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11 maggio, 2009

FACEBOOK NELLA PA SOLO DA VIETARE?

La rete sta diventando tutta “social”. Il web 2.0, email a parte, raccoglie più del 50% dell’intero traffico internet nel mondo. Strumenti quali youtube, facebook, flickr da soli veicolano la maggioranza dei contenuti informativi on line. Eppure c’è chi ritiene ancora che nel mondo dell’ICT almeno nella Pubblica Amministrazione sia possibile stabilire cosa può essere utile e cosa no. Chi pensa che strumenti nuovi non classificabili ancora ne come ludici ne come professionali possano essere usati secondo criteri stabiliti a priori, anche per un imprevedibile futuro.
Internet è una tecnologia giovane, ancora immatura e nessuno può ipotizzare o decidere cosa o quanto di questo strumento ci servirà domani o dopo domani.
Quanto avviene quotidianamente in rete è, in buona parte, ancora sperimentazione.
Innumerevoli gli aneddoti sulle innovazioni che ci raccontano di quante volte, anche illustri scienziati, si siano sbagliati nel pensare di poter decidere quali sono le tecnologie certamente utili o quelle quali che potranno esserlo domani.
Voglio però solo raccontare due episodi di cui sono direttamente testimone.
Molti anni fa mi interessai della fornitura dei primi personal computer da usare nella mia amministrazione. Erano una cinquantina in tutto e dovevano servire in primo luogo a sostituire inutili e costose macchine di videoscrittura acquistate solo un anno prima e quasi del tutto inutilizzate. Quando arrivò il primo dei pc della fornitura chiamai i maggiori burocrati dell’ente nel mio ufficio e mostrai quella stupenda imitazione dei Macintosh. Erano macchine che già usavano un Sistema Operativo chiamato Windows 3.11.
Volevo sbalordirli con effetti speciali ed apri il “campo minato”. Compresero subito che si trattava di un gioco e la loro reazione fu per me inaspettata. Un solo ordine: disinstallare i giochi dalle macchine altrimenti, mi dissero, era certo che i dipendenti avrebbero passato il loro tempo a giocare.
Avevo letto di quanto accaduto negli USA dove negli uffici nei quali i giochi erano stati rimossi dai pc gli impiegati si erano rifiutati di imparare l’uso del mouse e della tastiera. Non provai però a spiegare quella storia. Mi difesi mentendo. Dissi che non era possibile disinstallare quei programmi. Imbrogliai e i giochi rimasero lì. Dopo poche settimane tutti gli uffici fecero richieste di altri computer. Oggi quell’amministrazione è tra le più informatizzate d’Italia, almeno per l’uso dei pc.
Anni dopo, grazie ad una scatoletta chiamata modem, una linea telefonica ed un programma chiamato Mosaic scoprii che la rete non era più solo fidonet e che era possibile mettere in rete pagine graficamente gradevoli. Questa cosa sconvolse di nuovo gli stessi burocrati. Abituati a lettere e circolari “grigie” ritenevano addirittura immorale pensare alla grafica, ai colori per parlare con i cittadini. E poi, mi disse il Segretario Generale: quanti utenti compreranno mai un pc, lo collegheranno al telefono e addirittura andranno lì, in quel mondo virtuale, per avere notizie della nostra Amministrazione?
Vinsi per fortuna ancora io e da anni ho aperto un contenzioso per il primato di prima rete civica italiana. Ovviamente io insisto che quella di Napoli fu’ la prima.

Ed ora, appena tornato a tempo pieno nella mia Amministrazione, dopo 8 anni di vagabondaggio indovinate cosa ho fatto? Ho registrato PROVINCIA DI NAPOLI su Face Book, ho aperto una pagina su youtube, ho avviato una webtv. E cosa sento in giro? Che questi strumenti devono essere vietati nella PA! E sapete perché? I fannulloni dipendenti pubblici passerebbero il loro tempo ad usare i social network ovvero gli strumenti che tutti universalmente ritengono essere i nuovi mezzi di comunicazione di oggi e di domani!
Ma per favore ancora non sapete che i veri fannulloni perdono il tempo a solo a trovare come perdere tempo?
Ma possibile mi chiedo che non si comprende che il modo migliore per innovare la PA sia proprio quello di usare anche in forma sperimentale le nuove tecnologie? Possibile che non ci si provi ad usare i social network nella Pa invece di combatterli?
Leggo che in Friuli la Regione vieta ai giornalisti di quell’Amministrazione di usare FB. Leggo che un Ministro, che comunque stimo e che ho avuto l’onore di conoscere alla mia premiazione come innovatore della PA parli di divieti e di filtri senza verifiche sull’uso reale di questi strumenti.
Non agiamo solo con oscurantismo verifichiamo bene prima cosa succede tra i tanti che usano FB anche nella PA e magari proviamo a canalizzare queste esperienze prima di vietarle e basta.
Per favore aiutate il difficile compito di chi la PA prova a cambiarla davvero e da dentro, anche sperimentando i SN. L'importanza che le nuove tecnologie rivestono all'interno del panorama attuale per fortuna continua a stimolare molti enti pubblici e istituzioni a rivolgere la propria attenzione a queste nuove forme di comunicazione. Nessuno riesce a fermare l'innovazione.

una cattiva notizia: BLOCCO FACEBOOK ALLA REGIONE FRIULI VENEZIA GIULIA

Il Comitato di Redazione di Agenzia Regione Cronache esprime viva preoccupazione per la decisione improvvisa ed unilaterale di negare l’accesso alle pagine web di Facebook ai giornalisti della Regione Friuli Venezia Giulia.
Vietare l’utilizzo interattivo dell’informazione in entrata/uscita proprio a chi è deputato ad informare addetti ai lavori e cittadini è, infatti, un controsenso istituzionale ed un autogol immotivato. Facebook come You Tube, alla pari dei Blog connessi all’Amministrazione regionale, sono strumenti interattivi che permettono di avvicinare soprattutto i più giovani all’attività delle istituzioni, contribuendo in questo modo alla diffusione di messaggi che troppo spesso in passato sono rimasti vincolati alle scelte editoriali dei media.
Dovremmo forse censurare anche You Tube, dove la Regione pubblica molti video, o i Blog para-istituzionali? La nostra risposta è no. La censura, la chiusura nei confronti dei nuovi mezzi di comunicazione e di più facile interazione fra tutti gli attori della comunità è un segnale di debolezza, oltre che una pericolosa reminescenza di antichi ed infausti retaggi.
Facebook più di altri siti, inoltre, consente di avvicinare con estrema facilità ed immediatezza possibili interlocutori mediatici che, altrimenti, sarebbe molto più difficile raggiungere ed informare.
La visibilità e la potenzialità di contatto garantite dai principali social network e dai blog, tra l’altro, è palesemente superiore a quella di un sito istituzionale spesso troppo ingessato e scarsamente attrattivo. Abbinare questo sistema di comunicazione all’annunciata semplificazione burocratica in funzione di un migliore contatto con il cittadino, quindi, sembra la giusta risposta all’esigenza di ridurre le distanze con il pubblico, di coinvolgere tutti nella vita della Regione, cancellando così quelle sacche elitarie che imbavagliano, allontanano e provocano disinformazione, disinteresse, distacco.
Proprio in quest’ottica, il CdR di Agenzia Regione Cronache, competente per la parte giornalistica che rappresenta, si rammarica comunque anche per la volontà di impedire agli altri dipendenti regionali la visione di quell’informazione pubblica molto presente su Facebook, dove istituzioni, ministri, parlamentari, assessori regionali, sindaci etc. etc. sono presenti in massa con il chiaro obiettivo di risultare accessibili a tutti, di coinvolgere il maggior numero possibile di cittadini nell’attività politica ed amministrativa, nella costruzione stessa della vita pubblica e nelle decisioni che quotidianamente interessano gli abitanti di un comune, di una provincia, di una regione, dell’Italia e perfino dell’Europa intera.
Auspicando un atteggiamento diverso nei confronti dell’informazione e della comunicazione, il CdR sollecita pertanto un confronto immediato con l’Editore su questo tema.

Comitato di Redazione Agenzia Regione Cronache Dario Budach, Fabio Carini, Carlo Morandini

Una buona notizia: la Polizia su Facebook e YouTube

Un nuovo modo di rapportarsi con i cittadini attraverso i social marketing e le nuove forme di comunicazione istantanea. Questo l'obiettivo delle iniziative della Polizia di Stato.
In occasione del 157° anniversario della sua fondazione la Polizia di Stato ha aperto un profilo su Facebook e una canale su YouTube. "C'è più sicurezza insieme" è lo slogan usato che sottolinea la consapevolezza da parte delle istituzioni all'uso dei nuovi mezzi di comunicazione per essere sempre più vicini ai cittadini.