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09 settembre, 2008

Tecnologie, un sistema per l'informazione

Il Sole 24 Ore - Guida agli Enti Locali Numero 34 del 30/08/2008 Pagina 93
Tra le novità più significative del Testo unico vi è sicuramente quella relativa agli obblighi nel campo della comunicazione. Ecco come funziona tra compiti, risorse e finanziamenti il coordinamento da parte del Sinp, il sistema nazionale per la prevenzione
di Domenico Pennone


Con l'entrata in vigore del Dlgs 81/2008, è stato compiuto un passo avanti di grande portata. Il provvedimento dà un nuovo assetto alla normativa in questa delicata materia. Finalmente si raccoglie in un unico decreto la numerosa legislazione prodotta in questi anni, che adesso è presenta in una veste chiara e funzionale. Non si tratta, però solo di una raccolta di leggi: moltissime sono, infatti, le novità introdotte. Sono inseriti capitoli completamente nuovi nel campo della tutela e della salute dei lavoratori. Una delle novità più significative è quella relativa ai nuovi obblighi nel campo delle azioni d'informazione e formazione che saranno programmate e coordinate dal cosiddetto Sistema informativo nazionale per la prevenzione (Sinp).

IL SISTEMA
Il Sistema informativo nazionale per la prevenzione è costituito dal ministero del Lavoro, dal ministero della Salute, dal ministero dell'Interno, dall'Inail, dall'Ipsema, dall'Ispesl, del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro e per la prima volta vede la partecipazione diretta delle Regioni e delle Province autonome di Trento e di Bolzano. Il testo unico stabilisce le principali direttive tecniche per la realizzazione e il funzionamento del Sinp, nonché le regole per il trattamento dei dati. Queste ultime verranno in seguito compiutamente definite con decreto dei ministri del Lavoro, della previdenza sociale e della salute, di concerto con il ministro per le Riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione, acquisito il parere della Conferenza Stato-Regioni.
Il nuovo testo, proprio in relazione al Sinp, fa chiarezza sulle funzioni attribuite all'Ispesl e all'Inail in ambito di prevenzione. A questi Istituti spetta, infatti, la vera attività di creazione del sistema informativo nazionale. Ispesl e Inail dovranno offrire, infatti, un ampio sostegno alle conoscenze necessarie per tutte le attività di informazione e formazione, comprese quelle più propriamente promozionali che, come abbiamo visto, potranno essere svolte in collaborazione con le Regioni e le Province autonome.
Con l'istituzione del Sistema informativo nazionale per la prevenzione il legislatore ha voluto finalmente sancire l'importanza e il ruolo, che, per la tutela della salute dei lavoratori, svolgono le attività di informazione e di formazione. La scelta di affidare a un sistema unico centrale, coordinatore di tali attività, evidenzia l'intento di evitare che tali azioni siano svolte senza programmazione e da enti diversi non coordinati tra loro.
L'articolo 9 del nuovo testo unico stabilisce con chiarezza quali sono gli Enti pubblici che hanno compiti in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, definendo i ruoli dei singoli soggetti istituzionali facenti parte del Sistema delle amministrazioni e degli enti statali. A questi è affidato l'incarico di agire in maniera sistemica supportando l'attività governativa attraverso la ricerca, la consultazione e la diffusione di buone prassi e linee guida. A questi soggetti istituzionali è affidato dunque il compito di progettare precisi e tempestivi percorsi formativi e informativi.

IL RUOLO
Con l'articolo 10, che riprende gli indirizzi generali in materia di informazione, viene anche chiarito che l'informazione e l'assistenza in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro sono svolte da tutti i soggetti del sistema istituzionale senza esclusioni. A queste attività partecipano anche gli organismi paritetici e gli enti di patronato, anche mediante convenzioni. Le convenzioni saranno sottoscritte in particolare per specifici contesti di lavoro caratterizzati da una forte frammentazione.
Per la prima volta, dunque, vi è il riconoscimento per le Regioni e le Province autonome di poter agire in collaborazione con altri soggetti istituzionali quali le Asl, i ministeri del Lavoro e dell'Interno i Vigili del fuoco, gli organismi paritetici e gli enti di patronato per svolgere, mediante, apposite convenzioni, attività di informazione, assistenza, consulenza, formazione, promozione in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.
Queste attività, precisa la norma, andranno rivolte in particolare nei confronti delle aziende artigiane, delle imprese agricole, delle piccole e medie imprese e delle rispettive associazioni di categoria ma anche in ambito scolastico, formativo e universitario.

IL FINANZIAMENTO
L'articolo 11 individua anche una serie di attività di sostegno alle imprese nella effettiva applicazione degli obblighi di legge e di diffusione della cultura della salute e sicurezza. In particolare, il comma 1 prevede finanziamenti a favore delle piccole e medie imprese ed anche con riferimento a progetti formativi. Sulla base dell'articolo 11, l'Inail finanzierà progetti di investimento e formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro rivolti in particolare alle micro, piccole e medie imprese come anche progetti volti a sperimentare soluzioni innovative e strumenti di natura organizzativa e gestionale ispirati ai principi di responsabilità sociale delle imprese.
L'adozione di buone prassi da parte delle imprese costituirà criterio di priorità per l'accesso al finanziamento. Un'ulteriore e sostanziale novità apportata dal testo unico è dunque quella relativa al finanziamento delle attività di informazione e formazione che per la prima volta sono previste e finanziate da un apposito fondo.
Il fondo, che avrà una gestione autonoma, sarà allocato presso l'Inail ed opererà là dove la contrattazione non preveda o costituisca sistemi di rappresentanza dei lavoratori e di pariteticità migliorativi o almeno di pari livello.
Il fondo è finanziato mediante le quote versate dalle aziende, le entrate derivanti dall'irrogazione delle sanzioni previste dal nuovo decreto legislativo, da una quota parte (nella misura del 50%) delle risorse realizzate da Inail, Ispesl, Ipsema per le attività di consulenza e, infine, dalle risorse che saranno destinate alla formazione delle Pmi di cui all'articolo 1 comma 7-bis della legge 123/2007.
Mediante decreto del ministero del Lavoro, di concerto con Economia e Istruzione, si provvederà al riparto delle risorse tra le varie tipologie di attività. In sede di prima applicazione si dovrà comunque prevedere, entro sei mesi dall'entrata in vigore del decreto, il finanziamento di una campagna straordinaria di formazione cui ovviamente potranno attivamente partecipare Regioni e Province autonome.
All'Ispesl e all'Inail il compito di prevedere, anche nella gestione del fondo, una coerente definizione delle attività nell'ambito della più generale programmazione e pianificazione delle attività di prevenzione. Toccherà alla Commissione consultiva, dove le parti sociali partecipano in numero paritetico con le istituzioni nazionali e territoriali, individuare, in coerenza con gli indirizzi del Comitato per l'indirizzo e la valutazione delle politiche attive, le iniziative nel campo della promozione e stabilire ovviamente quelle finanziabili. l

Videoterminali, gli obblighi e i tempi al computer

Il Sole 24 Ore - Guida agli Enti Locali Numero 34 del 30/08/2008 Pagina 72
Un capitolo particolare delle nuove disposizioni a tutela della salute riguarda l'utilizzo ormai assoluto delle tecnologie. Dai rischi psicofisici agli ambienti di lavoro, dalle scelte operative alla vigilanza: ecco cosa cambia negli uffici
di Domenico Pennone


Lo sviluppo della tecnologia dei personal computer e la loro estesa applicazione negli ambienti di lavoro pubblici e privati, ha determinato in pochi anni un esponenziale incremento dell'uso di unità di videoterminali. I Pc sono ormai diventati strumenti di lavoro indispensabili. L'uso ha prodotto risultati rivoluzionari in termini di funzionalità e snellimento del normale lavoro, ma, nel contempo, ha sollevato problematiche di protezione del lavoratore addetto al loro impiego. La diffusione inarrestabile in tutti gli uffici dei Pc non sempre è stata seguita da un'adeguata attenzione ai disturbi psicofisici che possono essere attribuiti all'uso dei videoterminali. Questa attenzione va comunque rivolta soprattutto al rischio di un uso di queste attrezzature in ambienti inadeguati e a possibili modelli organizzativi non adatti alla nuova tecnologia. Le ricerche e le indagini condotte sui possibili effetti prodotti sulla salute degli addetti ai videoterminali non hanno mai confermato rischi da radiazioni ionizzanti e non ionizzanti. Nemmeno è stato mai registrato un incremento anomalo di malattie relative al sangue, all'apparato visivo, all'apparato riproduttivo.
I principali problemi correlati all'uso dei videoterminali possono essere, quindi, quasi esclusivamente attribuiti alla fatica visiva (astenopia), dovuta alle caratteristiche dello schermo, alle condizioni di illuminazione e di microclima dell'ambiente e ai problemi scolo-scheletrici dovuti alle posture non corrette assunte durante il lavoro. Tutti i disturbi da considerarsi quindi non come conseguenti all'uso di videoterminali, bensì derivanti da inadeguata progettazione dei posti e delle modalità di lavoro.

TESTO UNICO
Già nel Dlgs 626/1994 che recepiva con molto ritardo gli indirizzi della Direttiva 90/270/CEE, erano elencate tutte le norme per il controllo delle attrezzature e del personale addetto ai videoterminali con indicazioni delle prescrizioni minime da adottare sui luoghi di lavoro. Con il decreto interministeriale del 2 ottobre 2000, Linee guida d'uso dei videoterminali, sono state fornite indicazioni fondamentali al fine di prevenire l'insorgenza di disturbi provocabili da arredi e tempi di lavoro ed anche, dallo stress causato dalla mansione svolta, dal software e dal rumore prodotto dalle macchine. Ed è proprio su questa impostazione di prevenzione e di obbligo di applicazione di principi ergonomici e comportamenti corretti da parte degli utilizzatori, che si concentra il Dlgs 81/2008. Ben 7 articoli (dal 172 al 179) sono dedicati al problema nella nuova normativa.
Il titolo VII (Attrezzature munite di videoterminali) del testo unico definisce i principi generali di prevenzione e protezione per l'utilizzo in sicurezza delle attrezzature munite di videoterminali. Innanzi tutto, è stabilito che le norme relative all'uso dei videoterminali si applicano a tutte le attività lavorative che comportano effettivamente l'uso delle suddette attrezzature e non quindi, ai lavoratori addetti ai posti di guida di veicoli o macchine, ai sistemi informatici installati a bordo di un mezzo di trasporto, ai sistemi informatici destinati in modo prioritario all'utilizzazione da parte del pubblico e a tutte le attrezzature munite di un piccolo dispositivo di visualizzazione dei dati (calcolatrici, registratori di cassa).

I RISCHI
Nel testo unico vengono considerati i possibili effetti dei videoterminali sulla salute, i contenuti della sorveglianza sanitaria quale misura preventiva e periodica e l'organizzazione del lavoro. Scopo della norma non è solo quello di definire le prescrizioni da adottare obbligatoriamente e le sanzioni a carico del datore di lavoro inadempiente, ma anche di dare indicazioni comportamentali ed accorgimenti per eliminare o ridurre al minimo i rischi per la sicurezza e la salute derivanti dall'uso di videoterminali. Anche per questo, particolarmente interessante risulta l'articolo 177 in cui sono chiaramente imposti al datore di lavoro precisi obblighi in materia d'informazione e formazione.
Il datore di lavoro, sia pubblico che privato, dovrà fornire ai lavoratori informazioni sulle misure applicabili al posto di lavoro, sulle modalità di svolgimento dell'attività e soprattutto sulla protezione degli occhi e della vista. Tutto questo, assicurando costantemente ai lavoratori una formazione continua e adeguata. Su quest'ultimo aspetto, è auspicabile che il Sistema informativo nazionale per la prevenzione (Sinp), all'interno del quale è prevista la partecipazione di Regioni e Province autonome, istituito dal Dlgs 81/2008 allo scopo di coordinare le attività informative e formative, decida di impegnarsi direttamente su questo problema con opportune campagne informative.

OBBLIGHI
Il testo unico descrive, unificando tutta la normativa precedente, gli obblighi del datore di lavoro all'atto della valutazione del rischio. Questi dovrà, in particolare, porre molta attenzione alle condizioni dei posti di lavoro, che dovranno essere attrezzati in modo tale da evitare i rischi per la vista e i problemi legati alla postura ed all'affaticamento fisico o mentale. Il datore di lavoro dovrà quindi adottare precisi accorgimenti per garantire condizioni ergonomiche e di igiene ambientale, adottando le misure appropriate e tenendo conto anche della somma ovvero della combinazione della incidenza dei rischi riscontrati. Per questo è stato previsto un apposito allegato in cui sono elencati tutti i requisiti minimi per organizzare e predispone i posti di lavoro per l'uso di terminali.
Molta attenzione è poi rivolta (articolo 175) a un tema da sempre oggetto di contestazioni e contenziosi anche sindacali: il tempo impegnato davanti al videoterminale nello svolgimento del lavoro quotidiano. Il lavoratore, precisa la norma, qualora svolga il suo lavoro per almeno quattro ore consecutive, ha diritto a un'interruzione della sua attività mediante pause ovvero cambiamento d'attività. Le modalità di tali interruzioni sono stabilite dalla contrattazione collettiva anche aziendale.
In assenza di una disposizione contrattuale riguardante l'interruzione, il lavoratore ha comunque diritto ad una pausa di quindici minuti ogni centoventi minuti di applicazione continuativa al videoterminale.
Viene anche chiarito una volta e per tutte che la pausa è da considerarsi a tutti gli effetti parte integrante dell'orario di lavoro e che, come tale, non è riassorbibile all'interno di accordi che prevedono la riduzione dell'orario complessivo di lavoro.

SORVEGLIANZA
Tempi certi e precisi, dunque, anche se, ove il medico competente ne evidenzi la necessità, le modalità e la durata delle interruzioni possono essere stabilite a livello individuale. Va ricordato a tale proposito l'obbligatorietà della sorveglianza sanitaria (articolo 176) cui i lavoratori devono essere sempre sottoposti.
Salvo i casi particolari che richiedono una frequenza diversa stabilita dal medico competente, la periodicità delle visite di controllo è biennale per i lavoratori classificati come idonei con
prescrizioni o limitazioni e per i lavoratori che hanno compiuto il cinquantesimo anno d'età, quinquennale negli altri casi. Molto severe sono le sanzioni previste a carico del datore di lavoro e del dirigente che non rispettano gli obblighi in materia di videoterminali.
Dunque, anche in presenza di notevoli rassicurazioni scientifiche sulla assenza di rischi dovuti dall'uso corretto di videoterminali, comportamenti errati e ambienti di lavoro non adeguati possono comunque comportare rischi seri per la sicurezza e la salute dei lavoratori. In tal caso i datori di lavoro e i dirigenti disattenti o inadempienti rischiano davvero molto.