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02 luglio, 2012

Quando la smetterò di fare il mission impossible de noi altri? Ovvero stavolta ci stavo rimanendo

Tre mesi di marcia ogni mattina saranno pur serviti a qualcosa? Certo, recuperare dieci o forse più anni di assenza assoluta di moto (ho usato solo la vespa) nun é facile. E poi la botta l'ho presa e devo considerarla, ma se vado piano piano, alternando la rana allo stile libero e magari molto dorso..a Vivara come i vecchi tempi ci arrivo in meno di un ora. Sti cazzi é il ritorno che non ho calcolato, ma perché devo sempre fare il mission impossible de noi altri?
Ė con questi pensieri e con quelli che avrei dovuto fare e non ho fatto che sono entrato in acqua non prima di fumarmi, pure, un ultima sigaretta.
Sono partito spedito assai. Le braccia giravano che era una meraviglia le gambe su é giù: effetto locomotiva assicurato...fino all'ultima boa. Quando sono entrato nelle acque riservate ai signori della navigazione domenicale la mia preoccupazione era ancora rivolta ai natanti e alle loro eliche. A cento metri dallo scoglio di Vivara ho avvertito i primi problemi che ovviamente non ho compreso subito: la tosse. Me la sono presa con le sigarette e forse non sbagliavo ma la cosa era già più seria di un attacco di tosse per eccesso di nicotina. Giro il cavallo e decido di tornare subito. Altra cazzata, avrei dovuto fermarmi a Vivara compensare e magari tornare a piedi. Vedo avvicinarsi in direzione sud un fuoribordo guidato da uno che non mi sembra tanto convito a guardare se qualche coglione é in acqua. A questo punto faccio la stronzata finale. Accellero, testa sotto, direzione spiaggia. Cento al massimo centocinquantametri e avverto il fenomeno che mai si dovrebbe avere quando si nuota. Fermati testa di cazzo fermati e compensa. Hai fatto venti anni di nuoto qualcuno anche da competizione (dilettanti) dovresti sapere bene che se ti viene giù l'unica benzina che ha il nuotatore il casino é serio. Devi mantenere la calma e compensare. Invece non mi fermo, la paura delle barche mi frega. Rientro nelle acque riservate ai bagnanti ma nella zona dove quasi nessuno ci arriva che già i polmoni hanno quasi del tutto smesso di pompare. Il fiato, Gesù il fiato non entra. A questo punto il panico é inevitabile. A spingere giù un po' di ossigeno ci pensa solo lo stomaco. Insisto consumando le ultime risorse. Ma poi mi metto a gridare. Sono ormai a meno di duecento metri dai ragazzi che giocano sulla secca e rischio di affogare come se fossi pieno oceano. Rantolo quando in un sussulto di orgoglio spero che non mi ritroveranno li a poche bracciate dalla riva. Magari la corrente mi porterà via. Non sto a raccontare i pensieri che ti girano per la testa quando pensi che sia finita ma vi assicuro che anche senza respiro il cervello continua inesorabile a funzionare. Ho quasi smesso di respirare e di lottare quando vedo quel materassino arancione. Che bel colore l'arancione. La voce della signora o signorina che faceva tranquilla il suo bagno a largo mi ridà speranza. Che succede? Mi chiede da lontano. Senza pudore riesco a chiederle aiuto. Mi raggiunge e io mi butto sul suo Materassino tossendo come un tisico. Capisco che é un po' spaventata, in fondo potrei tranquillamente essere un matto, anzi lo sono. Provo con la poca voce che mi resta a tranquillizzarla ma non c'é bisogno. Si é fidata e mi riporta, spingendo da sola il prezioso giaciglio galleggiante, dove si tocca, aspetta che io metta i piedi nella sabbia e va via. Arrivo agli ombrelloni distrutto, i miei sanno solo gridarmi giustamente che sono una testa di cazzo. Per fortuna qualcuno mi aiuta a respirare. Non so nemmeno come fa. Riprendo lentamente a far funzionare i polmoni, ci metto almeno sei ore prima di avere un respiro quasi normale e ancora mi fa male la trachea ed ho difficoltà a buttar giù l'aria.
Intanto penso alla signora gentile col materassino. Non so se lo ha capito ma io le devo probabilmente la vita e vorrei tanto rincontrarla per scusarmi e ringraziarla.

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