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26 febbraio, 2014

UNIFICARE L’UFFICIO STAMPA E QUELLO DEL PORTAVOCE E’ DEONTOLOGICAMENTE SCORRETTO E NON RISPETTA LA LEGGE 150/2000. EPPURE, ANCHE LA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI LO HA FATTO.

Dal sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri apprendiamo che sono stati unificati in una sola struttura l’Ufficio Stampa e quello del Portavoce. Una tendenza, questa di unificare i due uffici, da alcuni anni seguita a tutti i livella nella Pubblica Amministrazione.
A nostro parere tale scelta non solo non è corretta rispetto a quelle che sono le norme e la deontologia professionale dei giornalisti, ma è in netta contraddizione con quanto previsto dalla legge sulla comunicazione Istituzionale e soprattutto rischia di ingenerare una pericolosa confusione tra comunicazione istituzionale e comunicazione prettamente politica a tutto danno del cittadino.

E' ovviamente corretto che un amministratore preferisca affidare la voce del suo governo a esperti e professionisti di fiducia piuttosto che a dipendenti pubblici che rispondono alle istituzioni, purché sia chiara la loro rispettiva funzione.
Il legislatore non a caso ha deciso di definire per la PA regole chiare e necessariamente diverse da quelle che vigono in altre organizzazioni di produzione di servizi sancendo una netta distinzione tra comunicazione istituzionale e comunicazione politica. A ciascuna area di attività devono corrispondere strutture, responsabilità, risorse distinte e ben identificabili.
La legge n. 150/2000 e ancora di più la direttiva Frattini del 2001, prevede, infatti, che in ciascuna amministrazione esistano due strutture - Portavoce e Ufficio Stampa - dedicate all’attività di informazione e una terza, l’Ufficio Relazioni con il pubblico (URP), dedicata alla comunicazione istituzionale.
Al portavoce, in particolare è affidato un ruolo esplicitamente politico. Questi può svolgere una funzione di coordinamento generale e di indirizzo relegando agli altri uffici una funzione operativa ma non strategica.
Il portavoce si occupa dei rapporti con gli organi di informazione in stretto collegamento con l’ufficio stampa ma è alle dipendenze del vertice pro tempore dell’ente. Quella del portavoce può essere vista dunque come un’attività di informazione politica, che coniuga la competenza professionale e il rapporto di fiducia con il capo dell’amministrazione, del quale deve essere capace di comunicare scelte, orientamenti e strategie.
L’ufficio stampa, invece, è un ufficio autonomo che opera sulla base delle “direttive impartite dall’organo di vertice dell’amministrazione” e “deve garantire il diritto dei cittadini ad essere informati, “assicurando il massimo grado di trasparenza, chiarezza e tempestività”.
In quanto giornalisti, i dipendenti dell’Ufficio stampa devono rispondere all’Ordine e alla Carta dei doveri e la legge n.150/2000 ne salvaguarda l’autonomia professionale.
Diverso, evidentemente, ciò che viene richiesto al portavoce, che, in qualità di owner della comunicazione politica dell’ente e del suo vertice, dipende da esso e si trova ad esprimerne, per quanto oggettivamente, i suoi punti di vista.
Per la legge non è necessario che sia giornalista di conseguenza si evince che debba far riferimento non a Carte dei doveri o a Ordini professionali, ma esclusivamente alla propria deontologia e a quella del vertice di cui è portavoce.
La legge, stabilisce, dunque, a nostro modo di vedere, l'incompatibilità delle posizioni ed esclude situazioni di ambiguità che possono ingenerare una sovrapposizione tra ruolo ‘politico’ del portavoce, che va a sovrapporsi con un ruolo “trasparente e informativo” dell’addetto stampa.
La tendenza a unificare gli Uffici ed a conferire l’incarico di portavoce, che assume pure quello di capo ufficio stampa, è per noi una violazione della legge n.150/2000 e della deontologia professionale dei giornalisti.
PD

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