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17 febbraio, 2013

Decreto Trasparenza. La norma e le sanzioni non bastano, occorrono azioni di supporto al provvedimento che coinvolgano i dipendenti della PA: Formazione, Linee Guida, Monitoraggio e rete


Ha ragione Ernesto Belisario la trasparenza deve essere un metodo, un modo di operare che va oltre l’adesione pedissequa alle norme di legge.
Ma siccome il metodo lo possono applicare solo gli esseri umani è necessario che siano gli uomini e le donne che operano dentro la pubblica amministrazione a sentire l'esigenza di garantire la trasparenza prima ancora che essere obbligati a rispettare una norma.
Chi conosce la Pubblica amministrazione sa quanto può essere facile eludere le leggi, soprattutto quelle innovative di difficile interpretazione e che sono supportate da forme sanzionatorie vaghe con responsabilità assai difficili da individuare.
Anche per il decreto unico di riordino delle norme in materia di trasparenza, attuativo della Legge anticorruzione n.190/2012, approvato in via definitiva lo scorso 15 febbraio valgono queste regole.
Toccherà ai funzionari e ai dirigenti della Pubblica amministrazione garantire la cosiddetta Accessibilità totale delle informazioni che riguardano l’organizzazione e l’attività delle pubbliche amministrazioni.
Ma gli uomini e le donne che lavora dentro la PA sono pronti a questa sfida?
Qualcuno ha fatto i conti con le resistenze che si incontreranno nella delicata fase attuativa del decreto? Basteranno le sanzioni pur previste a mettere in moto la rivoluzione organizzativa richiesta? Quanto è sentita la necessita di ampliare l'attuale concetto di trasparenza che risale alla 241/90 dalla burocrazia del nostro paese? Qualcuno ha provato a coinvolgere i dipendenti dalla PA in questo complesso processo di rinnovamento? Quanti dirigenti sanno cosa significa "favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche?.
Quanti conoscono il modello del Freedom of Information Act statunitense a cui si ispirano le norme in oggetto e che dovrebbe introdurre nel nostro paese finalmente il diritto di accesso civico?
Temo che pochi sanno realmente di cosa parliamo ma soprattutto, temo, che pochissimi tra funzionari e dirigenti inevitabilmente coinvolti possano trovare interesse nell'applicare le norme in oggetto.
E nessuna innovazione può avere successo dentro una macchina infernale e complessa come la PA se motivata solo da un imposizione legislativa, se non supportata, insomma, da una reale cultura diffusa che la sostenga.
Il prossimo Governo se vorrà garantire il successo del percorso avviato dovrà subito predisporre una azione d'informazione e di formazione dentro la Pubblica amministrazione e contemporaneamente recuperare contatti per mettere in rete i gruppi di innovatori presenti in essa. Mobilitarli, insomma, nella battaglia per la trasparenza totale.
Tre secondo me possono essere gli interventi immediati di accompagnamento al provvedimento che il Governo dovrebbe predisporre:
1) La definizione di chiare linee guida per l'applicazione del provvedimento;
2) Una campagna diffusa ed obbligatoria di formazione per dirigenti e funzionari;
3) Attivazione di gruppi di lavoro sul territorio impegnati in azione di controllo e monitoraggio delle fasi attuative del provvedimento.

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