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31 luglio, 2012

Quello che nessun sito web potrà mai sostituire. Ovvero, le relazioni con il pubblico le devono fare gli umani.

Prima della riforma Basanini non esistevano nella Pubblica Amministrazione, almeno sulla carta, uffici che avessero il compito di ricevere formalmente il pubblico. Ogni ufficio si organizzava a modo suo, nel migliore dei casi stabilendo orari di ricevimento per gli utenti in altri delegando a guardie giurate o ad illeggibili avvisi il compito di curarsi dei cittadini bisognosi


di contattare le amministrazioni. Negli enti locali, per la verità, il contatto con gli utenti veniva svolto, spesso efficacemente, dalle segreterie politiche e tecniche degli assessorati. In ogni caso prima della riforma del 90 e soprattutto della legge 150/2000 sulla comunicazione istituzionale il nostro ordinamento non prevedeva ne uffici, ne personale, ne regole fisse per il contatto con l pubblico. Con la riforma Bassanini ma soprattutto con la legge 150/2000 tutto sembrava dover cambiare per le relazioni tra pubblica amministrazione e cittadini. Si stabiliva innanzitutto che ogni pubblica amministrazione ha l'obbligo di fornire una corretta informazione e soprattutto una corretta modalità di comunicazione. Inoltre, questo lavoro di relazioni deve essere svolto da personale qualificato, formato, esclusivamente dedicato a questa funzione e soprattutto collocati in uffici specifici. Una rivoluzione che si é affiancata all'altra rivoluzione: quella telematica, che tanti risultati ha portato, tante aspettative ha sollevato, ma anche tanti equivoci ha generato. Gli evangelisti della rete sostengono ad esempio che un uso corretto ed avanzato dei siti web della PA e magari la libera circolazione di tutti i dati disponibili potrebbe risolvere tutti i problemi di contato tra utenti e amministrazione. Su questo io ho delle perplessità. Resto ovviamente straconvinto della necessita di avere una pubblica amministrazione evoluta, presente sul web con tutti i propri servizi, capace aprirsi al mondo che ormai ha scelto la rete per relazionarsi ma resto dell'idea che il contatto umano, fosse anche realizzato con metodi informatici deve restare.
Il frontoffice, il comunicatore professionista, che sa Parlare con i cittadini e sa Interpretare i bisogni e le aspettative e contribuisce a migliorare anche il funzionamento della propria amministrazione é indispensabile. Sarebbe un errore non puntare ancora sul rafforzamento degli uffici per le relazioni con i pubblico, un errore abbandonare la formazione di primo contatto e di relazioni pubbliche dei tanti dipendenti pubblici che già svolgono questo compito e che potrebbero ancora svolgere. Un errore pesare che siccome molti uffici URP hanno fallito questa esperienza va superata senza pensare a come sostituirla. Il web é importante é fondamentale ma non basta. La pubblica amministrazione ha ancora bisogno di uomini e donne che parlano con i cittadini, anche fuori dalle segreterie politiche, svolgendo il proprio lavoro nell'interesse esclusivo dei cittadini. Il Compa, salone della comunicazione, quest'anno non si svolgerà, il Forum PA, grande evento e grande appuntamento anche per i comunicatori parla sempre meno di urp e di relazioni col pubblico, le amministrazioni investono sempre meno nella formazione dei propri addetti alla comunicazione. In tanti giustamente pongono il problema di superare gli errori delle legge 150/2000 ma senza offrire alternative anche organizzative. Per favore non riportiamo indietro la PA la gente non lo capirebbe.

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27 luglio, 2012

Agenda Digitale Italiana a passo di Gambero. Stanziati i fondi per le start -up rinviata la nomina del direttore Agenzia Digitale.

La Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni della Camera ha finalmente approvato il testo di legge che prevede 120 milioni per le start-up innovative.
Il Fondo viene istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri attraverso la partecipazione al Fondo mobiliare chiuso.
Previsti incentivi allo sviluppo delle infrastrutture tecnologiche e misure per la semplificazione delle procedure amministrative, l'introduzione di contributi per il rinnovo delle dotazioni tecnologiche e il collegamento in rete delle famiglie meno abbienti; digitalizzazione della Pubblica amministrazione.
Annunciato anche l' Abbassamento al 4% dell'IVA per i prodotti editoriali digitali via Internet.
Resta al palo l'Agenzia Digitale prevista dal “Decreto Sviluppo e che dovrebbe anche grazie ai 120 milioni per le startup “traghettare l’Italia nell’era della banda ultra larga, della dematerializzazione e dello switch-off della PA Digitale”.
Il controllo sulla nuova struttura, che dovrà attuare e sviluppare i progetti di Agenda Digitale, dovrebbe essere affidata ad un direttore la cui nomina prevista per luglio é stata già rinviata a settembre.
Il nuovo manager (su cui per ora si rincorrono solo voci) resterà in carica per un triennio e verrà selezionato dal Premier di concerto insieme ai ministeri interessati fra una “una rosa di tre persone di particolare e comprovata qualificazione professionale in materia di innovazione tecnologica e in possesso di una documentata esperienza di elevato livello nella gestione di processi di innovazione“.
Il ritardo nella nomina pone seri problemi in quanto alla nuova Agenzia vengono attribuite anche tutte le funzioni gestite finora da diversi enti: Digitpa, Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l'innovazione e Dipartimento per la digitalizzazione della PA.
Alla nuova Agenzia spetterà, in ogni caso, il compito di accelerare i piani di banda larga e banda larghissima, coordinare le politiche e le strategie di diffusione delle nuove tecnologie, ma anche assicurare la piena interoperabilità dei sistemi informatici della pubblica amministrazione secondo i parametri comunitari.
Il nuovo organismo dovrà anche procedere alla razionalizzazione della spesa pubblica informatica in collaborazione con la Consip (la Centrale Acquisti della Pubblica Amministrazione), che si occuperà di razionalizzare le spese in vista della dematerializzazione della PA.
Tra le funzioni operative vi è quella di promuovere e diffondere iniziative di alfabetizzazione informatica rivolte ai cittadini e ai dipendenti pubblici e il monitoraggio dell'attuazione dei piani di LCT delle pubbliche amministrazioni, che dovranno rispettare procedure e standard definiti in modo da garantire la piena interoperabilità.
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26 luglio, 2012

Cambia ancora il Codice amministrazione digitale. Ora il software OPEN SOURCE diventa la scelta standard per le PA

Con l'approvazione della Camera dell'articolo unico del disegno di legge di conversione del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, recante misure urgenti per la crescita del Paese, é stata approvata ieri anche una ulteriore modifica del Codice dell Amministrazione Digitale che stabilisce nuove ed importanti novità in materia di uso del software Open Source nella PA.
Una modifica che dovrebbe quantomeno convincere le pubbliche amministrazioni a valutare con maggiore attenzione la scelta di software libero invece che quello con licenza bloccata.
Si tratta dell’articolo 29-bis, introdotto nel corso dell’esame in sede referente, che modifica parzialmente l’art. 68, comma 1 del decreto legislativo n. 82/2005 (Codice dell’amministrazione digitale).
Grazie a questa modifica, gli estensori dei bandi di fornitura di sistemi informatici per pubblica amministrazione dovranno, d’ora in poi, quantomeno “valutare” il possibile impiego di “software libero” per la concessione degli appalti.
Per la verità, la norma oggetto della modifica si limita a prevedere che le pubbliche amministrazioni, le quali devono acquisire programmi informatici per le loro attività, debbano farlo a seguito di una valutazione comparativa di tipo tecnico ed economico tra varie soluzioni disponibili sul mercato, tra le quali appunto vi sono non solo i programmi informatici “a codice sorgente aperto”, ma anche il cosiddetto “software libero”.
L'espressione “software libero”, oggetto dell’integrazione, dovrebbe riferirsi alla totale libertà dell'utente (in questo caso le pubbliche amministrazioni) di eseguire, copiare, distribuire, studiare, cambiare e migliorare il software acquistato o semplicemente adottato.

Ecco il testo approvato:
All' articolo 10 del nuovo Provvedimento si legge:
All'articolo 68 del codice dell'amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, e successive modificazioni, il comma 1 è sostituito dal seguente:
«1. Le pubbliche amministrazioni acquisiscono programmi informatici o parti di essi a seguito di una valutazione comparativa di tipo tecnico ed economico tra le seguenti soluzioni disponibili sul mercato:
a) software sviluppato per conto della pubblica amministrazione;
b) riutilizzo di software o parti di esso sviluppati per conto della pubblica amministrazione;
c) software libero o a codice sorgente aperto;
d) software combinazione delle precedenti soluzioni. Solo quando la valutazione comparativa di tipo tecnico ed economico dimostri l'impossibilità di accedere a soluzioni open source o già sviluppate all'interno della pubblica amministrazione ad un prezzo inferiore, è consentita l'acquisizione di programmi informatici di tipo proprietario mediante ricorso a licenza d'uso.
La valutazione di cui al presente comma è effettuata secondo le modalità ed i criteri definiti dall'Agenzia per l'Italia digitale, che, a richiesta di soggetti interessati, esprime altresì parere circa il loro rispetto»

Software Open Source? Un termine inglese che significa sorgente aperta e indica un software i cui autori ne permettono, anzi ne favoriscono il libero studio e l'apporto di modifiche da parte di altri programmatori indipendenti. L'open source ha tratto grande beneficio da Internet che permette ai programmatori geograficamente distanti di coordinarsi e lavorare allo stesso progetto.

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25 luglio, 2012

Uffici stampa PA, ancora guai, il caso Comune di Napoli.

Nel nostro paese le leggi sono spesso scritte male, incomplete, troppo interpretabili. La ragione é dovuta quasi sempre all'eccessiva concertazione o meglio al desiderio di trovare compromessi ad ogni costo. Quando proprio l'operazione "concertazione" non riesce si procede con la peggiore delle soluzioni: Leggi che non hanno sanzioni e non prevedono obblighi inequivocabili. Ecco allora che ci troviamo di fronte a quelle soluzioni legislative tipicamente nostrane che chiamano leggi di principio.  La legge 150/2000 é esattamente una di queste. Il suo iter nasce da buoni propositi e da giuste esigenze ma si scontra presto con interessi e bisogni di categoria che non possiamo affrontare qui. Il risultato sarà, come tutti ormai concordano, una buona legge di principi e regole ma quasi del tutto inapplicabile, senza sanzioni, liberamente interpretabile e soprattutto utilizzabile alla bisogna. La vicenda del comune di Napoli che ha visto accorpare i due uffici stampa (Giunta e Consiglio) con la conseguente eliminazione di una delle due direzioni é in tal senso emblematica. La legge 150 non dice infatti che si devono costituire due uffici stampa, anzi non usa il "deve" nemmeno per uno. Inoltre,  quei due uffici stampa erano di fatto "fuori legge" (parliamo della 150 ovvio), i due "dirigenti" erano probabilmente impropriamente  inquadrati  come capi uffici stampa in quanto, anche se previdenzialmente coperti dall' Inpgi (istituto di previdenza dei giornalisti) i loro contratti erano di dirigente della PA, attività incompatibile con la professione di giornalisti.  Se fosse stata rispettata pienamente  la legge 150/2000 i due giornalisti dovevano essere inquadrati come tali e quindi con un contratto, anche se categoria ente locale, per tale professione. Ma come si sa quel contratto ancora non é stato firmato all ARAN  e lo si aspetta da 12 anni. Quando si é dirigente della PA bisogna accettare le regole dicono al Comune e le regole prevedono la rotazione dei dirigenti. Quindi nessun problema, anche se in questo modo un giornalista diventa definitivamente un amministrativo e al consiglio non so chi si occuperà adesso dell ufficio stampa con qualche problemino per l'autonomia degli eletti. Insomma, l'errore é a monte e sta nel non aver voluto applicare, quando lo si poteva, correttamente la legge 150. Un errore di cui tutti sono un po responsabili,  incluso per certi aspetti l'ordine e l'assostampa che hanno accettato che giornalisti fossero inquadrati come amministrativi; ma anche, un pochino, dei due colleghi che vista l'impossibilita di avere il contratto professionale hanno accettato quello ben retribuito di dirigente e naturalmente del comune, passata gestione, che ha applicato la norma interpretandola appunto come si poteva "alla bisogna". La soluzione adesso resterebbe solo una, il rispetto della normativa vigente, ma per intero.  Da questo punto di vista non mi sembra che la gestione attuale del comune per il momento sia orientato a farlo. Questo porterà ad altri errori ed ad altre incomprensioni. Forse é arrivato il momento che tutti dicano su questa vicenda finalmente basta e impongano un metodo unico valido per tutti nell interesse delle amministrazioni, dei cittadini, della professione.

24 luglio, 2012

La guerra degli hashtag che ricorda quella dei manifesti elettorali. Su Twitter si é aperta la campagna elettorale.

Derrick de Kerckhove in un intervista che mi aveva rilasciato durante  le ultime elezioni amministrative aveva affermato: "In queste elezioni la rete non sarà determinante, nelle prossime sarà la rete a decidere chi eleggere". Non so su quali basi poggiasse le sue previsioni il Prof ma una cosa é certa: la rete sta già avendo un ruolo decisivo nella competizione elettorale la cui data non é stata ancora stabilita mentre e la campagna elettorale é già iniziata. Da ieri pomeriggio su twitter é scoppiata, intanto, la prima guerra elettorale degli hashtag. Una battaglia per il momento apparentemente tutta interna alla sinistra. La cosa era iniziata qualche giorno fa durante l'assemblea nazionale del PD. Con un hashtag inequivocabile: #addioPD, ad assemblea ancora aperta, si era aperto su twitter il dibattito sul mancato voto relativo alla delicata questione delle coppie gay. In pochi minuti centinaia di post sommergono il Social Network con commenti durissimi sulle scelte in materia di diritti civili del partito Democratico. Poi la cosa sembrava essersi fermata. Ieri scatta, invece, improvvisamente, quello che ha tutto l'aspetto di un vero e proprio bliz. Un nuovo hashtag #iononvotoilPD, lanciato non si sa bene da chi, forse da un troll, fa riesplodere il dibattito. In meno di un ora scatta la contromossa. Centinaia di post rispondo con un hashtag opposto #iovotoilPD. Il modo in cui si svolge la vicenda ha un sapore antico e non può non ricordare le battaglie dei manifesti di tanti anni fa quando la politica era ancora partecipazione e scontro. Non so se le prossime elezioni saranno decise veramente in rete come dice il Prof. ma sicuramente in rete vedremo una bella lotta e temo senza esclusione di colpi. Qui trovate l'intervista a derrick de kerckhove http://www.youtube.com/watch?v=GGkoGzQhwYs&feature=youtube_gdata_player HASHTAG? Un argomento. Attraverso l’hashtag si raggruppano sotto un unica tematica tutti i tweet inerenti, esattamente come funziona con i TAG dei blog o dei giornali on line. TROLL? Con il termine troll, nel gergo di Internet e in particolare delle comunità virtuali, si indica una persona che interagisce con gli altri utenti tramite messaggi provocatori, irritanti, fuori tema o semplicemente senza senso, con l'obiettivo di disturbare la comunicazione e fomentare gli animi.

23 luglio, 2012

Open Coesione, ottimo lavoro ma adesso bisogna lavorare dal basso.

OpenCoesione è il primo portale sull'attuazione degli investimenti programmati nel ciclo 2007-2013 da Regioni e amministrazioni centrali dello Stato con le risorse per la coesione.  "I dati sono pubblicati - si legge nella prefazione al sito - perché i cittadini possano valutare se i progetti corrispondono ai loro bisogni e se le risorse vengono impegnate in modo efficace".  Non credo sia necessario aggiungere altro, ne hanno parlato già in tanti e se proprio ci tenete qui trovate ogni risposta che vi serve. http://opencoesione.gov.it/faq/ La valutazione del lavoro, anzi un vero e proprio collaudo, é stato fatto egregiamente dagli amici di  http://www.spaghettiopendata.org/ e qui trovate un buon riassunto di Alberto Cottica http://www.chefuturo.it/2012/07/spaghetti-open-data-vs-opencoesione-collaudo-in-diretta-del-nuovo-portale-di-dati-aperti-sui-progetti-di-coesione/  Mi permetto solo di aggiungere una piccola riflessione. Il lavoro é ottimo e al ministro va tutto l'apprezzamento soprattutto per averci creduto. Si tratta di un grande sforzo ma mi sia consentito, questo lavoro, un po calato dall'alto,  non basta per diffondere  i temi Dell Open Data dentro tutta la PA.  Si perché come anche altre esperienze internazionali hanno insegnato l'Open Data deve diventare un metodo di lavoro, una cultura diffusa in tutti gli uffici pubblici per dare risultati. Ho lavorato in passato su e per i Fondi Europei e posso assicurarvi che negli uffici che se ne occupano non esiste alcun cultura dei dati, ne di conoscenza ne di distribuzione degli stessi. Figuriamoci in altri settori della PA dove non esistono obblighi di trasparenza così forti come quelli imposti dall UE.  Insomma credo che nei prossimi mesi occorrerà lavorare per diffondere la cultura dei dati liberi in tutte le amministrazioni che li detengono.  Formazione, gruppi di lavoro, sedi di incontro. Magari utilizzando anche le straordinarie competenze e professionalità che gruppi spontanei come spaghettiopendata hanno dimostrato di avere. Ripartire dal basso insomma come avvenne quando a seguito della prima riforma della PA si diffuse in tutte le amministrazioni quel bisogno di comunicare e di farlo bene. 

22 luglio, 2012

I comunistipentiti e il peccato originale

Nel nostro paese esser stati militanti comunisti in gioventù é considerato per alcuni una sorta di peccato originale da scontare permanentemente. Proprio come un peccato originale é vissuto, da questa minoranza, come un segno di appartenenza indissolubile e insieme come la condizione da rinnegare in eterno.
Clamorosi i casi di fondamentalisti disposti a tutto pur di scontare il peccato. Il più famoso resta quello di Giuliano Ferrara. Comunista non per scelta ma per eredità, Giuliano, ha passato una vita a tentar di espiare il suo peccato, fustigandosi con le peggiori esaltazioni reazionarie, arrivando a raccogliere misticamente bottiglie piene d'acqua davanti ad una chiesa per dimostrare la sua sacrale appartenenza alla specie italica più moderata.
Ma gli esempi di peccatori penitenti si sprecano. Li unisce comunque la doppiezza tipica dei fondamentalisti. Da un lato non perdono occasione per annunciare la loro eterna redenzione dall'altro amano ritrovarsi in catacombe di peccatori, visti i tempi anche collocate nel mistico mondo di Facebook. Si perché é noto che gli ex/post/ante comunistipentiti soffrono enormemente il disagio di comprendere in ritardo la modernità e inseguono goffamente le novità arrivando regolarmente ad usarle quando queste sono superate.
La catacomba più nota é quella di "Sono stato iscritto al PCI" pagina di Facebook che per il dibattito che vi si legge appare molto simile ad una commissione della terza inernazionale. Per amore di verità va detto che questa agorà telematica non é peró frequentata solo da chi vive con senso di colpa la passata appartenenza. Molti felici ex comunisti che non si stracciano quotidianamente le vesti addirittura si divertono e chiacchierano in questo forum anche seriamente di politica e di calcio.
Altri penitenti, maggiormente evoluti, si sono avventurati su Twitter dove quotidianamente rilasciano i loro mini sermoni pro moderatismo esasperato.
I veri penitenti si individuano comunque subito perché oggetto di pesanti e spesso ingiustificate accuse di trasformismo da parte di loro ex compagni rimasti non si sa come ancora comunisti. Anche la loro collocazione sociale e professionale li rende facilmente individuabili. Si tratta quasi sempre di persone che occupano posti di rilievo nel nostro paese. Manager, giornalisti, artisti, imprenditori di successo. Molti dei quali bravissimi, che avrebbero occupato quei posti anche senza l'aiutino del partito, altri un po' meno.
I cattivi che li attaccano sostengo che le loro dichiarazioni di espiazione sarebbero dettate addirittura dal loro bisogno di accreditarsi ai potenti di turno nonostante la loro storia.
Ma a generalizzare si sbaglia sempre anche se il loro comportamento in gruppo alimenta qualche sospetto (quelli furbi non a caso disertano i gruppi).
Comunque, questo continuo voler prendere distanze da una storia ormai superata e improponibile con atti e esternazioni contingenti non ha molto senso, soprattutto, se esercitato sul SocialNetwork del cazzeggio per antonomasia.
Ricordo che molti ex fascisti hanno rinunciato serenamente al loro passato senza sentire la necessita di postare ogni giorno su facebook qualcosa di sinistra. Lo stesso per fortuna fanno tantissimi ex comunistipuri in gioventù che senza rinnegare la loro storia oggi hanno scelto di ragionare con serenità e senza ideologismi collocandosi magari anche su posizioni destrose senza vergogna ne per il presente ne per il passato. Ma forse é proprio questo il male dei comunistipentiti. Restano ideologicamente dipendenti dalla loro storia e la cosa gli pesa.
Simpaticamente e che nessuno se ne abbia a male ;-)

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La soppressione delle province produrrà un duro colpo per il settore dell ICT e dell innovazione

Le commesse per le aziende di ICT di beni e servizi forniti alle Province italiane ammontano ad almeno 5 milioni di Euro annui. Altrettanti dovrebbero essere quelli impiegati per beni e servizi non propriamente tecnologici ma a supporto (impianti, reti, infrastrutture). Difficile quantizzare quanti sono i lavoratori specializzati che lavorano in aziende che forniscono assistenza tecnologica a vario livello per questi enti che almeno nella metà dei casi andranno chiusi o accorpati entro il 2013. Molte di queste aziende, soprattutto medio piccole, riescono ad andare avanti grazie a queste commesse che favoriscono anche la ricerca in un settore che ogni paese civilizzato dovrebbe sempre sostenere, anche e soprattutto, nei periodi di crisi.
Qualcuno ha calcolato quanti posti di lavoro soprattutto specializzati saranno persi grazie alla soppressione delle province e quante le aziende che dovranno chiudere?
E che fine faranno le decine di progetti di innovazione già finanziati e avviati dagli enti che tra un anno non esisteranno più?
La situazione economica era e sembra restare grave e i tagli appaiono inevitabili ma siamo sicuri che interventi che produrranno ulteriore crisi nel settore dell'ICT e dell'innovazione sia una scelta giusta?

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21 luglio, 2012

Giornalisti della Pubblica Amministrazione, forse possibile ricongiungere la pensione

Buone notizie sembrano arrivare dal parlamento per i giornalisti che lavorano nella PA. "Gli orientamenti che sembrano prevalere nella Commissione parlamentare che sta discutendo un progetto di legge che, qualora fosse approvato, ripristinerebbe la possibilità di operare ricongiunzioni previdenziali non onerose e di salvaguardare i migliori meccanismi di calcolo per coloro che hanno periodi contributivi versati in diverse gestioni costituiscono un fatto molto positivo”. Lo dichiara Giovanni Rossi, segretario generale aggiunto e coordinatore della Commissione Uffici stampa della Fnsi. “In generale per i lavoratori italiani - prosegue Rossi -, ma può esserlo, nello specifico, anche per quei giornalisti addetti stampa pubblici di maggiore anzianità contributiva i quali rischiano un danno pensionistico dalla rottura della continuità contributiva imposta dal 2001 con il passaggio obbligatorio dall’Inpdap all’Inpgi (fatto, peraltro, positivo ai fini del riconoscimento del ruolo pienamente giornalistico dei colleghi e, più in generale, per gli addetti stampa più giovani)”. La Fnsi chiede “al governo di superare le proprie riserve al riguardo e ringrazia i parlamentari di tutti gli schieramenti che si sono impegnati, con specifiche proposte di legge ora confluite nel testo unificato, ad affrontare queste problematiche che investono la dignità del lavoro, auspicando una rapida approvazione di norme di giustizia”. Un primo passo per riparare alle tante ingiustizie e discriminazioni a cui sono sottoposti i giornalisti che lavorano nel settore pubblico e che da 12 anni attendono l'applicazione del contratto previsto dall'inapplicata legge 150/2000.

02 luglio, 2012

Quando la smetterò di fare il mission impossible de noi altri? Ovvero stavolta ci stavo rimanendo

Tre mesi di marcia ogni mattina saranno pur serviti a qualcosa? Certo, recuperare dieci o forse più anni di assenza assoluta di moto (ho usato solo la vespa) nun é facile. E poi la botta l'ho presa e devo considerarla, ma se vado piano piano, alternando la rana allo stile libero e magari molto dorso..a Vivara come i vecchi tempi ci arrivo in meno di un ora. Sti cazzi é il ritorno che non ho calcolato, ma perché devo sempre fare il mission impossible de noi altri?
Ė con questi pensieri e con quelli che avrei dovuto fare e non ho fatto che sono entrato in acqua non prima di fumarmi, pure, un ultima sigaretta.
Sono partito spedito assai. Le braccia giravano che era una meraviglia le gambe su é giù: effetto locomotiva assicurato...fino all'ultima boa. Quando sono entrato nelle acque riservate ai signori della navigazione domenicale la mia preoccupazione era ancora rivolta ai natanti e alle loro eliche. A cento metri dallo scoglio di Vivara ho avvertito i primi problemi che ovviamente non ho compreso subito: la tosse. Me la sono presa con le sigarette e forse non sbagliavo ma la cosa era già più seria di un attacco di tosse per eccesso di nicotina. Giro il cavallo e decido di tornare subito. Altra cazzata, avrei dovuto fermarmi a Vivara compensare e magari tornare a piedi. Vedo avvicinarsi in direzione sud un fuoribordo guidato da uno che non mi sembra tanto convito a guardare se qualche coglione é in acqua. A questo punto faccio la stronzata finale. Accellero, testa sotto, direzione spiaggia. Cento al massimo centocinquantametri e avverto il fenomeno che mai si dovrebbe avere quando si nuota. Fermati testa di cazzo fermati e compensa. Hai fatto venti anni di nuoto qualcuno anche da competizione (dilettanti) dovresti sapere bene che se ti viene giù l'unica benzina che ha il nuotatore il casino é serio. Devi mantenere la calma e compensare. Invece non mi fermo, la paura delle barche mi frega. Rientro nelle acque riservate ai bagnanti ma nella zona dove quasi nessuno ci arriva che già i polmoni hanno quasi del tutto smesso di pompare. Il fiato, Gesù il fiato non entra. A questo punto il panico é inevitabile. A spingere giù un po' di ossigeno ci pensa solo lo stomaco. Insisto consumando le ultime risorse. Ma poi mi metto a gridare. Sono ormai a meno di duecento metri dai ragazzi che giocano sulla secca e rischio di affogare come se fossi pieno oceano. Rantolo quando in un sussulto di orgoglio spero che non mi ritroveranno li a poche bracciate dalla riva. Magari la corrente mi porterà via. Non sto a raccontare i pensieri che ti girano per la testa quando pensi che sia finita ma vi assicuro che anche senza respiro il cervello continua inesorabile a funzionare. Ho quasi smesso di respirare e di lottare quando vedo quel materassino arancione. Che bel colore l'arancione. La voce della signora o signorina che faceva tranquilla il suo bagno a largo mi ridà speranza. Che succede? Mi chiede da lontano. Senza pudore riesco a chiederle aiuto. Mi raggiunge e io mi butto sul suo Materassino tossendo come un tisico. Capisco che é un po' spaventata, in fondo potrei tranquillamente essere un matto, anzi lo sono. Provo con la poca voce che mi resta a tranquillizzarla ma non c'é bisogno. Si é fidata e mi riporta, spingendo da sola il prezioso giaciglio galleggiante, dove si tocca, aspetta che io metta i piedi nella sabbia e va via. Arrivo agli ombrelloni distrutto, i miei sanno solo gridarmi giustamente che sono una testa di cazzo. Per fortuna qualcuno mi aiuta a respirare. Non so nemmeno come fa. Riprendo lentamente a far funzionare i polmoni, ci metto almeno sei ore prima di avere un respiro quasi normale e ancora mi fa male la trachea ed ho difficoltà a buttar giù l'aria.
Intanto penso alla signora gentile col materassino. Non so se lo ha capito ma io le devo probabilmente la vita e vorrei tanto rincontrarla per scusarmi e ringraziarla.