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08 gennaio, 2013

E' ancora tempo di Comunicazione Istituzionale, la "rete" non basta.

La libera circolazione dei dati pubblici è giusta utile ed inevitabile ma da sola non è sufficiente a garantire il dialogo con il cittadino. La Pubblica Amministrazione ha l'obbligo di rispettare il dettato costituzionale sull'imparzialità e il buon andamento e diritto all'informazione continuando a gestire e organizzare le proprie attività di comunicazione istituzionale. Se necessario cambiamo la legge 150/2000 ma non sopprimiamo i suoi principi per risparmiare.

Nel nostro paese le leggi sono spesso scritte male, incomplete, troppo interpretabili. La ragione é dovuta quasi sempre all'eccessiva concertazione o meglio al desiderio di trovare compromessi ad ogni costo. Nei casi più gravi l'operazione "concertazione" fallisce e si procede con la peggiore delle soluzioni: si approvano leggi senza sanzioni e senza obblighi inderogabili per placare le reazioni dei gruppi interessati. 
La legge 150/2000 sulla Comunicazione Istituzionale é una di queste. 
Un legge che nobilmente è stata definita di principi ma che non prevede appunto ne sanzioni ne obblighi inderogabili alla sua corretta attuazione. 
La legge che doveva individuare uffici e professionalità capaci di garantire l'obbligo e il diritto della Pubblica Amministrazione a comunicare correttamente con i cittadino si è dimostrata in questi anni uno strumento molto "interpretabile" e soprattutto utilizzabile alla bisogna.
Anche per questo, difronte alle difficoltà finanziare che stanno strangolando le amministrazioni locali e nazionali, la strada che si sta seguente è quella di un lento inesorabile abbandono degli stessi principi enunciati nel provvedimento e che tante speranze avevano suscitato tra i difensori del diritto/obbligo per la Pubblica Amministrazione a/di Comunicare.
Prima della riforma del 90 e soprattutto della legge 150/2000 sulla comunicazione istituzionale il nostro ordinamento non prevedeva ne uffici, ne personale, ne regole fisse per il contatto con l pubblico. Con la riforma Bassanini ma soprattutto con la legge 150/2000 tutto sembrava dover cambiare per le relazioni tra pubblica amministrazione e cittadini. Si stabiliva innanzitutto che ogni pubblica amministrazione ha l'obbligo di fornire una corretta informazione e soprattutto una corretta modalità di comunicazione e che il lavoro di relazioni deve essere svolto da personale qualificato, formato, esclusivamente dedicato a questa funzione.
Una rivoluzione che si é affiancata all'altra rivoluzione: quella telematica, che tanti risultati ha portato, tante aspettative ha sollevato, ma anche tanti equivoci ha generato. Un uso corretto ed avanzato dei siti web della PA e oggi la libera circolazione di tutti i dati disponibili potrebbe risolvere molti problemi di contato tra utenti e amministrazione, ma la necessita di avere una pubblica amministrazione evoluta, presente sul web con tutti i propri servizi, capace aprirsi al mondo che ormai ha scelto la rete per relazionarsi non è sufficiente. 
Il front office, il comunicatore professionista, che sa parlare con i cittadini e sa Interpretare i bisogni e le aspettative e contribuisce a migliorare anche il funzionamento della propria amministrazione é indispensabile. 
Come resta indispensabile il ruolo del giornalista che dialoga e agevola il lavoro svolto dai media.
Sarebbe un errore non puntare ancora sul rafforzamento degli uffici per le relazioni con i pubblico e degli uffici stampa istituzionali. Un errore abbandonare la formazione di primo contatto e di relazioni pubbliche dei tanti dipendenti pubblici che già svolgono questo compito e che potrebbero ancora svolgere. Un errore pesare che siccome molti uffici URP hanno fallito e molti Uffici stampa sono stati utilizzati per non corretti istituzionali questa esperienza vada superata senza pensare a come sostituirla. 
Il web é importante é fondamentale ma non basta. La pubblica amministrazione ha ancora bisogno di uomini e donne che parlano con i cittadini e con i media, fuori dalle segreterie politiche, svolgendo il proprio lavoro nell'interesse esclusivo dei cittadini e degli operatori dell'informazione. 
In questi mesi stiamo assistendo ad un pericoloso processo che sollecitato dalla necessità di ridurre i costi porta le amministrazioni ad investire sempre meno nella formazione dei propri addetti alla comunicazione ed a chiudere se non a penalizzare gli uffici per le relazioni con il pubblico, per l'informazione Istituzionale ma anche ad abbandonare tutte le campagne informative.
Le conseguenze di questo processo di erosione della comunicazione Istituzionale potrebbe avere nel medio periodo conseguenze gravissime con un pericoloso ritorno indietro delle PA. 
La libera circolazione dei dati pubblici è giusta, utile ed inevitabile ma da sola non è sufficiente a garantire il dialogo con il cittadino. La trasparenza non può esaurirsi con la pubblicazione dei dati. E' necessario che quei dati che sicuramente possono essere utilizzati da soggetti privati, che ne hanno i mezzi per interpretarli, siano spiegati, illustrati, chiariti a quanti quei mezzi non hanno o non sono disposti a pagarli. 
La Pubblica Amministrazione ha l'obbligo di rispettare il dettato costituzionale sull'imparzialità e il buon andamento e diritto all'informazione continuando a gestire e organizzare le proprie attività di comunicazione istituzionale.
Se necessario cambiamo la legge 150/2000 ma non sopprimiamo i suoi principi per risparmiare.

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