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28 aprile, 2008

WEB 2.0 la community della PA


Da "il manifesto" inserto speciale E-GOV e PA
di Domenico Pennone

"Io mi accontenterei di trovare le informazioni che cerco in un sito della Pubblica Amministrazione. Gli esperimenti sono proprio l'ultima cosa di cui dovrebbero preoccuparsi...”. Questo post scovato in uno dei tanti blog indipendenti riassume l'atteggiamento diffidente dell'utenza evoluta di fronte ad alcuni "timidi tentativi" di introdurre il cosiddetto web 2.0 nella comunicazione online della Pubblica amministrazione. Atteggiamento diffidente dovuto anche al tortuoso percorso di alfabetizzazione informatica seguito dalla Pubblica amministrazione in questi anni. Un percorso che in qualche caso ha si provato a rispondere alle sempre più complesse ed esigenti richieste di interattività da parte del cittadino–utente ma che in gran parte ha prodotto solo acquisto di tecnologie costose e troppo spesso poco utili. Un percorso che forse oggi è possibile invertire anche senza grandi investimenti puntando sempre di più sulla partecipazione dei cittadini grazie agli strumenti offerti da quella tecnologia ormai universalmente definita web 2.0.Intanto bisogna precisare che il web 2.0 generalmente indica una forma di web evoluta rispetto ai tradizionali elementi del mondo internet. Il naturale superamento insomma dei siti con pagine statiche (a cui ci ha abituato da sempre la pubblica amministrazione) i cui contenuti avevano un aggiornamento per quanto possibile periodico. Ciò che è definito come web 2.0, si caratterizza, infatti, essenzialmente per tre elementi: interattività, socialità, miglioramento dell'esperienza degli utenti nel fruire dei servizi. Il web 2.0 insomma più che una tecnologia è una svolta nelle modalità con cui le informazioni girano nella rete ed è frutto di due importanti novità: il raggiungimento di una fase matura della tecnologia che sta finalmente manifestando il vero potenziale del mezzo e la maturazione a sua volta degli utenti chiedono di più al web e provano a generare e organizzare in autonomia i contenuti distribuiti.Bisogna in ogni modo dire che questi "timidi tentativi" realizzati da alcune intraprendenti amministrazioni pubbliche sono per ora ancora inadeguati e i prodotti inevitabilmente trascurati dagli utenti se non, come abbiamo visto, apertamente contestati. Il Comune di Torino ad esempio ha avviato una serie di servizi che definisce web 2.0. Il progetto "cambiaTO" (esperimento a cui si riferiva il post citato), in particolare, è la versione 2.0 del portale torinese. Il sito funziona come una sorta iGoogle (la pagina personalizzabile del motore di ricerca). "CambiaTO" propone in pratica agli utenti di modificare la propria start page web personale con il sito del comune, arricchendola di tutta una serie di canali di news (Feed) e di widget legati alle iniziative del comune stesso.Il sito, ricco di tecnologia AJAX, fa a cazzotti sia con le norme italiane in termini di accessibilità che con la compatibilità di alcuni Browser ma appare comunque come un esempio pregevole di utilizzo tecnologie innovative e un buon tentativo d’affiliazione dell'utenza. In Emilia, dove la pubblica amministrazione tradizionalmente punta molto di più sulla partecipazione dei cittadini, si registrano poche iniziative di rilievo in direzione 2.0. Gli esperimenti più interessanti si concentrano su soluzioni che si basano su sistemi più tradizionali di CRM interattivi (Strumenti in cui i protagonisti dovrebbero essere i cittadini/utenti che accedono a servizi erogati in una logica per quanto possibile multicanale). I risultati, però, realmente funzionanti per ora si limitano ai tradizionali forum e mailing list (tipici della rete civica iperbole). Degno di nota l'innovativo Unox1 della rete civica Monet di Modena. Unox1 è uno spazio web in cui è possibile registrarsi per ricevere le informazioni desiderate e personalizzate ma anche ottenere on-line risposte in base a parametri scelti dall'utente.Anche il comune di Venezia ha annunciato recentemente la sua sfida al Web 2.0. "Amministrare 2.0", così si chiama il progetto lagunare che punta su un nuovo approccio mentale da parte del dipendente pubblico. L'idea è che è proprio dal dipendente pubblico che si deve partire per innovare la PA dal suo interno. Il pubblico dipendente dovrebbe trasferire al lavoro le competenze informatiche e tecniche di cui quotidianamente si avvale nel privato. Grazie a queste competenze distribuite dovrebbe essere possibile dare avvio ad un rete sociale fatta di partecipazione attiva e dinamismo interattivo. Qualcosa si muove in questo versante anche al sud. Le Regioni Abruzzo, Molise e la Provincia di Napoli stanno lavorando alla realizzazione di strumenti di produzione e acquisizione di video trasmessi poi via web. Insieme al Formez, all'Ordine dei giornalisti e al Dipartimento della funzione pubblica queste amministrazioni contribuiscono al progetto "la PA che si vede". Una sorta di youtube pubblica in cui raccogliere in un unico contenitore i prodotti multimediali liberamente realizzati dagli aderenti.Non "della" Pubblica Amministrazione ma "per" la Pubblica Amministrazione è invece il progetto "SaperiPA" promosso dal ForumPA. ForumPA è un progetto dell'Istituto Mides organizzatore dell'annuale importante Mostra Convegno dei servizi ai cittadini e alle imprese realizzata in collaborazione con il Ministro per le Riforme e le Innovazioni. SaperiPA è essenzialmente un portale in cui viene archiviato, classificato e reso fruibile il vasto patrimonio di saperi e conoscenze sulla PA, aperto al contributo degli utenti. Una sorta di grande “enciclopedia” non formalizzata, una “wiki” sui processi d’innovazione e modernizzazione della Pa.Ma nonostante qualche eccellenza (non potremmo citarle tutte) poche restano comunque le esperienze degne di nota. Sicuramente però l'attenzione sta crescendo e con questa la diffusione del web 2.0 tra gli utenti italiani.Una straordinaria opportunità si sta insomma aprendo per le Pubbliche Amministrazioni: l'occasione di sfruttare quell'intelligenza collettiva sempre più attiva e protagonista nella rete per recuperare credibilità ed efficienza.Per sfruttare quest’occasione occorre, però pensare ad interventi che non siano di mera facciata ma che sappiano realmente coinvolgere gli utilizzatori. Va bene aprire blog o spazi di condivisione e servizi personalizzati sui siti istituzionali ma questo non basta. Perché il web 2.0 esista occorre che ci siano gli utenti ad alimentarlo. Il successo delle applicazioni web 2.0 sta nella loro semplicità d’uso, nella loro efficacia ma anche nella rapidità e capacità dei sistemi di automigliorarsi. Tutto questo è realizzabile solo grazie ad una vera massa critica d’utilizzatori. Il vantaggio e il valore delle applicazioni web 2.0 sta proprio dunque nella sua capacità di coinvolgere la comunità nella generazione dei contenuti.Allora, l'unica soluzione per la PA è quella di provare a creare finalmente una comunità di utenti, fatta di gente che partecipa e contribuisce e non solo di visitatori occasionali delle proprie pagine web.Una comunità capace di alimentare il sistema grazie sì agli applicativi ma anche e soprattutto alle relazioni sociali generabili on line.

21 aprile, 2008

iPhone in Italia con Tim


Franco Bernabè, amministratore delegato di Telecom Italia, ha firmato il contratto con Apple. Entro poche settimane nei negozi della rete di distribuzione Tim dovrebbe arrivare il tanto atteso gioiello della mela morsicata.
Ci occupiamo del evento perché è molto probabile che l’arrivo dell’iPhone possa aumentare la massa critica degli utilizzatori di terminali mobili per accedere alla rete. Se questo fosse vero, se l’iPhone, forte anche del supporto per la rete UMTS italiana, spopolasse nel nostro paese come già avvenuto altrove allora potrebbero cambiare davvero dinamiche di comunicazione online per tutti. Anche per la Pubblica Amministrazione?

14 aprile, 2008

VOTATEMI I!!

Qualche buontempone mi ha iscritto al premio innovatori promosso da forumPA.
La cosa strana è che la mia candidatura è stata ritenuta meritevole di valutazione.
In questi giorni si è aperto il cosiddetto "social rating" (cosi si chiama il gioco) in pratica una votazione dal basso per scegliere chi secondo il popolo della rete è il più innovatore dei dipendenti pubblici.
Nzomma, per farla breve, andate qua e VOTATEMI!




PS: il premio è una semplice targa per cui non chiedetemi di comprare il voto :-)

10 aprile, 2008

XDL: ridurrà il digital divide?

Siglato l'accordo per ottimizzare lo sviluppo della tecnologia XDSL su tutto il territorio nazionale,
Il ministero delle comunicazioni, la società per lo sviluppo di infrastrutture Infratel e Fastweb si sono impegnate a condividere le informazioni relative agli interventi nelle aree non coperte dalla connessione internet a banda larga.
Il protocollo, firmato il 9 aprile 2008, prevede la creazione di un'infrastruttura per l'abilitazione della banda larga nelle zone finora sprovviste della tecnologia adeguata.
Tutto l'intervento rientra nei piani del più ampio programma "Larga Banda", nato dall'accordo stipulato nel dicembre 2005 tra Infratel e il ministero delle comunicazioni.
Presto dovrebbero essere definiti i requisiti tecnico-economici per l'acquisizione delle infrastrutture di telecomunicazione da parte dell'operatore fastweb.

09 aprile, 2008

Infomobilità: lo scenario europeo


di domenico pennone
Il Sole 24 Ore - Guida agli Enti Locali Numero 12 del 22/03/2008 Pagina 18

La Commissione europea ha deciso di favorire, con proprie iniziative e sostenendo i progetti dei singoli Paesi, l'utilizzo pieno dell'innovazione tecnologica nella politica dei trasporti. Dispositivi di sicurezza intelligenti e nuovi modi di comunicazione e gestione del traffico dovranno agevolare la mobilità e l'integrazione delle reti nei prossimi anni in tutti gli Stati. La Commissione, alla luce delle più recenti innovazioni tecnologiche, ha avviato da tempo un'attenta riflessione sulla cultura della mobilità urbana. La Comunicazione Mantenere l'Europa in movimento contiene in particolare la Revisione intermedia prevista del cosiddetto Libro Bianco Trasporti approvato nel 2001. Nella comunicazione viene fatta una valutazione sullo stato dei trasporti ed esaminate le tematiche di questo settore comuni a tutti gli Stati. Indicati anche i principi essenziali in materia di trasporti che dovranno guidare i paesi dell'Unione nei prossimi anni. Ed è proprio in quest'ottica che la Commissione indica l'innovazione tecnologica come elemento prioritario da tenere sempre in considerazione. Nel documento viene così ribadito il concetto di mobilità sostenibile e infomobilità come «strumenti essenziali per garantire la libera circolazione dei cittadini europei e per la crescita economica dell'Unione».Il nuovo Libro Bianco, rispetto alla versione 2001, mostra una maggiore attenzione alla sostenibilità dei trasporti europei a lungo termine, affermando che tutte le modalità di trasporto sono fondamentali per l'Europa purché siano efficaci, ben integrati tra loro ma soprattutto innovativi. Appare dunque evidente l'interesse per i cosiddetti ITS (sistemi intelligenti di trasporto). Questi sistemi, si afferma nel documento, sono ormai riconosciuti come gli elementi chiave d'innovazione tecnologica che potranno in breve tempo migliorare la sicurezza degli utenti, la mobilità sostenibile e l'efficacia dei trasporti. Per la Commissione, l'uso di nuove tecnologie, grazie anche al livello di eccellenza conseguito nel settore dalle nostre aziende, oltre ad agevolare la mobilità in generale offriranno alle imprese nuovi mercati e quindi nuove occasioni di sviluppo anche occupazionali. Ed è anche per questo che nei prossimi mesi la Ue continuerà a sostenere progetti che vedono le aziende direttamente impegnate nella realizzazione di servizi innovativi per il settore dei trasporti. In tal senso è stato pienamente affermato il sostegno alla più generale politica europea di Ricerca e Sviluppo Tecnologico. In particolare, per grandi progetti quali GALILEO, il programma europeo di radionavigazione e di posizionamento via satellite, che dovrebbe essere implementato su i corridoi paneuropei già dal 2009. La Commissione ha ritenuto dunque opportuno costituire appositi gruppi di lavoro per la definizione di precise linee programmatiche. Obiettivo:una linea strategia sulla logistica per il trasporto e gli ITS, che sia il frutto di un ampio dibattito e punti alla definizione di un vero e proprio Piano strategico e tecnologico per i trasporti da approvare entro il 2009. (D.P.)

Strade affollate


Veicoli in circolazione in Italia nel 2005: 50.243.250
automobili: 34.667.485

ciclomotori: 5.325.000
motocicli: 4.938.359

autocarri: 4.327.832

autobus: 94.437

motocarri: 344.827
altro (rimorchi 90% piccole auto per ragazzi 10%) 812.161
Fonte: Ministero dei trasporti

Infomobilità, al via i nuovi piani regionali

Il Sole 24 Ore - Guida agli Enti Locali Numero 12 del 22/03/2008 Pagina 18

Nel 2008 verrà completata la redazione dei programmi per la mobilità locale, promossi dal Dipartimento Affari regionali. Obiettivo: rendere il trasporto sempre più intermodale favorendo in particolare i sistemi informativi e l'offerta innovativa.

di Domenico Pennone

L'infomobilità rappresenta un'area decisiva per la politica d'innovazione, sospingendo la competitività con il non disprezzabile effetto collaterale di migliorare la qualità della vita dei cittadini». A dichiararlo è il ministro uscente per gli Affari regionali e Autonomie locali, Linda Lanzillotta. L'infomobilità, dunque, diventa un obiettivo strategico e prioritario per il Governo. Un obiettivo che coinvolge lo sviluppo economico, i trasporti e l'intero sistema dei territori.Quali sono i principali progetti avviati dal governo su questo importante fattore di ricerca e innovazione?«Il Governo ha avviato diverse iniziative su questa materia. I sistemi cosiddetti Its (Information Transportation Systems) hanno una parte consistente sia nel Piano Generale della Mobilità sia nei progetti d'Industria 2015 sulla mobilità sostenibile. Ma l'intervento principale, soprattutto nei confronti dei territori, è in corso di attuazione mediante il Programma Elisa, che, per buona parte, ha come obiettivo proprio lo sviluppo dei sistemi d'infomobilità su cui abbiamo registrato in questi mesi grande interesse non solo da Comuni e Province (che sono i beneficiari degli interventi), ma anche dalle Regioni che devono verificare la coerenza delle iniziative locali con i piani regionali. L'obiettivo, su tutti i temi, ma in particolare su quello dell'infomobilità, è quello di lanciare azioni innovative ma, soprattutto, creare intorno a questi progetti aggregazioni tra più territori. Dobbiamo superare la cultura delle best practice, che troppo spesso si ferma a livello locale e non riesce a diffondere i germi dell'innovazione. La svolta si avrà generando modelli utilizzabili effettivamente in tutto il Paese, così da essere volano per l'innovazione e competitività a livello internazionale. Elisa punta anche a collegare la spinta innovativa degli Enti locali e delle Regioni, con le potenzialità di ricerca e sviluppo del sistema imprenditoriale. Le imprese possono giocare, infatti, un ruolo fondamentale in tutto questo processo. Gli investimenti pubblici, centrali e locali, insieme alla voglia di rischiare e alle professionalità degli imprenditori possono davvero segnare una svolta nella capacità d'innovazione del nostro sistema produttivo».Entro la prima metà del 2008, in base all'accordo assunto in Conferenza unificata, le Regioni dovrebbero redigere piani regionali dell'infomobilità. A che punto siamo? Quali sono le Regioni e le città più attive su questo fronte?«Siamo davvero a buon punto. Al momento sono 15 le Regioni che hanno redatto i Piani dell'infomobilità. Questo significa aver lavorato a tutti i livelli sulla destinazione delle risorse, sulla progettualità e aver analizzato le esigenze del territorio. Questi piani, oltre a essere fondamentali per il Programma Elisa, costituiscono un modello di lavoro per il futuro. Alle Regioni spetterà la pianificazione degli interventi sul territorio; Comuni e Province avranno invece il compito di trasformare la programmazione in progetti operativi. Il ministero, anche attraverso la Commissione permanente per l'Innovazione tecnologica degli Enti locali e delle Regioni, oltre ad avere fornito il supporto iniziale alla redazione dei piani, avvierà iniziative di monitoraggio e seguirà attentamente gli sviluppi di questi processi e, soprattutto, misurerà la coerenza degli interventi locali con lo schema definito complessivamente a livello nazionale».Si sta tenendo conto in queste iniziative della necessità di ottimizzare e potenziare ogni modalità di trasporto quali quelle fluviali, marine ecc.?
«Certamente. L'obiettivo è quello di rendere il trasporto sempre più intermodale. Bisogna però distinguere bene gli ambiti d'intervento: al momento, il ministero considera prioritari gli aspetti più legati al traffico urbano, nello sforzo di potenziare i sistemi informativi del trasporto pubblico e di quello privato. In un secondo momento, probabilmente già nella seconda fase del Programma Elisa, l'attenzione si concentrerà sui sistemi logistici e sull'integrazione del trasporto delle merci, per il quale le vie fluviali e le autostrade del mare costituiscono dei riferimenti essenziali».Le iniziative del governo e degli Enti locali vanno anche nella direzione di promuovere e incoraggiare la propulsione pulita e l'uso dei trasporti più rispettosi dell'ambiente?
«Sì, il principio che sta alla base di queste azioni è proprio quello della sostenibilità. Concentrare gli sforzi nel migliorare i sistemi di viabilità, nel fornire informazioni utili ai cittadini per muoversi meglio negli spazi urbani ed extraurbani, potenziare anche sotto il profilo informativo il trasporto pubblico locale, sono tutti strumenti per un unico obiettivo: migliorare la qualità della vita sia dal punto di vista dei tempi che da quello della tutela ambientale. E per aggiungere un ulteriore elemento proprio in merito al trasporto pubblico urbano, è evidente che non basta creare una rete informativa se non si migliora la qualità complessiva del servizio. Un risultato che si può raggiungere anche con una maggiore apertura al mercato. Infine, non sfugge come tutte queste iniziative si collochino in stretta relazione con le politiche internazionali di contrasto alla congestione urbana. Le esperienze europee d'accesso a pagamento ai centri urbani di Londra e di Stoccolma non solo sono state ben accettate dai cittadini di quelle città, ma hanno generato una riduzione significativa dell'inquinamento urbano ed extraurbano. È per questa ragione che è necessario seguire con grande interesse l'iniziativa dell'Ecopass del sindaco Moratti a Milano, che, dopo le difficoltà iniziali, sta ottenendo risultati positivi. Naturalmente, i miglioramenti tecnici sono sempre possibili anche per l'ecopass milanese».Rispetto alle Politiche europee e alle iniziative intraprese in altri Paesi come si colloca l'Italia?«Ho studiato molto approfonditamente quanto avviene in Europa e nel resto del mondo. Quello che si può dire è che oggi il nostro Paese esprime una grande vitalità su questo tema anche a livello internazionale. I nostri territori stanno cominciando ad investire in modo coordinato, in Italia si trovano alcuni tra i più importanti luoghi d'innovazione tecnologica sul tema della mobilità, voglio citare per tutti l'Università di Bologna e il Centro Ricerche Fiat, e la cosa più interessante è che molti italiani, anche all'estero, costituiscono le avanguardie della ricerca nel settore. È un contesto molto ricco per noi nel quale non bisogna perdere tempo ed essere subito operativi. In tal senso vorrei segnalare il previsto accordo con il Rettore dell'Mit (Massacchussets Institute of Technology) sulle tematiche dell'infomobilità nei territori italiani che darà vita a una serie di iniziative in coordinamento con gli Enti locali proprio per potenziare la ricerca applicata sul tema degli ITS. Altri accordi sono previsti entro l'estate con università e centri di ricerca italiani e stranieri. Insomma, è davvero possibile che proprio su questo tema non solo non si perda il treno della competitività, ma si possa costruire un punto di vantaggio internazionale per il nostro Paese. Il ministero continuerà a lavorarci intensamente, in modo locale e globale, guardando cioè alle eccellenze internazionali ma senza mai perdere di vista la qualità che dobbiamo sempre di più esprimere sui nostri territori».