Translate

27 agosto, 2007

“Fattore umano” decisivo per la cultura digitale, intervista al Ministro luigi Nicolais



Il Sole 24 Ore - Guida agli Enti Locali Numero 25 del 23/06/2007 Pagina 19
Per rispondere alle esigenze dei cittadini e alla sfida della modernità gli uffici pubblici devono completare l’informatizzazione dei processi interni e dotarsi di precisi indicatori di qualità. Il ministro per l’Innovazione spiega le prossime tappe di un processo ormai irreversibile
di Domenico Pennone

Il processo di modernizzazione dell'apparato burocratico è divenuto una necessità imprescindibile non solo per ridurre la spesa pubblica ma anche per sostenere la competitività del Sistema Italia. Il ministro per le Riforome e l'innovazione nella Pa, Luigi Nicolais, sembra cosciente della complessità dell'obiettivo.Ministro Nicolais, lei ha sempre sostenuto che l'innovazione non è solo un problema di sostituzione della penna con il Pc ma un problema di cultura della Pa. Con quali azioni concrete intende avviare questo progetto?


"La storia del processo d'ammodernamento della nostra Pa in questi anni è la dimostrazione che il processo d'innovazione è facile da illustrare ma assai complesso da attuare. Le innovazioni si fanno con le persone, insieme alle tecnologie. Le tecnologie da sole non bastano. Probabilmente la stagione delle sperimentazioni è finita e oggi occorre concretizzare, occorre passare alla fase nella quale si disegna davvero la nuova amministrazione fatta di innovazione, di computer, di rete, ma anche di persone che sanno fare bene il proprio lavoro. Oggi abbiamo bisogno di un'amministrazione capace di offrire una qualità dei servizi adeguata ai tempi, in cui la tecnologia diventa parte di un processo di efficienza che coinvolge tutto il sistema. Per questo è nostra intenzione introdurre indicatori capaci di verificare la qualità del lavoro umano e di premiarlo".


Il fattore umano...


"Si, il fattore umano è essenziale nel momento in cui si progetta e si realizza la trasformazione di un'organizzazione. Occorre intervenire sulle mentalità delle persone, ridisegnando i processi di funzionamento dell'intero sistema. Per avere una macchina funzionante, capace di rispondere ai bisogni dei cittadini e delle imprese, bisogna puntare sulla qualificazione, sulla formazione, sulla responsabilizzazione dei dirigenti. L'innovazione tecnologica deve diventare "accompagnamento" di questo processo. Secondo il Cnipa ogni anno si protocollano nella Pa 300 milioni di documenti, di cui un terzo è scambiato tra amministrazioni dello Stato; il tutto utilizzando quasi solo sistemi tradizionali di trasmissione".


Quando la Pubblica amministrazione abbandonerà la carta come principale strumento di comunicazione interna?


"Se tali comunicazioni avvenissero tutte attraverso l'uso di documenti firmati digitalmente e trasmessi via posta elettronica certificata otterremo tra l'altro un risparmio di circa 100 milioni l'anno. Un risparmio che permetterebbe di liberare risorse per attuare altri progetti innovativi. L'eliminazione della carta nelle Pa, l'estensione dell'obbligo della firma digitale e l'uso esclusivo della posta elettronica come principale strumento di comunicazione rappresentano gli obiettivi da raggiungere entro il 2008, come previsto dal Codice dell'amministrazione digitale. Stiamo lavorando inoltre alla definitiva sistemazione del "Sistema Pubblico di Connettività e Cooperazione", la più grande infrastruttura telematica pubblica in Europa, che consentirà a tutti gli uffici pubblici di "dialogare" tra loro, grazie a una ragnatela in banda larga. Il Spcc consentirà non solo di scambiare dati ma anche fonia, permettendo videoconferenze e integrazioni con i sistemi mobili. Un progetto che vede impegnati tutti i principali imprenditori dell'Ict e delle telecomunicazioni del nostro Paese".


La firma digitale in particolare era uno dei principali obiettivi del Piano per l'e-Government, che prevedeva la diffusione capillare delle e-firme nella Pa. A che punto siamo?


"Stiamo facendo un buon lavoro. Nel 2006 oltre 40 milioni di documenti sono stati firmati digitalmente contro i 35 milioni del 2005. Dati significativi, che ci pongono ai primi posti nel mondo per diffusione della firma digitale. L'Italia ha ormai da anni attribuito piena validità giuridica ai documenti elettronici e oggi l'Europa, nell'ambito della revisione della direttiva di riferimento, può usarci come esempio per rilanciarne l'uso. Certo molto va ancora fatto e soprattutto occorre affermare a tutti i livelli la "cultura" della firma digitale, che deve sostituire totalmente la firma tradizionale. Non escludiamo interventi per l'adozione definitiva di questa modalità".