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20 luglio, 2011

Perché Spider Truman mi sta simpatico. Il precario qualunquista.


Ne ho lette tante, ne ho sentite molte.
Chi si affanna a spiegarci chi è, chi si scatena in accuse e condanne.
Ma, lo confesso, spider a me sta simpatico. Come del resto sta simpatico alla maggioranza del popolo ingenuo della rete. 
Certo, ai vecchi marpioni navigati, ai cari amici dai blog tanto apprezzati e che, diciamocelo, sono da tempo preoccupati che le loro pagine possano essere abbandonate a favore della leggera evanescenza dei gruppi di cazzeggio, lo spider del giorno dà qualche apprensione.
Ma non voglio farla lunga e vengo alle mie valutazioni rispetto alle accuse.
1) Spider mette le pubblicità sul Bolg.
E meno male! Se non è veramente furbissimo, sta cosa mi piace sul serio. Vuole raggranellare un po di soldi? Significa che non gliele ne danno. Che nessuno lo paga (li paga)  insomma.

14 luglio, 2011

Giú a spalare bit

Iniziammo con il Commodore e ci divertimmo come dei pazzi.
Con Big Blue fu dura, ma alla fine quello schermo nero ci apparve elegante e non stancava mai.
Poi ci dividemmo tra Steve e Bill, ritrovandoci tutti dietro le finestre. I più bravi scelsero il pinguino e giu a spalare bit.
Raccontammo le nostre fatiche su bacheche elettriche, arricchendo le varie SIP del mondo.
Spiegammo,
noi popolo del ATDT, che l'accesso remoto era una gran palla e che Mosaic era anche piú noioso di grofher e l'FTP, comodo, ma meglio pensare alle nuvole.
Comprammo belle scatole che non si aprivano con il simbolo della mela, ma anche delle latte in cui ci infilavi di tutto.

20 aprile, 2011

USARE MALE LA RETE FA MALE ALLA POLITICA, INTERVISTA A DERRICK DE KERCKHOVE DIRETTORE DEL PROGRAMMA MCLUHAN

In queste elezioni la rete non sarà determinante, nelle prossime sarà la rete a decidere chi eleggere. La rete è un servizio pubblico, il governo deve garantire libero accesso per migliorare la condizione economica dei cittadini. Open data, se i dati ci sono tutti devono averne accesso. La scuola di Cultura digitale a Napoli.
For iPad or iPhone


09 aprile, 2011

I rifiuti possono salvare la vita, Fuorigrotta, giovane cade dal motorino e si salva perché cade su cumulo di sacchetti, sorprendenti i commenti degli Assessori comunali e regionali

Ė accaduto in via Giustiniano, un ragazzo di 15 anni Salvatore G. stava andando scuola con il suo scooter come tutte le mattine. Probabilmente a causa della forte velocità e di una buca ha perso il controllo del suo mezzo iniziando un volo, secondo alcuni passanti, di una decina di metri. Fortunatamente il ragazzo é finito su un cumulo di sacchetti che da settimane ricopre il marciapiede. Il ragazzo, anche se stordito, ė rimasto fortunatamente illeso ed ha riportato solo poche escoriazioni. Un vero miracolo, anche perché, nella caduta il giovane ha perso il casco che naturalmente non aveva allacciato.

Garante della privacy, finalmente le norme per i siti dellaPA

Il Garante della privacy ha finalmente diffuso le linee guida su i dati che le P.A. possono diffondere sui loro siti internet nel rispetto dei principi stabiliti dalla normativa sulla riservatezza. Si tratta, per il garante, di primo quadro unitario di misure e accorgimenti che la P.A. deve adottare sia nel caso che la pubblicazione online sia effettuata a fini di trasparenza dell’attività amministrativa, di pubblicità degli atti o di consultazione da parte di singoli soggetti.
In pratica si ribadisce un principio, ormai da tempo prassi per chi si occupa di questi servizi, i siti possono pubblicare solo le informazioni personali indispensabili, con tempi congrui di permanenza in rete e misure tecnologiche che ne prevengano la manipolazione e la duplicazione.
Resta ovviamente fermo il divieto di diffondere dati inerenti lo stato di salute.
La vera novità sta nell'attenzione, posta dal garante, alla reperibilità dei dati tramite motori di ricerca esterni ai siti, cosa del resto già prevista dal codice dell'amministrazione digitale.
Il provvedimento é il risultato di lavoro istruttorio e tiene conto anche delle osservazioni pervenute da diverse amministrazioni pubbliche, enti locali e associazioni di consumatori nell’ambito della consultazione avviata nei mesi scorsi dal Garante.
Le amministrazioni pubbliche, dunque, chiarisce il garante, possono mettere in rete atti o documenti contenenti dati personali solo sulla base di una norma di legge e di regolamento che lo preveda e devono rispettare i principi di necessità, proporzionalità e pertinenza. Contro i rischi di cancellazioni, modifiche, estrapolazioni delle informazioni presenti online devono essere adottate adeguate misure tecnologiche. La reperibilità dei documenti deve essere, se possibile, assicurata attraverso motori di ricerca interni al sito della singola amministrazione e limitando l’indicizzazione dei documenti da parte dei motori di ricerca esterni. L’uso di motori di ricerca interni consente infatti di garantire un accesso coerente con la finalità per la quale i dati sono stati resi pubblici ed evita il rischio di manipolazione e di decontestualizzazione dei dati, cioé l’estrapolazione arbitraria che rende incontrollabile il loro uso. I dati devono comunque rimanere disponibili soltanto per il tempo previsto dalle norme di settore. In mancanza di queste, le pubbliche amministrazioni devono individuare congrui limiti temporali oltre i quali i documenti devono essere rimossi. Infine, contro i rischi di riproduzione e riutilizzo dei file contenenti dati personali, devono essere installati software e sistemi di alert che consentono di riconoscere e segnalare accessi anomali al fine di mettere in atto adeguate contromisure.

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03 aprile, 2011

Internet, diritto costituzionale

Con piacere segnalo:

Tutti devono avere eguale diritto di accedere alla rete internet in
condizioni di parità e con modalità tecnologicamente avanzate


incontro con
Stefano Rodotà
Giovedì 7 aprile, ore 17
Santa Maria delle Grazie, via Poerio, Mestre 

Introducono: Gianfranco Bettin, assessore alla Cittadinanza digitale e
Sandro Codato, presidente di Venis.
Modera e presenta: Macri Puricelli, giornalista e presidente  dell'associazione Ipazia contro il divario digitale.  Internet è un diritto fondamentale. Un diritto di cittadinanza. Almeno  nel Comune di Venezia, dove il Consiglio comunale, su proposta  dell’assessore alla cittadinanza digitale Gianfranco Bettin, inserirà  questo diritto nello Statuto. Venezia sarà la prima città in Italia a  riconoscerlo.
La Giunta lo ha già deliberato a dicembre 2010. Ora tocca  all'assemblea dare il via libera perché allo Statuto comunale vengano  aggiunte alcune fondamentali frasi: “ Il Comune di Venezia considera  la rete internet un’infrastruttura essenziale per l’esercizio dei  diritti di cittadinanza; concorre a garantire ai cittadini e a chi  visita la città l’accesso alla rete internet in condizione di parità,  con modalità tecnologicamente adeguate e a rimuovere gli ostacoli di  ordine economico e sociale; adotta procedure atte a favorire la  partecipazione dei cittadini all’azione politica e amministrativa  tramite la rete internet, tenendo conto della varietà delle  caratteristiche personali, sociali e culturali e si adopera per  favorire la crescita della cultura digitale con particolare riguardo  alle categorie a rischio di esclusione”.
Il fatto che Venezia arrivi per prima non è frutto del caso: “ La  nostra non è solo una dichiarazione solenne e teorica”, spiega  l'assessore Bettin, “ Ma il compimento, e in qualche modo il rilancio,  di una serie di iniziative che da anni portiamo avanti per colmare il  gap nazionale nei confronti della Rete”.
Non è un caso che sia il giurista e costituzionalista Stefano Rodotà a  tenere a battesimo la proposta dell'assessore Bettin. Rodotà, in collaborazione con la rivista Wired, ha infatti proposto di inserite il diritto alla Rete nella Costituzione, con un articolo  21-bis.
“Non si tratta solo di una proposta contro il digital divide”, spiega  l'ex Garante della Privacy, “l’apertura verso un diritto a Internet  rafforza anche il principio di neutralità della Rete e la  considerazione della conoscenza in Rete come bene comune, al quale  deve essere garantito l’accesso. Per questo è necessario affermare una  responsabilità pubblica nel garantire quella che deve ormai essere  considerata una precondizione della cittadinanza, dunque della stessa
democrazia. In questo modo, si fa emergere anche l’inammissibilità di  iniziative censorie”.
Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili
Info: iniziative@cittadinanzadigitale.it  Tel 0412749411

Scarica la locandina dell'incontro
http://www.cittadinanzadigitale.it/repository/Internet_diritto_costituzionale...

02 aprile, 2011

Indovina dove sta la macchinetta del parcheggio

Ieri mattina 1 Aprile 2011, angolo con via dei Fiorentini. Sotto le finestre dell'Hotel Oriente, a venti metri dal portone della Provincia di Napoli. Un turista spaesato, contento di essere a Napoli, ma soprattutto di aver trovato parcheggio nelle strisce blu mi avvicina fiducioso:
"Mi scusi sa dove sta la macchinetta che rilascia i ticket per il parcheggio?"
Mi giro deciso verso il palazzo degli invalidi, ricordo bene che lì la macchinetta ci sta. Nella foto quello che ho visto! Ci ero passato vicino e manco l'avevo notato.
"Mi dispiace" - dico al turista che scruta stupefatto il mio sguardo - qui la macchinetta non c'è meglio che va dal tabaccaio".
Lui guarda la montagna di rifiuti e vede la P che avevo visto io. Probabilmente capisce il mio stato e forse per non deprimermi ulteriormente, molto gentilmente, abbassa lo sguardo e mi fa:
"Capito, grazie...buona giornata".

Viali







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Rimpiangere i tempi della Tribuna politica





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07 febbraio, 2011

Riforma Brunetta: Abbiamo scherzato?

"Al fine di non pregiudicare le attuali retribuzioni dei dipendenti pubblici, si è infatti stabilito che i premi previsti dalla Riforma Brunetta possano essere finanziati solo con le risorse derivanti da risparmi di gestione, secondo quanto previsto comma 17 dell'art. 61 del decreto legge n. 112 del 25 giugno 2008, convertito con modificazioni dalla legge n. 133/2008 (il cosiddetto 'dividendo dell'efficienza'). Quanto alle relazioni sindacali, l'accordo prevede una direttiva all'ARAN per trattare un contratto collettivo quadro che tenga conto dell'intera cornice normativa vigente in materia ai fini dell'applicazione del decreto legislativo n. 150/2009".
Questo si legge sul sito www.riformabrunetta.it, nella news che annuncia l'intesa sottoscritta a Palazzo Chigi a tra il Governo e le organizzazioni sindacali per la regolazione del regime transitorio conseguente al blocco del rinnovo dei contratti collettivi nazionali di lavoro nel pubblico impiego. 
"L'ipotesi preliminarmente -prosegue ancora la news del sito del ministro dedicato alla riforma- conferma il comune obiettivo di una ripresa della crescita economica fondata sull'aumento della produttività e dell'occupazione, cui il settore pubblico contribuisce soprattutto con la qualità e quantità dei servizi offerti ai cittadini e alle imprese. Inoltre, in attesa della stipulazione dei nuovi contratti collettivi nazionali di lavoro, il Governo e le organizzazioni sindacali convengono sulla necessità di realizzare un sistema di relazioni sindacali che persegua condizioni di produttività e di efficienza del pubblico impiego tali da consentire il rafforzamento del sistema produttivo, il miglioramento delle condizioni lavorative e della qualità dei servizi offerti dalle amministrazioni pubbliche nonché la crescita della competenza professionale".
Pietro Ichino, giuslavorista e senatore del PD, non la pensa esattamente così ed oggi sul Corriere della Sera e sul suo sito annuncia :

LA RESA INCONDIZIONATA DI BRUNETTA

TRADUZIONE DAL BURO-SINDACALESE IN ITALIANO DELL’ATTO DI CAPITOLAZIONE DEL MINISTRO NEI CONFRONTI DEI SINDACATI DELLA FUNZIONE PUBBLICA

20 gennaio, 2011

CIVIT, la risposta di chi resta

- La risposta degli altri quattro membri della commissione CIVIT con una lettera a “La Repubblica”

Illustre Direttore,

Le dichiarazioni di Pietro Micheli, che hanno accompagnato le sue dimissioni dalla Civit, pubblicate su Repubblica del 16 gennaio, lasciano perplessi e meritano alcune brevi precisazioni.
La Commissione, nel primo anno dalla sua istituzione, ha lavorato sodo, convinta ctà verrà fornito entro la fine del mese al Governo, come prevede la legge. Il dato di fatto è che le oltre cento delibere e l’ampio materiale tecnico prodotto, i rapporti allacciati con gli altri protagonisti della riforma, puntualmente documentati su www.civit.it, hanno disegnato il quadro di riferimento fondamentale, voluto dalla legge, nei tre settori di competenza della Commissione: trasparenza, performance, servizi pubblici. E’ stata così avviata l’attuazione del processo riformatore che dovrà essere realizzato dalle singole amministrazioni, con l’assistenza e sotto il monitoraggio della Commissione.
L’introduzione e il pieno funzionamento di questi meccanismi di valutazione e trasparenza, come chi ha studiato e lavorato all’estero ben sa, richiedono molti anni; e la stessa legge prevede che una prima valutazione dell’operato della Commissione e della riforma vada fatta dopo cinque anni. Lavorare con le pubbliche amministrazioni richiede conoscenza delle regole e dell’architettura giuridico- istituzionale (ciò che gli economisti attenti alla realtà definiscono “analisi del contesto”) e, in particolare, richiede esperienza e conoscenza delle pubbliche amministrazioni italiane. La pretesa di applicare modelli astratti, tratti meccanicamente dal privato, da singole esperienze di altri Paesi o da qualche buon libro, unitamente alla pretesa di fare in fretta, non può dare buoni risultati. Impegno, pazienza e lavoro quotidiano, insieme alla capacità di applicare e adeguare tecniche e modelli astratti alla realtà in cui si opera, sono gli elementi necessari per provare seriamente a raggiungere l’obiettivo di migliorare il sistema amministrativo italiano.
Così come con il lavoro quotidiano e con i fatti si risponde ai tentativi di ingerenza della politica: perché l’indipendenza non viene dall’esterno , ma si conquista e si pratica ogni giorno.

Antonio Martone, Luciano Hinna, Filippo Patroni Griffi, Luisa Torchiahe le scarsissime risorse effettivamente a disposizione richiedessero, in primo luogo, un rafforzato impegno istituzionale, sul piano individuale e collegiale. Il resoconto di questa attivi

18 gennaio, 2011

Pietro Micheli si dimette dalla commissione Commissione per la Trasparenza l’Integrità e la Valutazione delle Amministrazioni pubbliche

Lettera aperta di Pietro Micheli, professore di analisi delle politiche pubbliche nell’Università di Cranfield e membro della Civit-Commissione per la Trasparenza l’Integrità e la Valutazione delle Amministrazioni pubbliche, inviata al ministro della Funzione pubblica il 14 gennaio 2011, parzialmente pubblicata su la Repubblica il giorno successivo


Egregio Ministro Renato Brunetta,
Le scrivo per comunicarLe le mie dimissioni da componente della Commissione indipendente per la Valutazione, la Trasparenza e l’Integrità delle amministrazioni pubbliche (CiVIT).
Avevo lasciato il mio lavoro in Gran Bretagna come professore universitario e consulente per dare il mio contributo a quella che nel 2009 fa si profilava come un’ambiziosa e storica riforma della Pubblica Amministrazione (PA).
Ebbene, dopo un anno, non credo vi siano più i presupposti per continuare.
Sebbene la riforma che porta il Suo nome abbia inizialmente conseguito dei risultati positivi, qualche difetto del suo impianto originario e soprattutto i gravi difetti nel modo in cui essa sta essendo attuata rischiano di farla naufragare in una palude di adempimenti burocratici, appesantendo le amministrazioni invece che renderle più efficienti. La mia valutazione attuale, purtroppo, è che i limiti stiano prevalendo sul cambiamento e che i vizi di un sistema da riformare non siano stati affrontati in modo corretto e con l’intensità di energie politiche e di risorse economiche che la sfida richiede.
Performance e valutazione sono le parole chiavi della riforma; ma in nessuna
organizzazione la valutazione individuale può dare buoni frutti se non c’è una buona gestione organizzativa. Invece, il consenso ottenuto con la campagna “anti-fannulloni” e la presenza nella legge di riforma di alcuni elementi esageratamente prescrittivi (ad es., la ripartizione dei valutati in fasce definite ex ante) hanno focalizzato l’attenzione di tutti sulla performance individuale. Il pressing sui “fannulloni” ha dato i suoi frutti all’inizio (riduzione dell’assenteismo), ma ha finito anche per deprimere la reputazione e il senso di appartenenza di tanti dipendenti pubblici. E dato che queste sono le leve motivazionali più potenti, sarà dura riuscire a (ri)motivare il personale pubblico a far meglio con l’uso di tornelli, telecamere, bastoni e carote (per altro sparite dopo la recente legge di stabilità).
Per rendere la PA più efficiente e competitiva bisogna risolvere prima problemi a livello organizzativo e di sistema: è qui che la Sua riforma avrebbe potuto fare la differenza, puntando sulla creazione di valore pubblico e sulla valutazione degli impatti dell’azione amministrativa, in un ambiente troppo spesso autoreferenziale. Perché è questo, in ultima istanza, l’interesse principale dei cittadini e delle imprese: la qualità dei servizi che gli vengono resi. Il meccanismo del premio e della sanzione è strumentale a questo obiettivo, mentre è finito per essere (specie la sanzione) il vero fulcro dell’azione. Poi, se la Sua riforma voleva essere di stampo manageriale, allora perchè nominare una Commissione prevalentemente composta da giuristi? E in ogni caso, come può una Commissione con 30 persone in organico, senza poteri ispettivi o sanzionatori, spingere a migliorare non solo chi è già incline a farlo, ma anche chi non ne ha alcuna intenzione? Inoltre, se la riforma fosse davvero una priorità, come spiegarsi l’auto-esclusione sia della Presidenza del Consiglio che del Ministero dell’Economia e delle Finanze?
Quanto all’indipendenza della CiVIT, come può esserci indipendenza quando il Governo si riserva ogni potere di determinare nomine, compensi e ambiti di operatività della Commissione stessa, e per di più opera quotidianamente trattando la CiVIT come parte del proprio staff? E lo stesso interrogativo vale per gli Organi Indipendenti di Valutazione recentemente costituiti presso molte amministrazioni.
Con sincero rammarico,
Pietro Micheli