29 gennaio, 2012

In nome del diritto d'autore un nuovo attacco alla libertà della rete

Alcuni giorni fa a Tokyo l'Unione Europea ha firmato ufficialmente il trattato ACTA (Accordo Commerciale Anti Contraffazione). Una decisione assunta d dopo le grandi mobilitazioni in Italia e negli Stati Uniti contro provvedimenti che, con il pretesto della proprietà intellettuale mettevano seriamente a rischio la libertà di internet. L'Unione Europea ha deciso di aderire ad ACTA, nonostante le proteste provenienti delle ONG che si occupano dell'accesso ai farmaci, come Oxfam o Health Action International.
L’accordo Acta, infatti, amplia le proposte di legge statunitensi Sopa e Pipa e si estende anche ai brevetti farmaceutici e agroalimentari.
Se l'accordo che dovesse essere ratificato l’11 giugno dal Parlamento europeo e quindi approvato in via definitiva, ci potrebbero essere pesanti limitazioni alla privacy e la libertà degli utenti di internet ma anche sul diritto alla salute e al cibo in nome della tutela dei diritti d’autore e dei brevetti gestiti dalle multinazionali dell’industria musicale, cinematogarfica, farmaceutica e agroalimentare. 
L’accordo rende di fatto le aziende, che offrono accesso alla rete, legalmente responsabili per ciò che fanno i loro utenti anche prima dell'intervento  della magistratura.
Per l’Italia la firma è stata apposta dall’ambasciatore Vincenzo Petrone a nome del ministro degli Esteri ‘tecnico’ Giulio Terzi.

Qui invece è possibile firmare la petizione contro il provvedimento proposta da AGORADIGITALE
http://www.agoradigitale.org/acta1

Open source nella PA, il Dl “Salva Italia” riapre la partita


Estratto da un articolo di Domenico Pennone  pubblicato sul sole24ore GEL del 28 GENNAIO 2012 - n ̊ 3-4

Un’importante e recente modifica al Codice dell’amministrazione digitale, presente nel testo della manovra economica del governo Monti (Decreto “Salva Italia”), prova, ancora una volta, a spingere le Pubbliche amministrazioni verso il maggiore utilizzo dell'open osirce. Una modifica, che dovrebbe quantomeno convincere le Pubbliche amministrazioni, a valutare, con maggiore attenzione, la scelta di software libero invece che quello con licenza bloccata.
Si tratta dell’articolo 29-bis, introdotto nel corso dell’esame in sede referente, che modifica parzialmente l’articolo 68, comma 1 del Decreto legislativo 82/2005 (Codice del- l’amministrazione digitale). Grazie a questa modifica, gli estensori dei bandi di fornitura di sistemi informatici per pubblica amministrazione, dovranno, d’ora in poi, quanto- meno “valutare” il possibile impiego di “software libero” per la concessione degli ap- palti. Per la verità, la norma oggetto della modifica si limita a prevedere che le pubbliche amministrazioni che de- vono acquisire programmi in- formatici per le loro attività, dovranno farlo a seguito di una valutazione comparativa di tipo tecnico ed economico tra varie soluzioni disponibili sul mercato, previste ex lege, tra le quali appunto non solo i programmi informatici cosiddetti a codice sorgente aperto ma, questa è la novità, anche il cosiddetto “software libero”. L’espressione “software libero”, oggetto dell’integrazione, dovrebbe riferirsi alla totale libertà dell’utente (in questo caso le Pubbliche amministrazioni) di eseguire, copiare, distribuire, studiare, cambiare e migliorare il software acquistato o semplice- mente adottato.

se interessa leggere l'intero articolo
Open source, il Dl “Salva Italia” riapre la partita di Domenico Pennone

23 gennaio, 2012

ITALIANS DO IT BETTER, anche per la censura

Mentre il Senato statunitense, sommerso dalle proteste, ha deciso di non discutere ulteriormente, sull’idea di strumenti censori per chi ospita in internet contenuti sospetti di violare le leggi sul diritto d’autore (SOPA), ci pensa l’onorevole Giovanni Fava a riaprire la discussione in Europa.


Apprendiamo, infatti, che nel corso dell’ultima riunione della Commissione per le politiche comunitarie, l'onorevole Giovanni Fava (Lega Nord) ha proposto un emendamento alla Legge comunitaria 2011, emendamento poi approvato in Commissione, che potrebbe riaprire le speranze dei censori locali sulla possibilità di controllare blog e siti web.
In base a quanto previsto dall’emendamento, chiunque potrebbe richiedere a un fornitore di servizi, tipo hosting di siti web, blog etcc., di rimuovere contenuti pubblicati su internet. Il tutto, senza, la necessità di portare prove di un'eventuale violazione di legge.
Grazie a questa modifica, per chiedere la cancellazione di un contenuto pubblicato in internet, non sarebbbe più necessario ricorrere a un giudice per stabilire se ci si trovi davvero in presenza di un illecito. Qualsiasi cittadino avrebbe la possibilità (non il diritto dimostrato) di pretendere la rimozione di contenuti che, a suo solo parere, “potenzialmente” violino il diritto d'autore.
Il Provvider o il servizio di hosting, che si rifiutasse di procedere alla cancellazione preventiva del contenuto, potrebbe, infatti, essere considerato responsabile della violazione se in seguito dimostrata.
A noi questo sembra un chiaro “avvertimento-preventivo”, affinché, da subito, gli operatori rimuovanodai siti che ospitano tutto ciò che possa essere considerato una possibile oggetto di violazione della legge.
Se si considera che SOPA, la proposta di legge americana sulla pirateria on line, faceva riferimento esclusivamente ai provvedimenti delle autorità giudiziaria e, quindi, solo in caso di accertata violazione della legge era possibile determinare la rimozione di contenuti, ci rendiamo conto che gli italiani hanno saputo fare di meglio.
La proposta approvata, speriamo durate un momento di distrazione generale dei nostri parlamentari europei, ha, per ora, superato soltanto il vaglio della Commissione, e non quello del Parlamento. Credo che toccherà di nuovo alla rete, agli utenti,  spiegare il pasticcio che si rischia di combinare, questa volta in Europa.

18 gennaio, 2012



Stop SOPA and PIPA!
The US Congress is pushing through legislation that threatens the future of the internet. If this passes, entire domains like Scribd could simply vanish from the web. The time to act is now. Please help us keep the internet free by signing our petition to Congress.
 Learn more about SOPA on: Wikipedia New York Times Google