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17 ottobre, 2008

Torna il Compa, questa a volta Milano (22-23 ottobre). Ma la legge 150 resta al palo.


Tra polemiche e carte bollate anche quest’anno ritorna il Compa, il salone europeo della Comunicazione pubblica e istituzionale.Edizione nuova, nuova sede (Milano) nuovi gli organizzatori. L’evento infatti non vede la tradizionale gestione dell’ Associazione dei comunicatori Pubblici di Rovinetti.Il calendario dei convegni di COM-PA 2008 è riico e spazierà dalle tematiche politico civili del Forum a quelle tecnico professionali dello Spazio Meeting, alla presentazione di esperienze di successo nel campo della comunicazione pubblica e dei servizi ad essa collegati. I convegni saranno tenuti da importanti relatori italiani ed internazionali, studiosi di comunicazione pubblica e professionisti del mondo pubblico, privato ed associazionistico.Ci auguriamo che ci sia una riflessione attenta soprattutto sugli scarsi risutati della legge 150/2000.Una norma, la legge150, che provava a incidere su tutta l'organizzazione pubblica, adeguandola allo sviluppo di processi d’innovazione e all'introduzione di nuove tecnologie e soprattutto rispondendo a quel bisogno di trasparenza da sempre auspicato. Quella legge è rimasta, purtroppo, in gran parte inapplicata e rischia di diventare una metafora di quel cambiamento atteso, annunciato e mai completamente realizzato. La sensazione che si vive in molte Pubbliche amministrazioni è che questa legge abbia molto aiutato i politici a garantirsi una loro sovraesposizione e poco le Istituzioni e i cittadini nel loro difficile dialogo. Insomma, la legge sarebbe stata usata più per rafforzare la comunicazione politica che quella istituzionale per la quale era stata approvata. La Legge 150 del 2000 individuava esclusivamente due strutture (URP e ufficio stampa) come gestori della complessa attività di comunicazione e informazione. Nei fatti, però, le innovazioni tecnologiche (reti, telefonia, digitale terrestre etc.) e fattori di decentramento amministrativo hanno imposto la nascita di nuove strutture in constante evoluzione che si sono affiancate agli URP e agli uffici stampa complicando maggiormente la già difficile applicazione della legge. Intanto gli uffici Urp, presenti ormai in tutta la P.A., sono stati, nonostante tutto, protagonisti di importanti trasformazioni nelle modalità di comunicazione con il pubblico. Tantissimi i casi d’eccellenza. Tante le amministrazioni in cui queste strutture hanno lentamente, ma con successo, garantito quel dialogo difficile tra cittadini e istituzione. Ma, soprattutto, la stragrande maggioranza dei cittadini oggi sa che c'è un luogo fisico dove rivolgersi per avere informazioni, chiarimenti ed anche fornire suggerimenti. Spazi nei quali uomini e donne, quasi sempre preparati, sono pronti quantomeno ad ascoltarli. Ciò nonostante, questi dipendenti che rappresentano una risorsa per tutti, ancora non hanno un riconoscimento formale dei relativi profili professionali. Come non lo hanno avuto i dipendenti degli uffici stampa ancora alla ricerca di un contratto che riconosca la loro professionalità,malgrado la specifica previsione della legge 150. Uffici, anche questi, che svolgono un ruolo delicato. Uffici e personale sottoposti quasi sempre ad una doppia pressione. Da un lato l'apparato politico e spesso anche burocratico che chiede, che impone visibilità e presenza costante sui media. Dall'altro i mezzi di informazione, che pretendono, esigono informazioni già pronte e sempre notiziabili. Anche in questo caso, anche per gli uffici stampa la legge 150 del 2000 si è dimostrata in questi anni del tutto insufficiente. E anche in questo caso troppo spesso la qualità del servizio è affidato alla disponibilità di personale mal retribuito che mette a disposizione della pubblica amministrazione una professionalità non ancora riconosciuta.

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