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22 febbraio, 2013

FOIA.IT pubblica il testo del decreto Trasparenza Pubbliche Amministrazioni

Il sito http://www.foia.it/ pubblica in esclusiva il testo del decreto in materia di Trasparenza delle Pubbliche Amministrazioni approvato dalla conferenza Stato-Regioni e presentato il 15 febbraio in Consiglio dei Ministri per la sua definitiva ratifica. "Non essendo ancora stato pubblicato in sede ufficiale, non è dato sapere se sia rimasto immutato in seguito al vaglio del Cdm, ma abbiamo ragione di ritenere - sostengono i responsabili del sito di FOIA - che non siano state apportate ulteriori modifiche". 

clicca qui per scaricare il documento.  

20 febbraio, 2013

Elezioni, se si sceglie di essere al servizio della Politica bisogna accettare di non essere considerati giornalisti.


Polemizzare con i colleghi che scelgono di fare un altro mestiere è ingiusto e sbagliato ma è altrettanto ingiusto e professionalmente scorretto pretendere di considerarsi giornalisti quando si vestono i panni del owner della comunicazione politica che non ha nulla a che vedere con il mestiere del giornalista.

Come in tutte le campagne elettorali diventa facile per molti colleghi giornalisti perdere la necessaria correttezza e l’imparzialità.
E succede così che interi giornali si schierino, ed entrino come parte nella kermesse elettorale.
Peggio ancora succede quando i singoli giornalisti modificano il loro status e diventano “portavoce”, consulenti, "addetti stampa" o candidati loro stessi. 
Precisiamo si tratta di comportamenti del tutto leggittimi ma correttezza ed etica professionale impongono di dismettere per tutta la durata del loro nuovo lavoro almeno l’abito del giornalista. 
Bisogna insomma ammettere che per una fase della propria vita si fa un altro mestiere, evitando la confusione dei ruoli. 
Chi fa l’addetto stampa o meglio il portavoce di un candidato o di un partito non dovrebbe ad esempio scrivere e firmare su un giornale, accettare insomma una “temporanea sospensione” della sua professione. 
Si tratta di un atto di trasparenza che dovrebbe nascere dall’etica personale più che da una direttiva generale e che dovrebbe evitare di screditare l'intera professione.
Polemizzare con i colleghi che scelgono di fare un altro mestiere è ingiusto e sbagliato ma è altrettanto ingiusto e professionalmente scorretto pretendere di considerarsi giornalisti quando si vestono i panni del owner della comunicazione politica che non ha nulla a che vedere con il mestiere del giornalista.

Allego uno stralcio della Guida Normativa Italia 2013 (Maggioli Editore) in cui penso di aver chiarito anche dal punto di vista normativo la differenza tra il giornalista e il portavoce.

4. Ruoli e funzioni del Portavoce 
La legge 150 non chiarisce il percorso formativo che il portavoce deve compiere o aver compiuto o a quale categoria professionale debba appartenere. Si richiede solo che abbia la fiducia dell’amministratore. Questo può, in alcuni casi, delegittimarne la professionalità e la credibilità sia all’esterno che all’interno dell’Ente degli altri uffici che si occupano di comunicazione e informazione.
In questi anni, di difficile applicazione della legge 150/2000, non sono mancate, infatti, polemiche sulla sovrapposizione delle competenze in particolare tra portavoce e ufficio stampa.
Secondo la legge “l’ufficio stampa è costituito da personale iscritto all’albo nazionale dei giornalisti” (art. 9 comma 2), e si occupa del rapporto con gli organi di informazione di massa.
Il portavoce, invece, deve occuparsi “dei rapporti di carattere politico-istituzionale con gli organi di informazione”. Il confine, labile ma definibile, ha creato non poco scompiglio negli addetti e nei comunicatori della PA.
L’ufficio stampa, ufficio autonomo ma che opera sulla base delle “direttive impartite dall’organo di vertice dell’amministrazione” deve garantire il diritto dei cittadini ad essere informati, “assicurando il massimo grado di trasparenza, chiarezza e tempestività”. In quando giornalisti, devono rispondere all’Ordine e alla Carta dei doveri, e la legge 150 ne salvaguarda l’autonomia professionale.
Diverso, evidentemente, ciò che viene richiesto al portavoce, che, in qualità di owner della comunicazione politica dell’ente e del suo vertice, dipende da esso e si trova ad esprimerne, per quanto oggettivamente, i suoi punti di vista. Per la legge non è necessario che sia giornalista di conseguenza si evince che debba far riferimento non a Carte dei doveri o a Ordini professionali, ma esclusivamente alla propria deontologia e a quella del vertice di cui è portavoce.
Il caso più critico che può verificarsi è quello in cui nell’ente manca l’Ufficio Stampa.
In questi casi, si realizza una sovrapposizione di ruoli: il portavoce diventa anche addetto stampa occupando una posizione che non gli spetta, non per contratto ma per categoria.
La legge, infatti, stabilisce la incompatibilità delle posizioni ed esclude una situazione di ambiguità che può ingenerare: il ruolo ‘politico’ del portavoce, che va a sovrapporsi con il ruolo - trasparente, informativo - dell’addetto stampa.
Inoltre, a fronte della non indispensabilità del portavoce in tutte le Pubbliche amministrazioni, appare più vincolante l’esigenza di disporre di un Ufficio stampa e soprattutto di un Ufficio relazioni con il pubblico. Il Portavoce rappresenta dunque solo un’opportunità che può rivelarsi strategica in amministrazioni in cui - come nel caso di Regione, Provincia, Comuni - si debba rappresentare pubblicamente la funzione politica.
La tendenza a conferire l’incarico di portavoce, che assume pure quello di capo ufficio stampa è dunque in violazione della 150/2000.
Il legislatore ha chiaramente voluto conferire al Portavoce soltanto i rapporti politico-istituzionali e porre dei limiti alla sua attività, nel senso che il portavoce per tutto l’arco di tempo in cui assolve l’incarico non può svolgere alcuna attività nel “giornalismo e nella stampa” e nelle pubbliche relazioni.

17 febbraio, 2013

Decreto Trasparenza. La norma e le sanzioni non bastano, occorrono azioni di supporto al provvedimento che coinvolgano i dipendenti della PA: Formazione, Linee Guida, Monitoraggio e rete


Ha ragione Ernesto Belisario la trasparenza deve essere un metodo, un modo di operare che va oltre l’adesione pedissequa alle norme di legge.
Ma siccome il metodo lo possono applicare solo gli esseri umani è necessario che siano gli uomini e le donne che operano dentro la pubblica amministrazione a sentire l'esigenza di garantire la trasparenza prima ancora che essere obbligati a rispettare una norma.
Chi conosce la Pubblica amministrazione sa quanto può essere facile eludere le leggi, soprattutto quelle innovative di difficile interpretazione e che sono supportate da forme sanzionatorie vaghe con responsabilità assai difficili da individuare.
Anche per il decreto unico di riordino delle norme in materia di trasparenza, attuativo della Legge anticorruzione n.190/2012, approvato in via definitiva lo scorso 15 febbraio valgono queste regole.
Toccherà ai funzionari e ai dirigenti della Pubblica amministrazione garantire la cosiddetta Accessibilità totale delle informazioni che riguardano l’organizzazione e l’attività delle pubbliche amministrazioni.
Ma gli uomini e le donne che lavora dentro la PA sono pronti a questa sfida?
Qualcuno ha fatto i conti con le resistenze che si incontreranno nella delicata fase attuativa del decreto? Basteranno le sanzioni pur previste a mettere in moto la rivoluzione organizzativa richiesta? Quanto è sentita la necessita di ampliare l'attuale concetto di trasparenza che risale alla 241/90 dalla burocrazia del nostro paese? Qualcuno ha provato a coinvolgere i dipendenti dalla PA in questo complesso processo di rinnovamento? Quanti dirigenti sanno cosa significa "favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche?.
Quanti conoscono il modello del Freedom of Information Act statunitense a cui si ispirano le norme in oggetto e che dovrebbe introdurre nel nostro paese finalmente il diritto di accesso civico?
Temo che pochi sanno realmente di cosa parliamo ma soprattutto, temo, che pochissimi tra funzionari e dirigenti inevitabilmente coinvolti possano trovare interesse nell'applicare le norme in oggetto.
E nessuna innovazione può avere successo dentro una macchina infernale e complessa come la PA se motivata solo da un imposizione legislativa, se non supportata, insomma, da una reale cultura diffusa che la sostenga.
Il prossimo Governo se vorrà garantire il successo del percorso avviato dovrà subito predisporre una azione d'informazione e di formazione dentro la Pubblica amministrazione e contemporaneamente recuperare contatti per mettere in rete i gruppi di innovatori presenti in essa. Mobilitarli, insomma, nella battaglia per la trasparenza totale.
Tre secondo me possono essere gli interventi immediati di accompagnamento al provvedimento che il Governo dovrebbe predisporre:
1) La definizione di chiare linee guida per l'applicazione del provvedimento;
2) Una campagna diffusa ed obbligatoria di formazione per dirigenti e funzionari;
3) Attivazione di gruppi di lavoro sul territorio impegnati in azione di controllo e monitoraggio delle fasi attuative del provvedimento.

16 febbraio, 2013

DECRETO TRASPARENZA, RIVOLUZIONE O SOLA? Il Cdm approva in via definitiva il decreto sulla trasparenza - Accessibilità totale delle informazioni che riguardano l’organizzazione e l’attività delle pubbliche amministrazioni. Nato con lo scopo di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche si ispira al modello del Freedom of Information Act statunitense e dovrebbe introdurre nel nostro paese il diritto di accesso civico. Ma pressioni e resistenze potrebbero averne stravolto il reale contenuto.

Il Consiglio dei ministri ha dunque approvato ieri 15 febbraio 2013 in via definitiva, su proposta del ministro della Pubblica Amministrazione e Semplificazione, il decreto che disciplina gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione delle informazioni da parte delle P.A.
Il testo dovrebbe sostanzialmente confermare l’impianto di quello già approvato in sede preliminare, a parte qualche "piccolo ritocco". Ma sono prorio questi piccoli ritochi che preoccupano gli esperti e gli attivisti del settore (vedi questa bella intervista a Belisario http://www.publicpolicy.it/trasparenza-agora-digitale-decreto-figlio-di-una-concezione-burocratica-6847.html) .
Tutti sanno che sulla bozza di decreto vi erano posizioni diverse. E tutti sanno che la consultazione sul testo è avvenuta solo parzialmente quando invecev avrebbe meritato una più attenta verifica. Il rischio é dunque che la parolina inserita al posto giusto o in quello sbagliato possa aver completamente travisato la sostanza del provvedimento. Non ci resta che attendere il testo definitivo e augurarci che il Governo renda pubblico al più presto possibile.
COMUNICATO DI PALAZZO CHIGI/TRASPARENZA DELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI

Roma, 15 febbraio 2013. Il Consiglio dei Ministri ha approvato in via definitiva, su proposta del Ministro della pubblica amministrazione e semplificazione, il decreto con la disciplina degli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione delle informazioni da parte delle PA. Il testo conferma sostanzialmente l’impianto di quello già approvato in sede preliminare. Infatti sono state introdotte limitate modifiche, in massima parte di carattere tecnico e formale, in accoglimento di osservazioni contenute nei pareri del Garante della privacy e delle vari componenti della Conferenza Unificata (Regioni, province e Comuni).
Queste le novità più rilevanti: si è meglio armonizzata la disciplina rispetto a quella del Codice della privacy mediante modifiche all’articolo 4 e all’articolo 26 dove si è espressamente esclusa la pubblicazione dei dati identificativi delle persone fisiche destinatarie di sussidi e ausili finanziari, qualora da tali dati sia possibile ricavare informazioni relative allo stato di salute o alla situazione di disagio economico-sociale degli interessati. Inoltre, si è previsto, su richiesta delle Regioni la pubblicazione dei dati relativi al livello del benessere organizzativo interno alle pubbliche amministrazioni e la pubblicazione dei risultati delle indagini di customer satisfaction effettuati.
Restano invece tutte le altre novità previste dal testo esaminato in via preliminare dal Consiglio dei Ministri (confronta comunicato stampa n. 66 del 22 gennaio 2013). Tra questi ad esempio:
1. viene istituito l’obbligo di pubblicità: delle situazioni patrimoniali di politici, e parenti entro il secondo grado; degli atti dei procedimenti di approvazione dei piani regolatori e delle varianti urbanistiche; dei dati, in materia sanitaria, relativi alle nomine dei direttori generali, oltre che agli accreditamenti delle strutture cliniche.
2. viene data una definizione del principio generale di trasparenza: accessibilità totale delle informazioni che riguardano l’organizzazione e l’attività delle PA, allo scopo di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche.
3. si stabilisce il principio della totale accessibilità delle informazioni. Il modello di ispirazione è quello del Freedom of Information Act statunitense, che garantisce l’accessibilità di chiunque lo richieda a qualsiasi documento o dato in possesso delle PA, salvo i casi in cui la legge lo esclude espressamente (es. per motivi di sicurezza).
Si è altresì previsto che le Regioni e a statuto speciale e le Province di Trento e Bolzano possono individuare specifiche forme di applicazione della nuova disciplina in ragione della peculiarità dei loro ordinamenti.
Si è fatta, infine, maggiore chiarezza sulle norme abrogate dal decreto legislativo, che intende rappresentare un vero e proprio Codice della trasparenza in modo da evitare dubbi interpretativi.
4. viene introdotto un nuovo istituto: il diritto di accesso civico. Questa nuova forma di accesso mira ad alimentare il rapporto di fiducia tra cittadini e PA e a promuovere il principio di legalità (e prevenzione della corruzione). In sostanza, tutti i cittadini hanno diritto di chiedere e ottenere che le PA pubblichino atti, documenti e informazioni che detengono e che, per qualsiasi motivo, non hanno ancora divulgato.
5. si prevede l’obbligo per i siti istituzionali di creare un’apposita sezione – “Amministrazione trasparente” – nella quale inserire tutto quello che stabilisce il provvedimento.
6. viene disciplinato il Piano triennale per la trasparenza e l’integrità – che è parte integrante del Piano di prevenzione della corruzione – e che deve indicare le modalità di attuazione degli obblighi di trasparenza e gli obiettivi collegati con il piano della performance.
http://governo.it/Governo/ConsiglioMinistri/dettaglio.asp?d=70430&pg=1%2C2576%2C4696%2C7098%2C9103%2C11166%2C13461%2C15463%2C17834%2C18604&pg_c=1
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