delle sperimentazioni in atto, con un confronto per individuare buone pratiche e criticità. L'obiettivo, nello spirito tipico del social-network, è quello di capitalizzare e socializzare le varie esperienze monitorate e di progettare insieme nuove iniziative. Le amministrazioni interessate ad aderire al Network hanno già cominciato ad inviare i filmati prodotti sui server gestiti direttamente dalla redazione del Formez. Compito della redazione centrale controllare e pubblicare i video sul portale RetePa. Il Formez si è anche proposto come soggetto capace di accompagnare la comunicazione delle iniziative a livello locale, attraverso il sostegno all'organizzazione di eventi e seminari. Saranno ovviamente favorite le attività di comunicazione a livello nazionale, con accordi con i più importanti canali di comunicazione (reti televisive digitali nazionali, portali web, operatori di telefonia mobile). La Regione Abruzzo, tra le Regioni capofila del progetto, è già on line sul portale www.retepa.it. Domenico Pennone

27 agosto, 2007

“Fattore umano” decisivo per la cultura digitale, intervista al Ministro luigi Nicolais



Il Sole 24 Ore - Guida agli Enti Locali Numero 25 del 23/06/2007 Pagina 19
Per rispondere alle esigenze dei cittadini e alla sfida della modernità gli uffici pubblici devono completare l’informatizzazione dei processi interni e dotarsi di precisi indicatori di qualità. Il ministro per l’Innovazione spiega le prossime tappe di un processo ormai irreversibile
di Domenico Pennone

Il processo di modernizzazione dell'apparato burocratico è divenuto una necessità imprescindibile non solo per ridurre la spesa pubblica ma anche per sostenere la competitività del Sistema Italia. Il ministro per le Riforome e l'innovazione nella Pa, Luigi Nicolais, sembra cosciente della complessità dell'obiettivo.Ministro Nicolais, lei ha sempre sostenuto che l'innovazione non è solo un problema di sostituzione della penna con il Pc ma un problema di cultura della Pa. Con quali azioni concrete intende avviare questo progetto?


"La storia del processo d'ammodernamento della nostra Pa in questi anni è la dimostrazione che il processo d'innovazione è facile da illustrare ma assai complesso da attuare. Le innovazioni si fanno con le persone, insieme alle tecnologie. Le tecnologie da sole non bastano. Probabilmente la stagione delle sperimentazioni è finita e oggi occorre concretizzare, occorre passare alla fase nella quale si disegna davvero la nuova amministrazione fatta di innovazione, di computer, di rete, ma anche di persone che sanno fare bene il proprio lavoro. Oggi abbiamo bisogno di un'amministrazione capace di offrire una qualità dei servizi adeguata ai tempi, in cui la tecnologia diventa parte di un processo di efficienza che coinvolge tutto il sistema. Per questo è nostra intenzione introdurre indicatori capaci di verificare la qualità del lavoro umano e di premiarlo".


Il fattore umano...


"Si, il fattore umano è essenziale nel momento in cui si progetta e si realizza la trasformazione di un'organizzazione. Occorre intervenire sulle mentalità delle persone, ridisegnando i processi di funzionamento dell'intero sistema. Per avere una macchina funzionante, capace di rispondere ai bisogni dei cittadini e delle imprese, bisogna puntare sulla qualificazione, sulla formazione, sulla responsabilizzazione dei dirigenti. L'innovazione tecnologica deve diventare "accompagnamento" di questo processo. Secondo il Cnipa ogni anno si protocollano nella Pa 300 milioni di documenti, di cui un terzo è scambiato tra amministrazioni dello Stato; il tutto utilizzando quasi solo sistemi tradizionali di trasmissione".


Quando la Pubblica amministrazione abbandonerà la carta come principale strumento di comunicazione interna?


"Se tali comunicazioni avvenissero tutte attraverso l'uso di documenti firmati digitalmente e trasmessi via posta elettronica certificata otterremo tra l'altro un risparmio di circa 100 milioni l'anno. Un risparmio che permetterebbe di liberare risorse per attuare altri progetti innovativi. L'eliminazione della carta nelle Pa, l'estensione dell'obbligo della firma digitale e l'uso esclusivo della posta elettronica come principale strumento di comunicazione rappresentano gli obiettivi da raggiungere entro il 2008, come previsto dal Codice dell'amministrazione digitale. Stiamo lavorando inoltre alla definitiva sistemazione del "Sistema Pubblico di Connettività e Cooperazione", la più grande infrastruttura telematica pubblica in Europa, che consentirà a tutti gli uffici pubblici di "dialogare" tra loro, grazie a una ragnatela in banda larga. Il Spcc consentirà non solo di scambiare dati ma anche fonia, permettendo videoconferenze e integrazioni con i sistemi mobili. Un progetto che vede impegnati tutti i principali imprenditori dell'Ict e delle telecomunicazioni del nostro Paese".


La firma digitale in particolare era uno dei principali obiettivi del Piano per l'e-Government, che prevedeva la diffusione capillare delle e-firme nella Pa. A che punto siamo?


"Stiamo facendo un buon lavoro. Nel 2006 oltre 40 milioni di documenti sono stati firmati digitalmente contro i 35 milioni del 2005. Dati significativi, che ci pongono ai primi posti nel mondo per diffusione della firma digitale. L'Italia ha ormai da anni attribuito piena validità giuridica ai documenti elettronici e oggi l'Europa, nell'ambito della revisione della direttiva di riferimento, può usarci come esempio per rilanciarne l'uso. Certo molto va ancora fatto e soprattutto occorre affermare a tutti i livelli la "cultura" della firma digitale, che deve sostituire totalmente la firma tradizionale. Non escludiamo interventi per l'adozione definitiva di questa modalità".

28 luglio, 2007

Obiettivo trasparenza per l’informatore comunitario

Il Sole 24 Ore - Guida agli Enti Locali Numero 30 del 28/07/2007 Pagina 14
La Commissione Ue ha avviato una nuova politica per promuovere l’idea di un’Europa aperta, trasparente e accessibile a tutti i cittadini. Fondamentale in questo quadro il ruolo dei dipendenti pubblici locali come “canali” per creare una vera identità condivisa basata sul dialogo con le istituzioni
di Domenico Pennone

L'Europa sta vivendo cambiamenti fondamentali che delineano nuove prospettive, sfide e opportunità. Questi cambiamenti impongono il miglioramento delle strategie di comunicazione per garantire la conoscenza e la percezione dell'Unione. In tale ottica si colloca l'adeguamento e il rafforzamento degli strumenti di informazione capaci di avvicinare i cittadini alla nuova Europa, creando le basi per un dialogo e una partecipazione attiva e consapevole alla comune appartenenza.
LE NOVITÀ
Il trattato dell'Unione europea e la Carta europea dei diritti fondamentali sanciscono che l'informazione e la libertà di espressione costituiscono il nucleo vitale della democrazia in Europa. La Commissione europea, sulla Base di questi principi, ha sviluppato in questi anni un approccio alla comunicazione che pone i cittadini al centro delle politiche dell'Unione.Dal 2001 la Commissione europea ha anche avviato una riflessione su come migliorare sempre di più la comunicazione europea. L'esperienza ha mostrato, infatti, che i cittadini dell'Unione non sono ancora sufficientemente consapevoli del ruolo svolto dalla Comunità europea nel finanziamento dei programmi destinati a potenziare la competitività economica, a creare posti di lavoro e a rafforzare la coesione interna. Questa consapevolezza ha richiesto dei cambiamenti di rotta sulle modalità di gestione della comunicazione. Cambiamenti che sono stati definiti essenzialmente nell'approvazione del nuovo Regolamento (Ce) n. 1828/2006 dell'8 dicembre 2006 recante disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione e del regolamento (Ce) n. 1080/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo al Fondo europeo di sviluppo regionale.
IL REGOLAMENTO
Il Regolamento n. 1828/06, sia nelle premesse che in tutta la prima sezione, che consiste in 10 articoli, pone con molta forza il tema del miglioramento degli strumenti di informazione in grado di avvicinare maggiormente i cittadini alla nuova Europa.È evidente l'intenzione di aumentare la notorietà e la trasparenza dell'azione dell'Unione europea e di dare, in tutti gli Stati membri, un'immagine omogenea degli interventi in causa. Dopo l'esperienza delle prime due "programmazioni" 1994-99 e 2000-2006, è diventato chiaro che, in tema di comunicazione, non è più possibile limitarsi a una semplice diffusione di informazioni, ma occorre far comprendere appieno l'azione e le politiche comunitarie, stimolando un dialogo e attivando una maggiore partecipazione dei cittadini al dibattito europeo.Vediamo allora quali sono le novità in tema di comunicazione e soprattutto le disposizioni che la Commissione europea stabilisce, in materia, nel nuovo regolamento.In primo luogo, così come già stabilito per la precedente programmazione, le autorità di gestione dei fondi europei dovranno provvedere, in questi mesi, all'elaborazione di un piano di comunicazione in cui saranno indicati con precisione gli interventi informativi e pubblicitari necessari a migliorare la comunicazione e l'informazione. Ma, e questa è una novità, le autorità locali dovranno indicare con chiarezza il nome e le funzioni di chi è responsabile di questo piano. Lo Stato membro o l'autorità di gestione dovranno inviare il piano di comunicazione alla Commissione entro quattro mesi dalla data di adozione del programma operativo, oppure, se il piano di comunicazione riguarda due o più programmi operativi, dalla data di adozione dell'ultimo di tali programmi. In assenza di osservazioni da parte della Commissione, il piano è considerato conforme. In pratica, la Commissione europea ha introdotto un principio di sorveglianza sulle modalità di comunicazione previste nei piani.
TRASPARENZA
Per garantire che le informazioni sulle possibilità di finanziamento siano ampiamente diffuse e raggiungano tutte le parti interessate e, per ovvie ragioni di trasparenza, il regolamento definisce il contenuto minimo degli interventi informativi necessari. Così, insieme all'obbligo di esposizione delle bandiere nella giornata europea e la necessità di programmare eventi, il regolamento impone di dare sempre "tempestiva e completa informazione sulle procedure di ammissione ai finanziamenti".
VALUTAZIONE
Inoltre, il regolamento introduce un importante nuovo obbligo: la pubblicazione in formato elettronico o in altra forma, dell'elenco dei beneficiari, della denominazione delle operazioni e dell'importo del finanziamento pubblico destinato alle operazioni. Questo è indubbiamente un importante elemento di trasparenza che consente a tutti i cittadini, di verificare con numeri, cifre e nomi, l'entità del contributo allo sviluppo locale che arriva dall'Europa.Sulle strategie informative e pubblicitarie attuate e sui risultati ottenuti, la Commissione ha poi ritenuto che fossero designate persone di riferimento e responsabili degli interventi informativi e pubblicitari, destinate a far parte di adeguate reti comunitarie. La Commissione, oltre alla valutazione della compatibilità dei Piani di comunicazione, si riserva di effettuare una completa valutazione delle attività di comunicazione realizzate nel periodo della programmazione. Anche in questo caso, la Commissione europea ha deciso di introdurre maggiori elementi di controllo sulla "qualità" della spesa per la comunicazione, puntando su nuovi criteri di valutazione degli interventi informativi. Criteri di valutazione che però allo stato non sono stati ancora definiti nel dettaglio.Trasmettere l'idea di un'Europa aperta, trasparente e accessibile è, dunque il nuovo vero obiettivo della Commissione europea. Obiettivo che nasce ovviamente anche dagli insuccessi dell'affermazione di una coscienza europea che hanno visto il loro massimo nella bocciatura in Francia della proposta di Costituzione europea.
NUOVA POLITICA
Per le autorità europee, alla base della nuova politica d'informazione e comunicazione dovrà esserci l'obbligo di avvicinare di più l'Europa ai suoi cittadini. Nei prossimi mesi, gli operatori della comunicazione europea saranno chiamati a istituire un autentico dialogo con tutti i cittadini garantendo che questi abbiano accesso a maggiori e giuste informazioni. La comunicazione non potrà dunque più limitarsi a una semplice diffusione di informazioni, ma dovrà far comprendere appieno l'azione e le politiche comunitarie, stimolando il dialogo e la partecipazione dei cittadini al dibattito europeo. La constatazione del deficit di comunicazione, che in questi anni ha caratterizzato i rapporti fra cittadini e istituzioni europee, impone una nuova strategia di comunicazione ma anche, una nuova "identità condivisa" fra tutti gli operatori. In tal senso cambia e aumenta il ruolo di quelli che comunemente sono chiamati "informatori comunitari", dipendenti pubblici e consulenti della Pubblica amministrazione, soprattutto locale, che hanno il compito di offrire informazioni a uomini, donne, studenti, imprenditori, agricoltori, disoccupati, sulle opportunità di crescita e sviluppo che l'Unione europea offre.

La comunicazione degli ultimi arrivati

Il Sole 24 Ore - Guida agli Enti Locali Numero 30 del 28/07/2007 Pagina 10
Il caso Polonia. Di Domenico Pennone
Comunicare le opportunità offerte dai fondi strutturali è un'esigenza sentita soprattutto dai paesi di nuova adesione. La Polonia, per illustrare queste opportunità ai cittadini, ha deciso di realizzare una vera e propria "soap opera". Il programma, realizzato in diverse puntate, è stato trasmesso dalla tv di Stato in orario di massimo ascolto per quel paese: dalle 19 alle 20 di sera. Attori professionisti sono stati chiamati a raccontare, sotto forma di fiction, l'esperienza della gente comune che scopre la possibilità di utilizzare i fondi europei, strumento fondamentale per la crescita economica della Polonia. E così, raccontando la storia di "Ivan", piccolo artigiano in gravi difficoltà economiche e familiari (c'è anche un risvolto sentimentale), puntata dopo puntata si scopre che la vita dei comuni cittadini, anche in Polonia, può cambiare grazie ai contributi dell'Unione europea. Nella soap opera Ivan, dopo molte traversie, scopre che esistono forme di finanziamento cui è possibile accedere con "semplici" procedure. Ivan è uno che non molla e dopo essersi informato in un "Ufficio Europa" prepara e presenta il suo progetto. In breve tempo la vita di Ivan cambia. Riesce a ottenere il finanziamento, avvia la sua una nuova attività, recupera il rapporto con la moglie.La modalità con cui la Polonia ha deciso di comunicare le occasioni offerte dall'integrazione europea ha suscitato molti consensi ma anche molte critiche e perplessità. Molti operatori della comunicazione europea ma anche alcuni Commissari, soprattutto dell'Europa occidentale, hanno storto la bocca, sostenendo la necessità che la comunicazione dell'Europa sia sempre sinonimo di serietà e concretezza, ma è indubbio lo sforzo di questo paese di trovare forme di comunicazione capaci di estendere anche al grande pubblico le opportunità offerte dalla Ue.Del resto, il potere d'impatto di questi programmi, diretti a un'ampia fascia di pubblico, è stato già da tempo osservato in molti paesi. Esistono organizzazioni non governative e no-profit che hanno fatto dell'edutainment, tramite le soap opera, una vera e propria missione. Le potenzialità comunicative delle soap opera spesso possono tradursi in diffusione e trasmissione di informazioni al grande pubblico e portare alla modifica dei comportamenti.Probabilmente una soap opera non potrebbe essere per l'Italia la soluzione giusta per diffondere la conoscenza delle opportunità che l'Europa offre, ma sicuramente, la necessità di rivolgersi al grande pubblico, è un'esigenza sentita ormai anche dalle nostre parti. (D.P.)

È l’Ufficio Europa il volano dello sviluppo locale

Il Sole 24 Ore - Guida agli Enti Locali Numero 30 del 28/07/2007 Pagina 9

La creazione di una struttura dedicata alla promozione delle opportunità offerte dalla Ue negli ambiti più diversi, dall’ambiente alla formazione dall’occupazione all’innovazione, si dimostra una tappa essenziale per promuovere e rilanciare il territorio e reperire risorse per la crescita.
di Domenico Pennone
Per organizzare una politica locale, orientata allo sviluppo, occorre che i diversi attori socio-economici presenti sul territorio agiscano come soggetto unitario, utilizzando al massimo l'informazione pubblica, l'integrazione dei dati e la condivisione delle informazioni. In questo contesto, l'Ente locale, ha un ruolo prioritario, perché detiene la fiducia della comunità che rappresenta. Anche per questo, la costituzione di un apposito "Ufficio Europa", assume una funzione di comunicazione strategica.
SUPPORTO INFORMATIVO
L'idea di fornire un'informazione pubblica di interesse locale sulle opportunità offerte dall'Europa si sviluppa nel nostro Paese alla fine degli anni '90. L'obiettivo era e resta principalmente quello di rispondere alle difficoltà incontrate dagli Enti locali di assicurare, soprattutto alle piccole e medie aziende, ma anche alle stesse comunità locali, attività di supporto informativo per accedere a nuove risorse economiche e professionali offerte dalle politiche di finanziamento europee.I primi uffici, cui è stato affidato questo lavoro, subito definiti "Uffici Europa", si sono posti sia la necessità di far conoscere le politiche europee e il loro impatto ma anche le opportunità per la creazione di reti di partenariato extra-territoriale, essenziali per l'avvio dei processi di europeizzazione del tessuto socio-economico locale. In breve tempo, su tutto il territorio nazionale, si è sviluppata una rete di servizi informativi diffusa e diversificata. Ogni Regione italiana e la quasi totalità delle Province si sono ormai già dotate, in questi anni, di specifici Uffici Europa. Tantissimi anche quelli costituiti e in via di costituzione nei singoli comuni. Il target privilegiato di questi uffici è costituito soprattutto da operatori della Pubblica amministrazione. Sempre di più però gli Uffici Europa decidono di rispondere a una più ampia fascia di utenti, quali i disoccupati, i giovani in cerca di occupazione, i singoli cittadini, i liberi professionisti e soprattutto le imprese.

I SERVIZI
I servizi che un Ufficio Europa può erogare sono funzionali alla missione che lo stesso si è dato e al proprio target di riferimento. I servizi, allora, possono variare secondo i contesti e le esigenze dei diversi territori.
Informazioni targate UeLa rete di informazione Europe Direct funge da tramite tra l'Unione europea e i cittadini a livello locale. La sua missione consiste nel fornire informazioni e consulenza sulle politiche dell'Unione europea, promuovere il dibattito locale e regionale, consentire alle istituzioni europee di diffondere informazioni a livello locale e regionale e offrire ai cittadini la possibilità di fornire un feedback alle istituzioni europee.Centri di documentazione europea - I centri di documentazione europea (Cde) aiutano invece le università e gli istituti di ricerca a promuovere e a sviluppare l'insegnamento e la ricerca sull'integrazione europea, li incoraggiano a partecipare al dibattito sull'Europa e contribuiscono a far conoscere le politiche dell'Unione a tutti i cittadini europei. Presso i Cde possono essere consultate tutte le pubblicazioni ufficiali delle Comunità europee.Team Europe è poi il gruppo di conferenzieri indipendenti della Commissione europea; tale gruppo, di cui fanno parte avvocati, consulenti, professori universitari eccetera, si occupa di tutti i settori di attività contemplati dalle politiche dell'Unione e opera in tutte le lingue di lavoro. I componenti sono nominati dalle Rappresentanze della Commissione negli Stati membri. I Centri nazionali di informazione, infine, contribuiscono alle attività dei centri di informazione locali, offrono la possibilità di consultare documentazione riguardante tutti i settori di attività dell'Unione europea e fungono, quindi, da grandi centri di diffusione e di animazione per decine di migliaia di visitatori annuali. Sono stati istituiti su iniziativa congiunta della Commissione e del governo dello Stato membro in cui si trovano. Attualmente ne esistono tre: uno a Parigi, uno a Lisbona e uno a Roma. (D.P.)
È possibile ad esempio limitarsi a soddisfare il bisogno informativo della propria amministrazione creando un centro documentale e concentrandosi sulla sola attività informativa interna. In questo caso, ci si limiterà all'organizzazione di un centro di documentazione per l'acquisizione, catalogazione e archiviazione e, ovviamente, diffusione di informazioni. In tale situazione sarà affidato a Uffici Europa di enti superiori, il compito di fornire altri servizi.L'amministrazione può però decidere di mettere in piedi, con la creazione dell'Ufficio Europa, una vera task force specializzata, capace anche di realizzare progettazione e gestione di interventi di sviluppo. L'Ufficio Europa, in questo caso, assiste i propri utenti nella predisposizione di progetti di sviluppo territoriale, integrandosi di volta in volta con esperti di settore e fornendo assistenza nella predisposizione di formulari e nella ricerca di partner. Il caso più comune è quello di Uffici Europa di amministrazioni provinciali che si trovano a supportare i Comuni e le Comunità montane nella fase di analisi e predisposizione di progetti da candidare a finanziamento.L'Ufficio Europa può infine diventare anche soggetto promotore dello sviluppo locale, agendo direttamente sul territorio attraverso l'organizzazione, ad esempio, di eventi culturali e formativi. In questi due ultimi casi, l'Ufficio Europa non si limita semplicemente a organizzare e diffondere le informazioni ma svolge un ruolo attivo e di promozione dello sviluppo.
LA PROGETTAZIONE
Un Ufficio Europa, particolarmente organizzato, può contribuire direttamente a candidare la propria amministrazione alla gestione di un progetto. In questo caso è necessario che questo ufficio collabori direttamente con i settori interessati dell'amministrazione che presenta il progetto. Ovviamente, affinché un Ufficio Europa sia in grado di progettare direttamente per la propria amministrazione, è necessaria una struttura organizzativa qualitativamente e quantitativamente adeguata, con competenze non solo progettuali ma anche gestionali.Tali uffici devono essere in grado di adottare logiche e strumenti di project management e di attivare stabili relazioni dentro la propria amministrazione ma anche su tutto il territorio interessato.
APERTURACome tutti i processi di cambiamento organizzativo, anche l'attivazione di un Ufficio Europa necessita prima di tutto di un coinvolgimento apicale, in particolare, il vertice politico dell'amministrazione deve credere nell'utilità di tale strumento operativo.Una reale volontà politica, insieme a una efficace strategia comunicazionale e a una elevata motivazione e professionalità degli operatori coinvolti, rappresentano gli elementi che determinano il successo di un Ufficio Europa.
Le informazioni fornite- Le politiche e i programmi comunitari- La legislazione comunitaria, nazionale e regionale- Gli strumenti di finanziamento- Le Gazzette ufficiali, i bandi, i bollettini- Le opportunità comunitarie, nazionali e regionali
Inoltre, per svolgere bene queste funzioni, nell'Ufficio Europa sono necessarie conoscenze specialistiche capaci di fornire supporto essenziale per l'internazionalizzazione. Un buon ufficio Europa dovrebbe, infatti, garantire:1) competenze necessarie a sostenere l'ente nella partecipazione a bandi o iniziative comunitarie o a reperire altre risorse utili alle sue politiche;2) capacità di creare e sostenere una rete dei referenti locali per rendere coerenti le iniziative e i progetti europei con gli obiettivi di sviluppo del territorio;3) capacità di assicurare all'ente e al tessuto socio-economico locale l'informazione pubblica aggiornata sulle opportunità europee (e nazionali) utili per lo sviluppo del territorio.
IL PERSONALE
Modalità e strumenti necessari- L'organizzazione di un centro documentale informatizzato- L'attivazione di uno sportello informativo- La gestione di un sito Web- La gestione di una banca dati progetti- La predisposizione e divulgazione di manualistica, documentazione tecnica, guide, videocassette, cd rom, newsletter, manuali eccetera
L'Ufficio Europa, deve allora essere costituito per lo più da esperti di politiche comunitarie e conoscitori dei meccanismi e degli strumenti di attivazione delle risorse finanziarie ma, anche, da documentaristi specializzati nella ricerca dell'informazione e nella sua archiviazione e, soprattutto da buoni comunicatori e da buoni operatori responsabili del contatto con l'utente e della erogazione dei servizi di front-office. Una pubblica amministrazione, che intenda attivare un Ufficio Europa, dovrà innanzitutto avvalersi del contributo di consulenti esterni per un periodo più o meno limitato di tempo, attivando forme di reale trasferimento di know how fra interni ed esterni. In questo modo sarà possibile capitalizzare quanto più possibile l'integrazione e rendere autonoma in tempi brevi la pubblica amministrazione.
EUROPE DIRECT
Molte città e province hanno costituito, in diretta collaborazione con la Commissione europea, appositi uffici informativi definiti Info Point. Questi centri, in seguito ad accordi siglati con la Direzione Generale Comunicazione della Commissione europea, dal 2005 sono entrati a far parte della rete Europe Direct. La rete Europe Direct raccoglie oggi il testimone degli Info-Point Europa e dei Carrefours d'animazione. La rete d'informazione Europe Direct, lanciata nel 2005, agisce come intermediario tra l'Unione europea e i cittadini a livello locale. In Italia sono già operativi 39 centri di informazione Europe Direct, insieme ai rispettivi punti decentrati sul territorio.L'obiettivo di Europe Direct è quello di migliorare la capacità dell'Unione di coinvolgere i cittadini con attività informative sulle opportunità offerte dall'Europa. La rete Europe Direct dunque, è qualcosa di diverso dai tradizionali "Uffici Europa", essendo principalmente orientata alla conoscenze dell'Europa e della relativa cittadinanza europea e molto meno interessata alla creazione concreta di occasioni di sviluppo locale.

23 giugno, 2007

“Fattore umano” decisivo per la cultura digitale. Intervista al Ministro Luigi Nicolais


Il Sole 24 Ore - Guida agli Enti Locali Numero 25 del 23/06/2007 Pagina 19:
Per rispondere alle esigenze dei cittadini e alla sfida della modernità gli uffici pubblici devono completare l’informatizzazione dei processi interni e dotarsi di precisi indicatori di qualità. Il Ministro per l’Innovazione Luigi Nicolais, spiega le prossime tappe di un processo ormai irreversibile
di Domenico Pennone

Il processo di modernizzazione dell'apparato burocratico è divenuto una necessità imprescindibile non solo per ridurre la spesa pubblica ma anche per sostenere la competitività del Sistema Italia. Il ministro per le RiforÒme e l'innovazione nella Pa, Luigi Nicolais, sembra cosciente della complessità dell'obiettivo.
Ministro Nicolais, lei ha sempre sostenuto che l'innovazione non è solo un problema di sostituzione della penna con il Pc ma un problema di cultura della Pa. Con quali azioni concrete intende avviare questo progetto?

"La storia del processo d'ammodernamento della nostra Pa in questi anni è la dimostrazione che il processo d'innovazione è facile da illustrare ma assai complesso da attuare. Le innovazioni si fanno con le persone, insieme alle tecnologie. Le tecnologie da sole non bastano. Probabilmente la stagione delle sperimentazioni è finita e oggi occorre concretizzare, occorre passare alla fase nella quale si disegna davvero la nuova amministrazione fatta di innovazione, di computer, di rete, ma anche di persone che sanno fare bene il proprio lavoro. Oggi abbiamo bisogno di un'amministrazione capace di offrire una qualità dei servizi adeguata ai tempi, in cui la tecnologia diventa parte di un processo di efficienza che coinvolge tutto il sistema. Per questo è nostra intenzione introdurre indicatori capaci di verificare la qualità del lavoro umano e di premiarlo".
Il fattore umano...

"Si, il fattore umano è essenziale nel momento in cui si progetta e si realizza la trasformazione di un'organizzazione. Occorre intervenire sulle mentalità delle persone, ridisegnando i processi di funzionamento dell'intero sistema. Per avere una macchina funzionante, capace di rispondere ai bisogni dei cittadini e delle imprese, bisogna puntare sulla qualificazione, sulla formazione, sulla responsabilizzazione dei dirigenti. L'innovazione tecnologica deve diventare "accompagnamento" di questo processo".
Secondo il Cnipa ogni anno si protocollano nella Pa 300 milioni di documenti, di cui un terzo è scambiato tra amministrazioni dello Stato; il tutto utilizzando quasi solo sistemi tradizionali di trasmissione. Quando la Pubblica amministrazione abbandonerà la carta come principale strumento di comunicazione interna?

"Se tali comunicazioni avvenissero tutte attraverso l'uso di documenti firmati digitalmente e trasmessi via posta elettronica certificata otterremo tra l'altro un risparmio di circa 100 milioni l'anno. Un risparmio che permetterebbe di liberare risorse per attuare altri progetti innovativi. L'eliminazione della carta nelle Pa, l'estensione dell'obbligo della firma digitale e l'uso esclusivo della posta elettronica come principale strumento di comunicazione rappresentano gli obiettivi da raggiungere entro il 2008, come previsto dal Codice dell'amministrazione digitale. Stiamo lavorando inoltre alla definitiva sistemazione del "Sistema Pubblico di Connettività e Cooperazione", la più grande infrastruttura telematica pubblica in Europa, che consentirà a tutti gli uffici pubblici di "dialogare" tra loro, grazie a una ragnatela in banda larga. Il Spcc consentirà non solo di scambiare dati ma anche fonia, permettendo videoconferenze e integrazioni con i sistemi mobili. Un progetto che vede impegnati tutti i principali imprenditori dell'Ict e delle telecomunicazioni del nostro Paese".
La firma digitale in particolare era uno dei principali obiettivi del Piano per l'e-Government, che prevedeva la diffusione capillare delle e-firme nella Pa. A che punto siamo?"Stiamo facendo un buon lavoro. Nel 2006 oltre 40 milioni di documenti sono stati firmati digitalmente contro i 35 milioni del 2005. Dati significativi, che ci pongono ai primi posti nel mondo per diffusione della firma digitale. L'Italia ha ormai da anni attribuito piena validità giuridica ai documenti elettronici e oggi l'Europa, nell'ambito della revisione della direttiva di riferimento, può usarci come esempio per rilanciarne l'uso. Certo molto va ancora fatto e soprattutto occorre affermare a tutti i livelli la "cultura" della firma digitale, che deve sostituire totalmente la firma tradizionale. Non escludiamo interventi per l'adozione definitiva di questa modalità".

Interoperabilità, l’Italia insegna all’Europa


Il Sole 24 Ore - Guida agli Enti Locali Numero 25 del 23/06/2007 Pagina 17
La diffusione della firma digitale nel nostro Paese, il primo a dare validità giuridica ai documenti elettronici, permette di verificare sul campo i vantaggi di questo strumento, studiare gli ostacoli che ancora impediscono il pieno interscambio nazionale e transfrontaliero, valutare l’aggiornamento delle norme di settore
di Domenico Pennone

Per l'Unione europea la firma digitale costituisce uno dei cardini del processo di e-government e, soprattutto, il principale strumento per garantire l'efficienza nella pubblica amministrazione. La direttiva 1999/93/Ce, relativa a un quadro comunitario per le firme elettroniche, varata nel dicembre 1999, rappresenta a tutt'oggi il principale strumento di orientamento legislativo sulla materia per tutti i Paesi dell'Unione.
LA DIRETTIVA N. 93La direttiva europea 1999/93, nata con l'obiettivo di evitare perturbazioni del mercato interno in un settore considerato cruciale per il futuro delle transazioni elettroniche nell'economia, ha consentito in questi anni di armonizzare le diverse misure nazionali in materia di firma elettronica.Scopo principale della direttiva la necessità di definire lo status delle firme elettroniche così da garantirne la loro validità giuridica su tutto il territorio europeo. La direttiva ha infatti indicato un inquadramento comunitario unico sull'uso della firma elettronica favorendo il libero flusso transfrontaliero di prodotti e servizi.
La diffusione della firmadigitale nel nostroPaese, il primo a darevalidità giuridicaai documenti elettronici,permette di verificaresul campo i vantaggidi questo strumento,studiare gli ostacoli cheancora impedisconoil pieno interscambionazionalee transfrontaliero,valutare l'aggiornamentodelle norme di settore
Va ricordato poi che è proprio la direttiva n. 93 ad aver introdotto i vari tipi di firma elettronica: la più semplice, rappresentata dalla «firma elettronica», che serve a identificare e autenticare i dati e che consente di firmare un messaggio e-mail con il proprio nome o di utilizzare un codice Pin. La seconda, definita dalla direttiva «firma elettronica avanzata», che deve soddisfare i requisiti precisi previsti dall'articolo 2 della medesima; e la terza, generalmente definita «firma elettronica qualificata», che consiste in una firma avanzata basata su un certificato qualificato e creata da un dispositivo per la firma sicura.
IL RECEPIMENTOTutti i 25 Stati membri dell'Ue hanno oggi recepito i principi generali della direttiva. Ciò ha introdotto la certezza del diritto per quanto riguarda l'ammissibilità generale della firma elettronica. In tutti i Paesi è stato riconosciuto che la direttiva «non compromette» gli aspetti relativi alla conclusione e alla validità dei contratti o di altri obblighi di legge imposti dal diritto nazionale. La direttiva, infatti, non inficia le disposizioni nazionali che impongono, ad esempio, l'uso della carta per certi tipi di contratti.Al collettivo recepimento e riconoscimento formale della validità della direttiva non ha però fatto seguito una unitaria e univoca applicazione tecnologica della firma digitale nei vari Stati.Ogni Paese ha dato vita a propri modelli di firma digitale, operativi quasi sempre nel solo Paese d'origine. Questa situazione potrebbe provocare delle vere e proprie barriere tecnologiche e le divergenze createsi fra i sistemi dei vari Stati membri potrebbero compromettere in futuro l'incremento dei servizi di certificazione transfrontalieri.
FIRMA SEMPLICE PREFERITA
All'avanguardiaIl primo atto normativo che ha stabilito nel nostro Paese la validità della firma digitale per la sottoscrizione dei documenti elettronici è stato il Dpr 513/1997 emanato in attuazione dell'articolo 15 della legge 15 marzo 1997, n. 59. Successivamente, tale normativa è stata trasposta nel Dpr 445/2000 (il Testo unico sulla documentazione amministrativa), più volte modificato negli anni successivi all'emanazione per conformare la disciplina italiana alla normativa comunitaria contenuta nella direttiva 1999/93 in materia di firme elettroniche. Oggi, la legge che disciplina la firma digitale è il decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82 recante «Codice dell'amministrazione digitale» così come modificato dal Dlgs 4 aprile 2006, n. 159. Il Codice, all'articolo 1, distingue i concetti di «firma elettronica», «firma elettronica qualificata» e «firma digitale».
In molti Paesi, inoltre, l'utilizzo della firma digitale è limitato esclusivamente a potenziare l'autenticità e l'integrità dei messaggi, senza l'intento di firmare in modo tradizionale i documenti. Eppure l'articolo 5, paragrafo 2, della direttiva n. 93 stabilisce il principio generale del riconoscimento giuridico di tutti i tipi di firma elettronica riconosciuti e fa obbligo agli Stati membri di provvedere affinché la firma elettronica avanzata sia preferita.In gran parte degli Stati sembra invece aumentare la sola gamma dei servizi che richiedono un livello di autenticazione corrispondente alla forma semplice di firma elettronica, mentre l'uso della firma avanzata o qualificata raramente viene adottata. Tutto ciò non contribuisce al decollo del mercato delle firme elettroniche, rendendo ancora limitata la certezza del diritto per quanto riguarda l'uso della firma elettronica e i servizi connessi.Per fortuna molti Stati membri (tra questi Italia e GB) hanno varato applicazioni di e-government che si basano sull'uso di carte di identità elettroniche. Queste possono essere utilizzate sia come documenti di identità che per avere l'accesso on-line ai servizi pubblici. Nella maggior parte dei casi queste carte di identità contengono tre funzionalità: identificazione, autenticazione e appunto firma.
IL PROBLEMA TECNOLOGICO
Firma digitale per tuttiCon sentenza 11 aprile 2007 n. 1653 il Consiglio di Stato ha stabilito che, in caso di gara telematica, la firma digitale della sola capogruppo e non di tutte le imprese componenti il gruppo temporaneo comporta l'esclusione dalla gara stessa. Secondo quanto stabilito dai giudici, infatti, in base al Dpr 101/2002 la firma digitale «costituisce soltanto modalità diversa rispetto alla sottoscrizione tradizionale per iscritto e, quindi, non va ad alterare la struttura dei documenti generati in via telematica oppure la funzione propria del procedimento cui accedono».
I ritardi con i quali viene adottata la firma elettronica avanzata o quella qualificata in Europa sono probabilmente dovuti anche alla complessità della tecnologia usata, che si basa su un'infrastruttura globale a chiave pubblica. Questo spiegherebbe perché il mercato continua a essere dominato dal ricorso a password monouso. Così come ulteriore ostacolo è rappresentato dalla mancanza di interoperabilità tecnica a livello sia nazionale che transfrontaliero, che vede una molteplicità di applicazioni a firma elettronica in cui i certificati possono essere utilizzati per un'unica applicazione. Sarebbe invece indispensabile individuare ulteriori norme comuni e certe in materia e soprattutto norme nazionali specifiche per promuovere l'interoperabilità.Infine, occorre rilevare come vi sia un generico rifiuto culturale a utilizzare le applicazioni di firma elettronica per l'archiviazione di documenti, ritenuta, troppo complessa e incerta soprattutto in considerazione dell'obbligo imposto dalla legge di conservare i documenti per periodi che possono superare i 30 anni. Tale obbligo comporta il ricorso a procedure e tecnologie costose e complesse per garantire la leggibilità e la verifica nel tempo.
GLI APPALTI
Smart card in numeriEmesse in Italia quasi 3 milioni di smart card. Nel 2006 sono stati oltre 40 milioni i documenti firmati digitalmente contro i 35 milioni del 2005.l
La firma elettronica appare decisiva ai fini dell'istituzione di sistemi di appalti pubblici operativi in tutta l'Ue. Gli appalti elettronici costituiscono infatti uno dei principali campi d'applicazione per la firma elettronica, soprattutto quella avanzata. Le direttive europee in materia non hanno però definito il tipo di firma elettronica da utilizzare nelle gare d'appalto, lasciando la scelta agli Stati membri.Il fatto che gli Stati possano scegliere livelli diversi di firma elettronica ha comportato la moltiplicazione delle soluzioni tecniche adottate. Inevitabile quindi la frammentazione del mercato degli appalti e alla creazione di barriere al mercato europeo.Probabilmente, a breve, un nuovo provvedimento con cui la Commissione europea potrebbe dare piena attuazione e interoperabilità alla firma elettronica proprio in funzione degli appalti elettronici, ed eliminando per sempre le barriere agli scambi transfrontalieri.
MODIFICHE DELLA DIRETTIVA
L'Italia si è posta in Europa all'avanguardia nell'uso legale della firma digitale, essendo il primo Paese ad avere attribuito piena validità giuridica ai documenti elettronici. Nel nostro Paese sono state inoltre emesse ormai quasi 3 milioni di smart card, il più alto quantitativo a livello europeo. Questo ci consente di presentarci come esempio non solo per rilanciare l'uso di questo strumento tecnologico ma anche per aggiornare e adeguare su questo modello la direttiva del 1999.Il livello raggiunto in Italia può essere un'occasione di studio per individuare gli ostacoli all'interoperabilità della firma digitale a livello comunitario. Il nostro Paese, con la piena applicazione della stessa direttiva, arricchita dall'utilizzo di precise regole e standard, ha dimostrato che l'interoperabilità è possibile.

27 maggio, 2007

Appalti Ue, migrazione on line entro il 2010


Da Il Sole 24 Ore - Guida agli Enti Locali Numero 21 del 26/05/2007 Pagina 12
Pochi anni ormai ci separano dalla dead line adottata dall’Unione europea per far transitare su Internet tutte le procedure di acquisto delle amministrazioni pubbliche. Precise linee di azione comunitarie spiegano come adeguare prassi, uffici e standard operativi a questo appuntamento
di Domenico Pennone

Entro il 2010 tutti gli appalti pubblici in Europa dovranno transitare su strumenti telematici di acquisto. Questo almeno è quanto dispone l'Action plan previsto dall'attuale normativa in materia di e-procurement in vigore nell'Unione europea. Attraverso l'applicazione delle nuove tecnologie e della comunicazione avanzata, sarà possibile garantire l'introduzione in tutti i Paesi di nuove modalità di spesa. L'e-procurement, nelle aspettative, dovrà garantire un incremento della competitività nell'ambito della pubblica amministrazione europea contribuendo a diminuire le distanze organizzative e tecniche tra i diversi Stati membri.
PIANO DI AZIONE
Nell'aprile 2004 la Commissione europea ha stabilito le direttive-chiave sull'e-procurement, definendo poi un piano di azione per fornire assistenza e guida agli Stati nella fase di implementazione dei servizi. Con il Piano d'azione dell'e-procurement (parte del programma di attività Idabc presentato nel gennaio 2005) l'Unione ha chiarito le modalità da applicare per disciplinare le attività all'interno dei singoli Paesi.
Il Piano e gli allegati a corredo offrono chiarimenti riguardanti gli aspetti legali e contrattuali della materia. Il documento analizza le regole applicabili alle comunicazioni on line sia dal punto di vista operativo che della procedura da osservare nella concessione dei contratti.
Il Piano spiega, inoltre, come la Commissione e i singoli Stati membri possono sfruttare al meglio gli aspetti delle direttive 2004/17/Ce e 2004/18/Ce relative all'approvvigionamento pubblico e propone soluzioni per soddisfare tutte le loro necessità amministrative.
Osservando questi indirizzi è possibile avere la certezza di realizzare una piattaforma corretta e soprattutto in grado di interconnettersi con le altre realtà europee che abbiano seguito il programma. La Commissione avrà l'onere di controllare che gli indirizzi siano seguiti con esattezza al fine di evitare errori o contraddittorie interpretazioni che potrebbero inficiare la buona riuscita dell'intero programma.
PRINCIPI GUIDA
L'Unione europea ha dunque chiarito tutto l'iter da seguire per realizzare un sistema di e-procurement che consente di far combaciare le offerte con le richieste, nel rispetto dei principi di segretezza, equità, tempistica. Sono state anche indicate le forme standard di realizzazione di aste on line, dei sistemi di acquisto dinamici e i profili del compratore.
In particolare sono stati chiariti i principi e le caratteristiche dei processi dell'e-procurement e tutte le regole necessarie per l'elaborazione delle gare e gli accessi ai documenti contrattuali. Infine l'Ue ha ben definito, le principali caratteristiche relative ai sistemi dinamici elettronici utilizzati (aste on line) e le regole concernenti la ricezione di richieste per la partecipazione ai bandi.
Agli Stati membri sono stati dati tempi precisi per recepire le Direttive negli ordinamenti nazionali e soprattutto sono state stabilite le regole che devono osservare nella redazione delle leggi nazionali.
È evidente che l'obiettivo è quello di incoraggiare un modello non centralistico, dove le singole amministrazioni mantengono la propria autonomia verso la selezione dei prodotti e dei fornitori. Il tutto dentro una ben definita piattaforma di regole comuni.
LA VIA ITALIANA
In Italia, in questi anni, pur non esistendo ancora un indirizzo univoco e chiaro e soprattutto applicazioni globalmente condivise, ci si è dati molto da fare. Il Governo italiano, con il Programma di Razionalizzazione degli acquisti nella Pubblica amministrazione, ma soprattutto col nuovo Codice dei contratti pubblici di lavori, di servizi e forniture, procede nella direzione di garantire la diffusione degli strumenti di e-procurement nell'ambito pubblico. Il Programma, avviato già con la Finanziaria dell'anno 2000, si è evoluto nel tempo anche a seguito di numerosi interventi normativi.
Le Amministrazioni pubbliche italiane, soprattutto quelle locali, in questi anni hanno molto lavorato nella direzione dell'adozione di strumenti di acquisto telematico. Questi strumenti sono stati resi, in alcuni casi, abituali nei comportamenti d'acquisto della Pubblica amministrazione.
Anche il contenuto della Finanziaria per il 2007 dà indicazioni che vanno verso il pieno recepimento delle Linee guida europee. La recente legge finanziaria ha, infatti, confermato l'interesse per il Programma di razionalizzazione degli acquisti nella direzione di definire precise disposizioni, promuovendo un modello di procurement nazionale a rete ovvero capace di coinvolgere le Amministrazioni territoriali: Regioni, Comuni e Province.
NORME SUGLI APPALTI
In ogni caso, il riferimento legislativo italiano in materia, resta il decreto legislativo n. 163 del 12 aprile 2006: il cosidetto Codice degli appalti.
Il decreto contiene le nuove norme che disciplinano i contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, in attuazione proprio delle direttive 2004/17/Ce e 2004/18/Ce. La normativa affronta ovviamente anche il tema dell'innovazione nei settori in cui la disciplina nazionale si discostava maggiormente dagli indirizzi europei. Il Codice degli appalti prevede i nuovi istituti degli accordi quadro, del dialogo competitivo e delle aste elettroniche, anche alla luce della scelta non più predeterminata per legge, tra criterio di aggiudicazione del prezzo più basso e criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa.
Il Codice contiene però una norma transitoria, l'articolo 253, con la quale si obbligano le Pubbliche amministrazioni a prevedere, nel caso in cui si scelgano strumenti telematici di comunicazione, il meccanismo del doppio canale, per tre anni dalla sua entrata in vigore. In pratica sarà ancora necessario procedere in contemporanea con i vecchi sistemi anche quando si opera per via telematica.
In questo modo, il legislatore, ha pensato di non introdurre meccanismi di restrizione della partecipazione alle procedure di gara in seguito all'adozione di scelte tecnologiche troppo sofisticate. Eppure la Commissione europea si era preoccupata di quest'aspetto. Nelle Linee guida si chiariva che bisognava avvalersi delle tecnologie più idonee e diffuse, tra l'altro specificamente individuate.
Nei documenti europei sono altresì contenuti una serie di principi che prevedono un equiparamento completo fra il cartaceo e l'elettronico.
Se si osservano le direttive, l'elettronico, non si dovrebbe utilizzare più soltanto in determinati casi predefiniti e circostanziati, ma in qualsiasi occasione, costituendo una procedura definitivamente alternativa al cartaceo.
Evidentemente le linee guida non sono state ancora ritenute sufficienti a garantire nel nostro Paese la massima concorrenza. Probabilmente si è ritenuto che l'Italia non fosse ancora pronta in questo settore a una scelta definitiva verso le nuove tecnologie. In ogni caso, grazie a questa adozione parziale, il legislatore italiano ha di fatto sospeso il pieno utilizzo telematico delle procure di gara.

In arrivo centrali locali per acquisti “su misura”


Da Il Sole 24 Ore - Guida agli Enti Locali Numero 21 del 26/05/2007 Pagina 8
Dopo una stagione pionieristica che ha visto prevalere la gestione associata degli acquisti, l’e-procurement inizia a sperimentare lo sviluppo di centrali locali di acquisto che permettono di ritagliare gli approvvigionamenti sulle esigenze effettive degli utenti senza però rinunciare alle economie di scala
di Domenico Pennone

Gli orientamenti e gli indirizzi di politica economica, in materia di acquisto, sembrano stretti da una duplice e contrastante esigenza: da un lato, quella di garantire una maggiore economicità, dall'altro quella di tutelare l'autonomia degli enti territoriali periferici. In questi anni ci si è spesso chiesto se sia meglio inseguire le economie di scala, concentrando gli sforzi della Pubblica amministrazione attraverso le cosiddette centrali di acquisto, o non sia più utile lasciare maggiori margini di autonomia a ogni singola struttura periferica, a ogni Ente locale, assicurando così una maggiore flessibilità.
Dopo varie oscillazioni, è stato raggiunto un punto di equilibrio e assestamento incardinato su questo schema: obbligatorietà di ricorrere ai beni e servizi presenti nella convenzione Consip per tutti gli uffici periferici dello Stato, ad esclusione delle istituzioni scolastiche; possibilità di agire in piena autonomia per gli Enti locali seppure nel rispetto dei parametri prezzo qualità previste nelle convenzioni della Consip.
L'impulso decisivo alla cultura dell'associazionismo arriva, però dal nuovo Codice degli appalti (il cosiddetto Codice De Lise) che non solo legittima pienamente il lavoro svolto da Consip in questi anni, ma apre la possibilità a forme di gestione associata anche su scala locale.
Riprendendo una previsione della norma, già contenuta nella direttiva n. 2004/18/Ce, il Codice degli appalti apre alla possibilità che le funzioni di acquisizioni di beni, servizi e lavori, possono essere eseguiti attraverso “centrali di committenza” che stipulano accordi quadro anche attraverso consorzi di enti.

COMPRARE DECENTRATO
Il tema è ripreso anche nell'ultima finanziaria che, al comma 455, dà impulso alle costituzioni di centrali di acquisto regionali.
L'esperienza di questi anni, se da un lato ha dimostrato il notevole vantaggio in termini di risparmio degli acquisti effettuati in forma centralizzata, ha anche evidenziato la necessità di implementare il processo di razionalizzazione degli acquisti estendendolo a settori nei quali non era possibile procedere a livello nazionale.
In altre parole ci si è resi conto che, secondo la tipologia di acquisto, è opportuno individuare gli ambiti territoriali più idonei per conseguire economie di scala e nel contempo garantire una copertura territoriale capillare e proporzionata al servizio svolto.
Inoltre, la creazione di strutture articolate territorialmente, su iniziativa diretta degli enti interessati, può contribuire nel contempo sia all'esaltazione del ruolo d'autonomia degli enti che allo sviluppo spontaneo della cultura dell'associazionismo che si rileva particolarmente nel settore degli acquisti. Tappa obbligata per ogni processo di razionalizzazione.
I vantaggi sono indubbi. Si pensi ai benefici di un'attività di acquisizione di beni e servizi in forma associata in alcuni settori lasciati scoperti da Consip nei quali una gestione su base regionale o anche provinciale potrebbe contribuire a fortemente alla razionalizzazione.
La gestione associata degli acquisti diventa particolarmente rilevante soprattutto nel settore dei servizi. In questo settore, la convenienza legata alla possibilità di ottenere dal mercato condizioni maggiormente favorevoli, in virtù di alti volumi di spesa, contribuisce sicuramente al raggiungimento di migliori standard qualitativi complessivi per le varie pubbliche amministrazioni. Si pensi ad esempio alla notevole difficoltà incontrata dagli enti nel trasferimento dei rischi al mercato assicurativo. Si tratta di una difficoltà che inizia già nella fase di elaborazione del proprio piano dei rischi.
Oltre alle polizze da stipulare obbligatoriamente per legge, bisogna, infatti, definire, in questa fase, quali sono gli effettivi rischi legati all'azione amministrava di un Ente locale e soprattutto quali di questi conviene collocare sul mercato e quali, invece, “ritenere” per se stessi.
Difficoltà che continua nella fase di ricerca delle migliori condizioni di mercato. Un mercato scarsamente concorrenziale e orientato a ragionare su posizioni oligopolistiche molto rigide e scarsamente flessibili alle effettive esigenze del cliente.
Un mercato dove non è per niente chiaro quale sia il vero potere contrattuale del singolo Ente locale.

FRONTE ASSICURATIVO
Tuttora, per fare un esempio, non esiste ancora, nel mondo assicurativo italiano, una polizza ritagliata sulla necessità - fra l'altro derivante da un obbligo di legge - di assicurare i rischi legati alla progettazione delle opere. Va aggiunto che molti Enti locali sono tuttora in ostaggio di agenti locali che impongono il prodotto della compagnia che rappresentano.
È conseguente che un intervento di razionalizzazione in questo settore, che coinvolge sicuramente la totalità degli Enti locali, deve prevedere le seguenti fasi d'intervento:

elaborazione del piano dei rischi generale degli Enti locali derivanti da obblighi di leggi;
individuazione di tipologie di rischio più specifiche e quindi opzionali;
definizione di polizze tipo per i vari rami assicurativi;
individuazione delle migliori condizioni di mercato al fine di definire una serie di convenzioni per le coperture assicurative.
La soluzione potrebbe essere proprio la creazione di una struttura di consulenza con personale specializzato in grado di fornire a ogni Ente locale il supporto tecnico necessario al fine di gestire i propri sinistri, monitorare l'andamento degli stessi e quindi definire la propria strategia di risk management.

SERVIZI STAMPA
Un altro esempio indicativo riguarda i servizi di stampa. Pochissimi sono gli Enti locali che hanno definito un proprio schedario degli stampati e dei prodotti tipografici. Moltissimi sono invece gli enti che, per la stampa di un semplice manifesto per segnalare una manifestazione, devono rincorrere la tipografia disponibile a produrre il prodotto richiesto in pochi giorni. Ancora meno quelli che sono riusciti ad ottimizzare i costi di stampa in funzione delle effettive esigenze quantitative sfruttando ad esempio i vantaggi della grafica digitale. Anche in questo caso, un unico centro di spesa locale potrebbe offrire soluzioni eccezionali, sia in termini di risparmio, che di qualità delle produzioni.
Argomenti a favore dello sviluppo di strutture locali di gestione associata degli acquisti quindi non mancano di certo. Come non mancano le leggi regionali che individuano questa strategia come prioritaria. Ancora una volta, però, il successo di questa “strategia” sarà determinato dalla reale volontà di cedere un piccolo pezzo di “sovranità” sacrificandola sull'altare dell'economicità, dell'efficienza e dell'efficacia.