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01 aprile, 2015

E' giusto vietare YOUTUBE ai dipendenti della Pubblica Amministrazione?

Mi piacerebbe che qualcuno provasse a fare un indagine per verificare in quante Pubbliche amministrazioni è tuttora vietato ai dipendenti la visualizzazione sui pc di video on line e in particolare di Youtube.
Da quanto sento in giro, almeno nella maggioranza degli uffici pubblici, la trasmissione del video streaming è impedita. Le ragioni addotte ai divieti sono molteplici: dal presunto consumo eccessivo di banda, ai rischi di distrazione dei "fannulloni", fino ad arrivare alle giustificazioni più fantasiose quale quella di impedire le pubblicità non controllabili trasmesse dal mezzo.
Hai voglia a spiegare che dai Ministeri al piccolo comune il video è ormai il maggior strumento di comunicazione e informazione. Hai voglia a dimostrare che le trasmissioni in streaming delle sedute o le fai con Hangout oppure ti costano un patrimonio e che quindi non ha senso vietarne la visione. A nulla serve aggiungere che anche la migliore formazione per i dipendenti viene diffusa attraverso i webinar che utilizzano proprio i video in streaming. Niente, i divieti resistono e in alcuni casi si stanno diffondendo, proprio come l'aumento dei contenuti disponibili, inclusi quelli prodotti dalla Pubblica Amministrazione.
Fermo restando che bisogna sempre, nel rispetto dei principi di economicità e buon andamento, valutare con attenzione l'uso di strumento che comunque hanno costi, mi farebbe piacere se qualcuno, magari tra i saggi consiglieri del Premier, valutasse il problema e magari potesse suggerire qualche linea d'indirizzo per tutte le PA.
Soluzioni tecniche per evitare abusi già esistono, basterebbe quindi utilizzare qualche buona pratica e consentire a chiunque lavori nella PA, con le dovute moderazioni, di avere accesso allo sterminato patrimonio informativo disponibile in forma di video.
Molti anni fa mi fu affidato il compito di occuparmi della fornitura dei primi personal computer da usare nella mia amministrazione.
Erano una cinquantina in tutto e dovevano servire in primo luogo a sostituire inutili e costose macchine di videoscrittura acquistate solo qualche anno prima e rimaste quasi del tutto inutilizzate.
Quando arrivò il primo dei pc della fornitura chiamai i maggiori burocrati dell’ente e mostrai quella stupenda imitazione di Macintosh. Erano macchine che usavano un Sistema Operativo nuovissimo chiamato Windows.
Volevo sbalordirli con effetti speciali ed aprii il “campo minato”.
I dirigenti compresero subito che si trattava di un gioco e la loro reazione fu per me inaspettata.
Un solo ordine: disinstallare i giochi dalle macchine altrimenti, mi dissero, era certo che i dipendenti avrebbero passato il loro tempo a giocare.
Avevo letto di quanto accaduto negli USA anni prima, dove, negli uffici nei quali i giochi erano stati rimossi dai pc gli impiegati si erano rifiutati di imparare l’uso del mouse e della tastiera.
Non provai però a spiegare quella storia. Mi difesi mentendo. Dissi che non era possibile disinstallare quei programmi. Imbrogliai e i giochi rimasero lì. Dopo poche settimane tutti gli uffici fecero richieste di altri computer. Oggi quell’amministrazione è tra le più informatizzate d’Italia, almeno per l’uso dei pc.

20 giugno, 2014

Song’ ‘e fierr ca’ fann ‘o mast

Piú per provenienza familiare che per formazione culturale ho sempre pensato che per fare bene il proprio lavoro, occorre usare gli attrezzi adatti. A Napoli abbiamo un modo unico per esprimere questo concetto: Song’ ‘e fierr ca’ fann ‘o mast. Sono i giusti utensili che ti fanno capomastro, ovvero il boss, il capo, il direttore… Mio padre, che di ferri se ne intendeva, quando lasciai casa tra le tante cose mi diede la famosa cassetta dei ferri per i lavori in casa. Martello, cacciavite, pinze etc. Attrezzi vecchi che conoscevo bene, perché lui mi aveva insegnato a conoscerli. A capire, insomma, che un buon martello con il ferro ben fissato sul legno consente di dare una buona martellata e che, con un cacciavite spuntato, non puoi avvitare mai una piccola vite. Ho regalato anch’io a mio figlio, che da poco ha lasciato casa, una piccola cassetta dei ferri. Vecchi anche questi e ci ho messo un po’ a spiegargli perché non gli prendevo un’economica cassetta da ikea. A scuola, da piccolo, ho avuto conferma che la regola dei ferri vale sempre, qualsiasi lavoro fai. Come? Quando con mio enorme dolore mi accorsi che andare a scuola con la penna scarica il giorno del dettato era un errore madornale. Quando arrivò in ufficio il primo computer tutti lo guardavano con curiosità mista a sufficienza. Io me ne innamorai e ci passai ore a studiarlo. Una sera mi decisi e lo aprii, si, lo smontai, dovevo vedere come era fatto dentro. Poi iniziai a studiare il software, le reti, i cablaggi… “Ma tu con quei così ci scrivi che te ne frega di come funzionano?” E no, dico io, se vuoi fare bene il tuo lavoro devi conoscere i ferri del tuo lavoro. E così oggi nessun informatico mi dice “non si può fare perché il router o il proxy”. E nessun operatore osa attribuire alla luce una ripresa merdosa, venuta così perché haI dimenticato di “fare il bianco”. Insomma, per me, fare bene il proprio lavoro è anche questo, conoscere ed amare i ferri del proprio mestiere. E anche i ferri del mestiere, qualunque sia il tuo mestiere, si amano con le mani, con la testa, col cuore. domenicopennone DP/dp Pubblicato come commento su Ilsole24ore-Nova Blog di Vincenzo Moretti #lavorobenfatto

04 giugno, 2014

CITTA' METROPOLITANA, PENTANGELO - DE MAGISTRIS A METRONAPOLI WEB TV





"Dopo la Costituzione della Città metropolitana è la riforma più importante che incide sulla vita dei cittadini. Si crea un Ente che gestirà in maniera armonica funzioni strategiche quali i trasporti, la pianificazione delle infrastrutture e dello sviluppo economico su tutta l'area metropolitana. Anche Caldoro dovrà fare i conti con questa legge: la Città metropolitana dovrà essere interlocutore diretto dell'Unione Europea per la programmazione dei fondi comunitari". Così il Sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, Sindaco in pectore del nuovo Ente. Che apre, però, per la prima volta all'elezione diretta degli organi, considerata "nell'ordine naturale delle cose, anche se nella seconda fase". Bisognerà tuttavia discuterne in sede Anci, dove, sostiene de Magistris, "è unanime la posizione che vuole che il Sindaco del comune capoluogo sia anche Sindaco metropolitano".

Netto invece il Presidente della Provincia, Antonio Pentangelo, secondo il quale "non si può prescindere da una rappresentanza democratica diretta degli organi del nuovo Ente come dall'ampliamento dei suoi confini rispetto a quelli attuali della Provincia di Napoli. "Come si fa - si chiede, infatti - a programmare lo sviluppo ad esempio del trasporto pubblico fino al comune di Sant'Antonio Abate, che è tutt'uno con Angri, che è invece in provincia di Salerno?"